09 Gennaio 2026
Simon Trott, CEO Rio Tinto e gary nagle, CEO Glencore
Rio Tinto e Glencore hanno annunciato la ripresa delle trattative preliminari per una possibile fusione che darebbe vita al più grande gruppo minerario al mondo. L’operazione, secondo il Financial Times, potrebbe avere un enterprise value superiore a 260 miliardi di dollari, con un valore complessivo indicativo di circa 200 miliardi. La notizia ha avuto un immediato impatto sui mercati: il titolo Glencore a Londra ha segnato un rialzo dell’8,6% alle 9:40, mentre Rio Tinto a Sidney ha registrato un calo del 6,27%.
"Glencore conferma di essere in discussioni preliminari con Rio Tinto in merito a una possibile combinazione di alcune o di tutte le rispettive attività, che potrebbe includere una fusione interamente in azioni tra Rio Tinto e Glencore", ha dichiarato la società l’8 gennaio 2026. Rio Tinto, primo produttore mondiale di minerale di ferro, ha una capitalizzazione di mercato di circa 142 miliardi di dollari, mentre Glencore vale 65 miliardi.
Se concretizzata, l’azienda risultante supererebbe Bhp, attualmente leader globale, con un focus strategico sulla produzione di rame, materiale cruciale per la transizione energetica le cui quotazioni sono ai massimi storici. Tuttavia, diversi analisti evidenziano le complessità dell’operazione, in particolare per la gestione del carbone, settore in cui Glencore è dominante e Rio Tinto è uscita. Le trattative iniziate nel 2024 erano naufragate proprio a causa di divergenze sulle valutazioni.
Prasad Patkar, responsabile degli investimenti qualitativi di Platypus Asset Management, commenta: "È sorprendente che Rio Tinto abbia scelto di riavviare le trattative con Glencore, dato che il suo recente messaggio agli investitori ha enfatizzato la semplicità. Se la fusione si concretizzerà, il management e il consiglio di amministrazione dovranno affrontare la grande complessità che si presenta in ogni grande operazione di fusione e acquisizione".
Gli analisti di Jefferies sottolineano: "Ci sia un percorso di creazione di valore significativo per entrambe". Una possibilità è che Glencore venda le attività di carbone a Rio Tinto con un sovrapprezzo, generando vantaggi in termini di costi e marketing. Un’altra ipotesi è la combinazione delle attività di ferro e carbone in una società quotata in Australia, separando poi le operazioni nei metalli di base, soluzione però complessa da strutturare e con possibili implicazioni fiscali. Alcuni osservatori si chiedono anche se BHP possa emergere come “potenziale intruso” nella nuova configurazione di mercato.
La fusione tra Rio Tinto e Glencore potrebbe dunque rivoluzionare la classifica mondiale dei minerari, rafforzando la leadership in rame, ferro e alluminio e aprendo nuove opportunità strategiche nel settore dei metalli essenziali per la transizione energetica.
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