Martedì, 04 Ottobre 2022

Seguici su

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Banche, filiali: chiuse 11.231 in 10 anni. Fabi: "4 milioni di italiani senza sportello"

Più di 4 milioni di italiani vivono in comuni senza filiali, pari al 7% della popolazione totale. Dal 2012 -34% degli sportelli

12 Agosto 2022

Banche, filiali: chiuse 11.231 in 10 anni. Fabi: "4 milioni di italiani senza sportello"

fonte: pixabay

Da una ricerca della Federazione Autonoma Bancari Italiani (Fabi) che ha incrociato i dati statistici della Banca d'Italia e dell'Istat aggiornati a fine 2021, emerge che più di 4 milioni gli italiani sono 'senza banca', cioè gli abitanti dei 3.062 comuni nei quali non sono più presenti filiali di istituti di credito. Su un totale di 58,9 milioni di cittadini, 4.131.416 vivono in territori in cui le banche sono assenti, pari al 7% della popolazione totale.

La percentuale presenta differenze su base geografica: al Nord la 'desertificazione' bancaria interessa il 6% della popolazione, al Centro il fenomeno risulta più circoscritto (3,2%), mentre al Sud e nelle isole, dove la questione è decisamente più marcata, i cittadini che non hanno più un’agenzia bancaria 'sotto casa' né a distanza contenuta rappresentano il 10,7% dei residenti

Campania, prima regione per numero di abitanti senza banca

La Campania, evidenzia il sindacato, è la prima regione per numero di abitanti senza banca: sono quasi 700mila. Tutto ciò è frutto della progressiva chiusura delle agenzie da parte delle banche: gli sportelli, 32.881 nel 2012, a fine 2021 erano 21.650, in calo di 11.231 (- 34%). Tra le regioni più grandi, quella che presenta una minore presenza di banche, in termini percentuali, è la Calabria col 28,8% dei cittadini residenti in territori non coperti da agenzie bancarie. Poi, a seguire: Piemonte (13,8%), Abruzzo (12,6%), Campania (12,5%). Fra le regioni più piccole, il record è del Molise (37,3%) seguita, dalla Valle D’Aosta (33,4%). Nelle isole, la desertificazione bancaria interessa il 6,7% della popolazione in Sicilia e il 6,1% in Sardegna.

Emilia Romagna e Toscana sono, invece, le regioni che presentano il maggior tasso di bancarizzazione del territorio nazionale: la popolazione che risiede in comuni senza banche, infatti, corrisponde, rispettivamente, solo all’1,2% e all’1,5% del totale. In termini assoluti, la regione con il maggior numero di comuni senza banche è il Piemonte (713 enti locali, 587mila abitanti), seguita da Lombardia (483 enti locali, 575mila abitanti) e, più staccate, Calabria (280 enti locali, 531mila abitanti), Campania (280 enti locai, 699mila abitanti), Lazio (179 enti locali, 245mila abitanti), Abruzzo (173 enti locali, 160mila abitanti). In Sicilia e in Sardegna, i comuni senza abitanti sono rispettivamente 132 (320mila abitanti) e 111 (96mila abitanti).

Quanto alla dimensione demografica, si va da realtà non significative, con poche decine di abitanti, a enti locali con oltre 10.000 residenti (13 complessivamente, 10 dei quali in Campania): nell’elenco dei 3.062 comuni senza banca, i più piccoli sono entrambi in Lombardia, Pedesina (Sondrio) e Morterone (Lecco), e hanno rispettivamente 30 e 34 abitanti; mentre il primo nella classifica è Pollena Trocchia (Napoli, Campania) con 13.514 cittadini che non possono contare più su neanche un’agenzia o uno sportello bancario a portata di mano. Ciò rappresenta un problema assai rilevante se si pensa che in Italia lo sviluppo dell’e-banking è ancora scarso rispetto alla media europea: meno della metà della clientela bancaria (45%) utilizza i canali digitali per accedere ai servizi bancari, contro una media del 58% e rispetto a grandi potenze economiche, come Spagna e Francia, che hanno tassi di clientela avvezza alla banca digitale pari al 65% e al 72%; il nostro Paese è allineato a realtà come Grecia (42%) e Turchia (46%).

Banche: dal 2012 -34% degli sportelli, chiusi 11.231

In meno di 10 anni le banche italiane hanno chiuso 11.231 sportelli: le agenzie erano 32.881 a fine 2012, per poi calare a 23.480 nel 2020 e ancora a 21.650 a fine 2021. Dal 2012 la riduzione è stata pari al 34,16%, mentre tra il 2020 e il 2021 la contrazione è stata del 7,79%: in un solo anno le chiusure sono state 1.830. E' quanto evidenzia la Fabi in un'analisi sulla desertificazione bancaria in Italia.

Anche le banche, sostiene il sindacato, sono molte di meno: dai 706 istituti di credito del 2012 si è passati ai 474 nel 2020 e ai 456 nel 2021. Vuol dire 250 banche in meno (-35,4%) dal 2012 al 2021 e 18 in meno, in un anno (-3,80%), dal 2020 al 2021: la diminuzione è frutto della progressiva aggregazione tra grandi gruppi e banche più piccole, spinta dalle indicazioni del regolatore e degli organi di vigilanza, italiani ed europei. La contrazione ha interessato anche il personale: le lavoratrici e i lavoratori bancari erano 315.238 a fine 2012, 275.433 a fine 2020 e 269.625 a fine 2021. La riduzione netta è stata di 45.613 unità (-14,47%) tra il 2012 e il 2021 e di 5.808 unità (-2,11%) tra il 2020 e il 2021.

