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Pizza Napoletana crea giro di affari da €15 miliardi di euro, con produzione giornaliera di 8 milioni di unità

È stato introdotto l'Indice Pizza Napoletana Margherita (Ipnm), che calcola lo scostamento percentuale dal prezzo di Napoli; la ricerca evidenzia disparità di genere all'interno del processo produttivo, con solo 2% di presenza femminile dietro il banco

16 Gennaio 2026

Pizza Napoletana crea giro di affari da €15 miliardi di euro, con produzione giornaliera di 8 milioni di unità

L'industria della pizza napoletana rappresenta oggi un pilastro dell'economia alimentare italiana, con un giro d'affari complessivo che ha raggiunto i 15 miliardi di euro, con una produzione giornaliera che supera gli 8 milioni di unità su tutto il territorio nazionale.

Questi dati emergono dalla prima edizione dell'Osservatorio Socio-Economico della Pizza Napoletana, un progetto di ricerca nato dalla collaborazione tra l'Università degli Studi di Napoli Parthenope, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Dsu), l'Associazione Verace Pizza Napoletana e Fipe Confcommercio Campania. Lo studio, presentato a Roma in occasione del World Pizza Day, si pone l'obiettivo di analizzare con continuità un comparto che conta oltre 50.000 pizzerie attive e impiega più di 300.000 addetti.

Analisi dei prezzi e differenze territoriali

L'indagine ha analizzato il costo medio di una pizza Margherita in Italia, fissato a 7,04 euro, rilevando tuttavia variazioni significative tra le diverse aree geografiche. A Napoli il prezzo medio è di 6,74 euro, dato quasi identico alla media del Sud Italia che si attesta sui 6,72 euro. Al Centro il costo sale a 7,46 euro, mentre al Nord raggiunge i 7,66 euro. Per monitorare queste discrepanze è stato introdotto l'Indice Pizza Napoletana Margherita (Ipnm), che calcola lo scostamento percentuale prendendo come base il prezzo di Napoli: l'indice segna 99,68 al Sud, 110,63 al Centro e 113,70 al Nord. Nonostante il forte rincaro delle materie prime, in particolare per quanto riguarda olio e mozzarella, il prezzo finale al pubblico ha subito variazioni contenute. Nello specifico, il 31,30% degli operatori ha applicato rincari minimi tra 0,01 e 0,50 euro, mentre il 14,60% non ha apportato alcuna modifica al listino nell'ultimo anno.

Il ruolo della donna e le criticità occupazionali

Un dato rilevante emerso dalla ricerca riguarda la disparità di genere all'interno del processo produttivo. Sebbene la presenza femminile sia consistente nella proprietà delle aziende (38,5%) e nella gestione della sala (50,5%), la figura della donna dietro il banco resta marginale, rappresentando appena il 2% del totale dei pizzaioli. Questo divario indica la persistenza di modelli professionali e familiari che limitano l'accesso delle donne alla fase artigianale della preparazione, nonostante il riconoscimento Unesco della maestria del pizzaiolo sia privo di distinzioni di genere. L'Osservatorio sottolinea come l'evoluzione del settore debba necessariamente passare attraverso una maggiore inclusione femminile anche nei ruoli tecnici e operativi legati ai forni.

La filiera e le abitudini di consumo

La produzione della pizza poggia su una filiera agroalimentare complessa che coinvolge produttori di farine, lieviti, prodotti lattiero-caseari e conserve vegetali. Oltre alle varianti classiche come la Marinara o la Margherita, il mercato si è diversificato in numerose specialità regionali e internazionali. Anche le abitudini di accompagnamento variano considerevolmente: se in Italia prevalgono birra, vino o bibite, in mercati esteri come quello giapponese si registra l'abbinamento con il . Lo studio distingue infine nettamente il prodotto artigianale dalle produzioni industriali e surgelate, che appartengono a una categoria merceologica differente e non rientrano nell'analisi della cucina tradizionale analizzata dall'Osservatorio.

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