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Maire Tecnimont, Di Amato: “Convertire impianti per produrre etanolo, metanolo e idrogeno attraverso un’alleanza pubblico-privato”

Fabrizio Di Amato, Presidente della Maire Tecnimont, afferma nell'intervista del Corriere Economia: “Si stanno aprendo nuove rotte per gli approvvigionamenti energetici. Si tratta di guardare al futuro valorizzando il passato dell’industria energetica italiana”

09 Maggio 2022

Fabrizio Di Amato

fonte: Imagoeconomica

Fabrizio Di Amato è l'imprenditore e Presidente della Maire Tecnimont, gruppo risultato della fusione di Tecnimont e Fiat Engineering, pezzi di pregio del Made in Italy nel campo dell’ingegneria. “L’Italia non è un Paese ricco di risorse, ma ha sviluppato straordinarie competenze ingegneristiche, le migliori al mondo. Da qui bisogna ripartire” afferma all’intervista del Corriere Economia realizzata da Daniela Polizzi.

“Con 3 miliardi di fatturato Maire Tecnimont ha il 40% del mercato mondiale negli impianti di polimeri, quando i nostri concorrenti non arrivano al 5%”. I conti trimestrali saranno presentati mercoledì 11 maggio e, secondo gli analisti tutti gli indicatori sono in crescita, con una spinta intorno al 20% per i ricavi. Due settimane fa è stato nominato il nuovo CEO della Maire Tecnimont Alessandro Bernini che, a detta di Di Amato, è un manager di grande esperienza nell’industria italiana dell’energia in l’azienda già da dieci anni e che potrà garantire continuità e nuovo sviluppo al gruppo. “Abbiamo radici antiche e ora vogliamo proiettarle nel futuro per costruire impianti del terzo millennio con il “nuovo” petrolio che viene dalla valorizzazione dei rifiuti. Ottimizzare il riciclo degli scarti urbani e industriali che non si possono riciclare e produrre gas sintetico, etanolo, metanolo e idrogeno a basse emissioni. Cercando di disegnare quella politica industriale dell’energia, spesso mancata in Italia".

Ad oggi anche il Presidente dl Consiglio sta impostando una strategia a lungo periodo nell’energia e la speranza è che includa la transizione ecologica e venga poi proseguita. “Io la inserirei come legge costituzionale, così nessuno la potrà più smontare. Nel 2008 il nostro gruppo aveva firmato per la costruzione di due rigassificatori, uno per Enel a Porto Empedocle e l’altro per British Gas a Brindisi”

La Maire Tecnimont è pronta a riprendere in mano il lavoro già fatto, ripartendo dai siti industriali in dismissione, come molti impianti di raffinazione. “L’idea  è fare prodotti uguali a quelli che vengono realizzati con gli idrocarburi. Oggi siamo già attivi, con l’impianto di Brescia, uno dei più efficienti in Europa nel riciclo di materiale plastico, con il 95% dei rifiuti recuperati. È un processo di upcycling che può sostituire il prodotto vergine. Non si usa solo per fare panchine o bidoni per la raccolta ma anche per costruire pezzi di automobili. Poi qui la sostenibilità crea occupazione, nuova, giovane e tra le maestranze che lavoravano nei vecchi impianti con grandi competenze”.

Di Amato: “Il ruolo dell’impresa oggi è trovare soluzioni innovative. Abbiamo attivato le migliori formule nell’approccio con i clienti"

“È stato un biennio complicato, prima la pandemia ora la guerra in Ucraina. La discontinuità ha spinto tutti gli imprenditori, a cogliere i cambiamenti, reagire senza agitarsi, scegliere bene il campo di gioco”. La svolta green da parte di Maire Tecnimont arriva dalle competenze nella chimica che affonda le radici nell’innovazione della Montecatini, tra cui la tecnologia per produrre il polipropilene inventato al Politecnico di Milano dal Nobel Giulio Natta. “Grazie a quelle basi e a quelle conoscenze abbiamo potuto accelerare con NextChem, l’idea di recuperare il carbonio e l’idrogeno contenuto nei rifiuti - 6 milioni di tonnellate in Italia sono solo gli urbani indifferenziati che finiscono in discarica - utilizzando i vecchi impianti”.

