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Consultinvest: un inizio di 2022 con mercati azionari volatili alle prese con l’inflazione

L'analisi è a cura di Paolo Longeri, Head of Advisory di Consultinvest. Il focus degli investitori dovrà quindi andare al medio e lungo periodo approfittando delle fasi di maggiore volatilità, ritornando a considerare le piccole e medie capitalizzazioni e settori come gli industriali, le infrastrutture, le utilities e i finanziari

19 Gennaio 2022

Borsa Italiana (Euronext),  Racing Force S.p.A. ammessa su Euronext Growth Milan

Nel 2022 La crescita economica globale avrà ritmi certamente più contenuti di quelli visti nel 2021, sia per un effetto dovuto alla stabilizzazione del ciclo economico dopo il crollo del 2020 e il forte recupero post pandemico di questo anno, sia perché la spinta data dal sostegno delle politiche economiche diminuirà. Come minore sarà anche la spinta verso la globalizzazione di una economia cinese destinata a proseguire la sua fase di espansione strutturalmente rallentata. Questo il risultato di un'analisi di Consultinvest curata da Paolo Longeri, Head of Advisory della realtà finanziaria che spicca tra le protagoniste del mercato italiano.

Avremo poi politiche monetarie divergenti. Negli Usa, in Gran Bretagna e nel blocco dollaro di Australia e Canada ci sarà una minore espansione monetaria rispetto a quella che, almeno nella prima parte del 2022, manterranno invece le Banche centrali dell' area euro, del Giappone e soprattutto della Cina, dove la politica monetaria rimarrà molto più accomodante per aiutare l'economia cinese a superare l' attuale fase delicata e complessa. Le politiche fiscali globali saranno ancora di supporto in Cina e Giappone, saranno stabili in Europa e incerte negli Usa dove il piano espansivo di spesa sociale al centro della politica della Casa Bianca non è ancora stato approvato e sta incontrando resistenze.

L'incertezza sulla dinamica dell'inflazione regnerà un po' ovunque nel mondo, più duratura e strutturale del previsto. Condizionerà quindi nel tempo la chiarezza delle risposte di politiche monetaria. I fattori a sostegno della persistenza dell' inflazione sono diversi e risultano non solo da un temporaneo squilibrio tra domanda e offerta ma anche da elementi strutturali: la fine delle politiche di produzione industriale "just-intime" (ovvero produzioni in assenza di scorte strategiche) poiché il Covid ha creato un forte aumento strutturale della domanda di semilavorati; l'avvicinamento delle produzioni ai mercati di sbocco dei paesi sviluppati verso cui si sta andando per superare le frizioni politiche internazionali, come quella tra Usa e Cina, e gli ostacoli nei trasporti che aumenteranno i costi di produzione; le mutazioni di questi due anni nel mondo del lavoro paleseranno una riduzione della offerta di lavoro, che metterà pressione sui salari, mentre la persistenza di tassi d'inflazione lontani dal target delle Banche centrali (2%) faciliterà le richieste di aumenti salariali necessari al recupero del potere di acquisto perduto; la riqualificazione energetica richiederà molta energia tradizionale che oggi è diventata più scarsa e costosa.

Nella sostanza vediamo che l'abbondante liquidità finanziaria si travaserà dai mercati finanziari, dove le opportunità sono ormai più scarse, verso quelli reali e la "inflazione finanziaria" dell' ultimo decennio potrebbe lasciare il posto a quella dei beni reali. Da ultimo il mondo non è ancora riuscito a liberarsi dal Covid con tutte le sue varianti (presenti e future) che continuano a limitare il ritorno al pieno potenziale economico di pressoché tutti i Paesi, risultando un ulteriore fattore di incertezza.

Per i mercati finanziari i primi mesi del 2022 saranno, quindi, non facili e gli investitori giocheranno probabilmente sulla difensiva. Il minor sostegno monetario che sperimenteremo nel 2022 (meno Qe e i primi rialzi dei tassi di interesse) porterà il mercato a mantenere sotto pressione e al rialzo i tassi d' interesse, anche se il loro livello dovrebbe rimanere contenuto rispetto al passato poiché un loro rialzo violento non sarebbe sostenibile in presenza di un elevato livello di indebitamento di governi e di molte imprese.

I mercati obbligazionari governativi e del credito perderanno progressivamente la spinta data dal QE delle Banche centrali e i tassi di interesse rimarranno sotto pressione. Il ruolo delle obbligazioni, che hanno ancora rendimenti reali negativi e sui minimi storici, rimarrà confinato a una parziale funzione di diversificazione dei portafogli producendo una redditività bassa o negativa.

Nella prima parte dell'anno i mercati azionari subiranno continui aggiustamenti, risultando particolarmente volatili e poco performanti in presenza di incertezze sulla natura e sulla durata del fenomeno inflazione, dovendo confrontarsi con il cambio restrittivo di politica monetaria operato dalla Fed e con la difficoltà per le altre Banche centrali di continuare a giocare un ruolo così rilevante di intervento sui mercati obbligazionari.

Il focus degli investitori dovrà quindi andare al medio e lungo periodo approfittando delle fasi di maggiore volatilità per investire a prezzi più ragionevoli, ritornando a considerare le piccole e medie capitalizzazioni - particolarmente sacrificate questo anno - e settori come gli industriali, le infrastrutture, le utilities e i finanziari che hanno da recuperare ancora parecchia strada.

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