Il sindacato ricorda: "Tutte le uscite dei dipendenti delle banche, comunque, sono state gestite con pensionamenti e prepensionamenti volontari, senza licenziamenti e quindi senza alcuna tensione sociale, grazie al Fondo di solidarietà, uno strumento, importante conquista sindacale del 2000, che non pesa nulla, in termini finanziari, sul bilancio dello Stato. Contemporaneamente, grazie a un altro strumento, il Fondo per l’occupazione, sono stati assunti circa 38.000 giovani under 35 ed è così stato garantito, nel settore bancario, un importante ricambio generazionale".

Fabi: "Cientela accede ai servizi bancari coi canali digitali, dimenticata una fetta di popolazione"

La Fabi nella sua analisi sulla desertificazione bancaria scrive: "Emerge il vistoso allontanamento delle banche dai territori, di pari passo all’avvento delle nuove tecnologie, che spingono a promuovere canali digitali, e alla comune attenzione, da parte dei vertici del settore bancario, alla riduzione dei costi. Così, mentre quasi tutte le banche si affrettano a chiudere le agenzie, fondando questa strategia sull’aumento della clientela che preferisce accedere ai servizi bancari coi canali digitali, c’è una fetta rilevante della popolazione italiana che di fatto è dimenticata". 

Si tratta, insiste il sindacato, di "una situazione che inevitabilmente creerà enormi disagi anche di tipo pratico sia per le famiglie sia per le imprese, specie quelle più piccole. Gli strumenti digitali, infatti, non sono ancora così accessibili e diffusi a tappeto, sia per ragioni anagrafiche sia per una scarsa copertura della rete internet nel territorio nazionale, che dovrebbe essere implementata secondo gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr); ne consegue che la desertificazione bancaria può provocare da un lato un forte limite nell’accesso ai servizi bancari (dalla richiesta di finanziamenti alla consulenza per gli investimenti), dall’altro può spingere la clientela fuori del circuito finanziario legale e, quindi, dell’economia, a vantaggio di organizzazioni criminali, con conseguenti danni per la crescita del Paese e anche per le finanze pubbliche in termini di minor gettito nelle casse dello Stato", conclude la Fabi.

Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, nel commentare lo studio del sindacato sulla desertificazione bancaria dice: "Il ruolo sociale che le banche stanno progressivamente perdendo, anche attraverso un progressivo disimpegno sui territori, con chiusure indiscriminate e inaccettabili di agenzie bancarie, è un argomento che non può essere sottovaluto dai partiti politici" ed "è grave che in pochi, all’interno della classe politica, si interessino a questo problema: non se ne preoccupano abbastanza con la giustificazione che, essendo le banche aziende private, sono in qualche modo legittimate a fare ciò che vogliono". 

Ma, avverte il leader sindacale, "non può passare questa semplicistica tesi proprio perché, da sempre, le banche si occupano dei risparmi degli italiani e non dovrebbero assolutamente trasformarsi in semplici negozi finanziari, riducendo così drasticamente la consulenza a imprese e famiglie, senza che nessuno intervenga. La riduzione delle filiali sta creando e creerà non pochi danni al Paese e alla clientela. Mi riferisco, in particolare, agli anziani, che hanno scarsa dimestichezza con gli strumenti digitali, e a chi vive al Sud, dove non solo il fenomeno della chiusura delle agenzie bancarie è più marcato e preoccupante anche per un evidente problema di accesso a internet", dice ancora il segretario generale della Fabi.

Ebanking: usato dal 45% della popolazione in Italia, precede solo Grecia (42%), Turchia (46%), Bulgaria (15%) e Romania (15%)

Secondo quanto emerge dall'analisi della Fabi, l'Italia ha fatto passi in avanti sull’accesso alla banca via attraverso canali digitali, raddoppiando la percentuale di popolazione che utilizza l’eBanking, ma resta ancora a livelli di paesi come Grecia e Turchia. 

"Nonostante la recente accelerazione dell’evoluzione digitale del sistema bancario italiano - spiega il sindacato - l’analisi del tasso di eBanking della popolazione europea mostra preferenze diversificate tra i paesi e un grado di 'maturità digitale' a diverse velocità. Nel 2012, in Italia, solo il 21% della popolazione si avvaleva dei servizi ebanking, un dato al di sotto della metà della media europea, pari al 38%, e ampiamente distante dal tasso di digitalizzazione bancaria dei cittadini dei maggiori paesi. In meno di 10 anni in Italia la propensione all’utilizzo dei canali digitali, sebbene raddoppiata, non mostra di essere ancora al passo con l’Europa perché la relazione multicanale continua a lasciare spazio al rapporto diretto con la clientela".

Secondo i dati Eurostat, ricorda il sindacato bancario, nel corso dell’ultimo decennio l’uso dei servizi bancari online da parte della popolazione italiana è stata molto limitata e a nulla è servita l’esperienza del distanziamento sociale negli anni più recenti post Covid. L’Italia è infatti ancora il fanalino di coda tra i paesi occidentali di tutta l’area euro, con appena il 45% della popolazione complessiva che preferisce l’eBanking ai servizi bancari in filiale nel 2021. Rispetto a una media complessiva del 58%, nel confronto europeo il nostro Paese precede solo la Grecia (42%), la Turchia (46%), la Bulgaria (15%) e la Romania (15%) mentre fanno molto meglio di noi altri paesi importanti come Francia (72%), Spagna (65%) e Germania (50%).

Seguici su

Commenti Scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Più visti

x