14 Gennaio 2026
Koji Sato, ceo Toyota
Toyota ha confermato per il sesto anno consecutivo la propria posizione di vertice nel mercato mondiale dell'auto. Nel periodo compreso tra gennaio e novembre 2025, il gruppo giapponese ha registrato volumi imponenti pari a 10,32 milioni di veicoli immatricolati su scala globale. Questo risultato permette al gruppo di mantenere saldamente la corona di primo produttore mondiale, un primato che detiene ininterrottamente dal 2020.
In netto contrasto con la performance nipponica, il Gruppo Volkswagen ha archiviato l'intero esercizio 2025 con vendite totali pari a 8,98 milioni di unità. Questo dato evidenzia non solo un distacco significativo rispetto ai volumi parziali di Toyota, ma anche una flessione dello 0,5% nel confronto con l'anno precedente. Il rallentamento del costruttore tedesco riflette le difficoltà strutturali riscontrate nei suoi mercati più importanti, dove la concorrenza e le barriere commerciali hanno frenato la crescita.
Il rapporto evidenzia come il calo di Volkswagen sia stato alimentato principalmente dalla performance negativa in Cina, dove le consegne sono crollate dell’8% fermandosi a 2,69 milioni di auto. In questo scenario, i produttori locali cinesi sono riusciti a sottrarre quote di mercato grazie a una maggiore competitività tecnologica. Parallelamente, negli Stati Uniti, le vendite del gruppo sono scese del 10,4%, penalizzate dall'inasprimento delle tariffe doganali introdotte dall’amministrazione guidata da Donald Trump.
Il primato di Toyota si poggia su una base industriale che include anche i risultati delle sue controllate Daihatsu Motor, specialista nel settore delle city car, e Hino Motors, punto di riferimento per i veicoli commerciali. Oltre alla forza dei brand, gli analisti attribuiscono il successo alla scelta di Toyota di non scommettere esclusivamente sui veicoli full-electric. Privilegiando un mix tecnologico incentrato sull'ibrido, la casa giapponese è riuscita ad adattarsi meglio a un contesto globale ancora frammentato, caratterizzato da preferenze d'acquisto variegate e infrastrutture di ricarica non ancora uniformi.
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