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Effetto inflazione: borse in calo, rendimento Btp ai massimi dal 2018 e spread sopra i 200 punti

Non solo la crescita dei prezzi, anche i lockdown in Cina preoccupano i mercati: spread a quota 200 punti. In calo tutti i listini europei, da Milano a Londra e Parigi

09 Maggio 2022

Borsa Italiana (Euronext),  Racing Force S.p.A. ammessa su Euronext Growth Milan

Borse in calo generale e rendimento dei Btp ai massimi dal 2018: è l'effetto dell'inflazione. Pessimo avvio di settimana per Milano e le altre borse europee: Piazza Affari perde il 2,1%, Londra l'1,51%, Francoforte l'1,1% e Parigi l'1,62%. Pesano soprattutto i timori legati all'inflazione persistente e alle stime di crescita della Cina, piegata dai lockdown diffusi a causa della diffusione della variante Omicron. Una situazione che si riflette anche sullo spread, ossia la differenza di rendimento tra i titoli decennali italiani, i Btp, e quelli tedeschi, i Bund: dopo un avvio a 205 punti, la situazione si è assestata sui 203, un valore comunque alto. Il rendimento dei decennali, infatti, tocca i massimi dal novembre 2018, arrivando al 3,2%. Tutti sintomi evidenti di una fibrillazione generale per la delicata situazione internazionale. 

Effetto inflazione, borse in calo e rendimento Btp ai massimi dal 2018

Lo spread si assesta su valori vicini a 200 punti per la seconda volta consecutiva, dopo la chiusura di venerdì. Un differenziali tanto alto tra titoli non si toccava da due anni esatti, dal maggio del 2020. L'Italia era appena uscita dal lockdown nazionale legato alla prima ondata del Coronavirus. Non vanno meglio le cose per gli altri indici internazionali. In Asia il Nikkei 225 di Tokyo cede il 2,53%, il Kospi di Seoul l'1,25%.

Male anche i listini americani: il Dow Jones è in negatico dell'1,5%, il Nasdaq addirittura del 3%. A pesare, quantomeno nel caso italiano, sono le difficoltà incontrate dalle banche e dalle aziende energetiche. Gli istituti bancari quotati hanno tutti il segno meno davanti: Banco Bpm -2,4%, Intesa -1,5%, Mps -1%, Unicredit -0,8% e Bper -0,4%. Stesso discorso per i colossi dell'energia: Eni cede lo 0,6%, Saipem l’1%, Erg l’1,5% ed Enel il 2%. 

Rialzo dei tassi

Di fronte a una situazione del genere, con la guerra in Ucraina come ulteriore fattore di destabilizzazione quantomeno nel medio termine, c'è già chi chiede un rialzo dei tassi e l'avvio di una fase di politica monetaria meno espansiva. È il caso, per esempio, del governatore della Banca centrale finlandese Olli Rehn, che oggi ha parlato così: "È importante inviare un segnale in quella direzione. Il tasso chiave dovrebbe essere aumentato nel terzo trimestre, probabilmente a luglio". 

"Mi aspetto un azzeramento in autunno, ovviamente a patto che non ci siano contraccolpi dalla situazione in Ucraina tali da far deragliare gli sviluppi dell’economia europea" ha concluso l'ex commissario agli Affari economici. Dello stesso avviso si era detta una settimana fa Isabel Schnabel, rappresentante della Bce. 

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