“L’Italia smaltisce gli scarti in Europa pagando fino a 250 euro a tonnellata, mentre riciclandoli in gas sostitutivo del metano potrebbe ridurre del 10% il fabbisogno di gas per il settore termoelettrico. Con la nostra tecnologia si può risparmiare fino al 90% delle emissioni di CO2. Il concetto è quello del “distretto circolare verde” dove i rifiuti diventano idrogeno, metanolo, fertilizzanti. Con la cattura e la valorizzazione della CO2 possiamo arrivare alla neutralità carbonica prima degli obiettivi europei”

Riguardo alla possibilità di realizzazione da parte di un’unica azienda, Di Amato dichiara: “Se si vuole cambiare il paradigma ci vuole la disponibilità delle aziende private e lo Stato si deve fidare di realtà che hanno competenze.  Il nostro gruppo dà lavoro a un’intera filiera che vale circa il 40% del nostro fatturato. Nel petrolchimico costruito in Oman abbiamo portato 60 imprese italiane che così si sono qualificate per qualificarle sui mercati esteri. Noi svolgiamo lo stesso ruolo di una stazione appaltante dei lavori e possiamo sostenere un intero comparto industriale”.
 
Per dare esempi su progetti di tale portata, Di Amato usa la società Blackrock, il più grande fondo globale e la quota importante di investimenti che sta destinando al green. “ Abbiamo calcolato che l’arrivo dei capitali privati potrebbe moltiplicare per sei i 70 miliardi destinati dal Pnrr alla transizione.Con equity pubblica, privata e debito, potremmoarrivare a oltre 400 miliardi” afferma Di Amato.

Di Amato e la questione russa: “Il mondo è cambiato e ci sono aree ben più promettenti come USA, Medio Oriente, Africa e Sud-Est Asiatico”

Sono 12 i progetti che propone Maire Tecnimont che, se realizzati, hanno un valore di 4,5 miliardi, alcuni inernenti alla riconversione di siti industriali in Toscana, Liguria, Lazio e Sicilia. Mentre sul mercato russo, l’azienda ha sospeso le attività commerciali gestendo le codei dei lavori pre-sanzioni e rimpatriando i lavoratori italiani. “Abbiamo sospeso le attività commerciali gestendo le code dei lavori pre-sanzioni e rimpatriando i lavoratori italiani. Un cantiere non si può fermare dall’oggi al domani. Ma intanto il mondo è cambiato. Ci sono aree ben più promettenti, come gli Usa, il Medio Oriente, l’Africa ed il Sud-Est Asiatico, che stanno imparando a utilizzare le materie prime per fare crescere la propria industria
locale”.

Le aspettative di Di Amato sull’Italia sono inerenti allo stop delle leggi e che “occorre solo mantenere i tempi e in alcuni casi accellerarli. Io resto positivo, con il coinvolgimento dei privati possiamo partire. Sono convinto che le rivoluzioni industriali le debbano fare i leader che trainano le filiere. Nelle procedure ordinarie, i progetti devono essere sempre riadattati, perché le autorizzazioni vengono rilasciate a rilento. Alla fine, si arriva spesso all’impasse burocratico. Lavoro da 39 anni, ho avviato la mia attività imprenditoriale a 19 con tre dipendenti e vorrei restituire al mio Paese che mi ha dato opportunità. L’unico modo è salvaguardare il valore della storia ingegneristica italiana. Per questo è nata la Fondazione Evolve Maire Tecnimont”

Inerente alla Fondazione Evolve Maire Tecnimont afferma: “I tempi richiedono una trasformazione dell’ingegneria classica in una “ingegneria umanista”, in grado di elaborare assunzioni che includano aspetti etici, sociali e ambientali e capace di risolvere problemi sempre più complessi, collaborando con Università tecniche e umanistiche, applicando le migliori innovazioni con senso critico e facendosi ispirare dai simboli del passato come le provette di Natta per realizzare il Moplen”.

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