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Il piano di sviluppo europeo: quanto favorisce l'Italia?

Intervista ad Alessia Potecchi, Responsabile Dipartimento Banche, Fisco e Finanza del PD di Milano Metropolitana

Di Paolo Brambilla

19 Novembre 2021

Il piano di sviluppo europeo: quanto favorisce l'Italia?

"La crisi pandemica è una occasione importante per fare sul serio le Riforme" dichiara subito Alessia Potecchi"E’ necessario passare il più rapidamente possibile dalla fase emergenziale a quella riformatrice, mi spiego, l’epidemia non è ancora stata vinta ma siamo sulla buona strada, le politiche adottate dal Governo Conte e dal Governo Draghi hanno consentito di superare le enormi difficoltà che si erano determinate nel nostro Paese che, non dimentichiamolo, è stato il primo in Europa ad essere colpito dal Covid".

Come stai vivendo ora la situazione creata dalla pandemia?

"Questa fase si deve esaurire, bisogna che si affronti il problema del futuro con un’azione che guardi in lunga prospettiva, l’Italia e l’Europa non devono tornare ad essere come erano prima, occorre che si realizzi un profondo cambiamento che consenta di rendere più coesa l’Europa e consenta anche di fare in modo che la ripresa sia sostenibile sul terreno ambientale, sul terreno occupazionale, sul terreno dei diritti riportando al centro dell’attenzione il valore delle persone. La digitalizzazione che occupa sempre più ambiti, l’innovazione tecnologica, la diffusione dell’intelligenza artificiale devono assolutamente essere indirizzate alla riduzione delle diseguaglianze, alla valorizzazione della solidarietà e alla sostenibilità dello sviluppo economico e sociale. Non dimentichiamo che la crisi ancora in corso non è soltanto una crisi economica e sanitaria ma è anche e soprattutto una crisi di carattere sociale".

Mi sembra che l'Europa si stia comportando bene nei nostri confronti, sei d'accordo?

"La prima osservazione è che l’Europa ha fatto quella svolta che  l’Italia chiedeva da molto tempo, ci si è convinti che la politica dell’austerità aveva indebolito la coesione dell’Europa e aveva favorito un populismo distruttivo. L’Europa ha approvato un piano che è indirizzato allo sviluppo, in questo contesto l’Italia ha avuto un aiuto importante per riavvicinarsi agli altri Paesi del centro e del nord Europa. Bisogna ora rendere strutturale questa svolta, bisogna ragionare avendo dinanzi una strategia che dovrà durare nei prossimi anni, occorre cioè che  si passi dai provvedimenti parziali a dei piani strutturali. Questo significa che l’Europa dovrà rafforzarsi sempre di più".

Dovremmo recuperare il sistema di welfare degli anni '80 voluto da Jacques Delors?

"Dopo la caduta del Muro di Berlino l’Europa aveva abbandonato la linea sociale di Jacques Delors ed era via via scivolata in una situazione nella quale aveva finito per dominare la finanziarizzazione, la globalizzazione, il mercato senza regole. I risultati sono dinnanzi agli occhi di tutti, il sistema di welfare che era stato conquistato e che aveva caratterizzato la seconda metà del secolo passato è stato messo in crisi, è aumentata la diseguaglianza sociale, in molti Paesi europei è stato praticato il Dumping Sociale che ha pesantemente rimesso in discussione le conquiste ottenute dai sindacati per valorizzare il mondo del lavoro, l’Europa si è divisa non solo su un utilizzo spregiudicato del Dumping Sociale per vincere la concorrenza e la competitività sulla pelle dei lavoratori ma si è praticata una politica fiscale che ha diviso l’Europa in paradisi fiscali (come ad Es. l’Olanda, il Lussemburgo, l’Austria, l’Irlanda ecc.) e inferni fiscali tra i quali è precipitato il nostro Paese".

Come si potrebbe fare?

"Occorre che queste diseguaglianze, queste divisioni vengano superate e che l’Europa abbia una strategia comune con le gradualità necessarie nel campo sociale e nel campo fiscale. Non bisogna dimenticare che Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni quando fecero il manifesto a Ventotene alla fine della seconda guerra mondiale immaginarono un'Europa sociale al cui centro fosse la persona con i suoi diritti. Va anche aggiunto, e non lo dobbiamo dimenticare, che l’articolo 3 della Costituzione afferma che devono essere rispettati i diritti dei cittadini la libertà, la eguaglianza, la democrazia ed aggiunge che la Repubblica Italiana deve rimuovere (è quindi un dovere della Repubblica) gli ostacoli e le resistenze che impediscono la realizzazione di quei diritti".

Giusto mettere al centro la Costituzione, in questo periodo mi sembra un po' bistrattata

"La Costituzione italiana è una delle più avanzate nel mondo perché mette al primo posto la persona, il cittadino e l’impegno non è del Parlamento, l’impegno è della Repubblica, è un dovere dello Stato di far si che quei diritti vengano attuati, rispettati e valorizzati. Ecco perché le Riforme non sono un bla bla bla, devono essere attuate e devono realizzare un cambiamento rispetto al panorama che abbiamo oggi, da ciò si evince che le Riforme non possono accontentare tutti, non possono andare bene per tutti, le Riforme devono ridurre le diseguaglianze, chi ha troppo non può continuare ad avere troppo, oggi per esempio la Riforma Fiscale deve essere equa non può avvenire come oggi che il Fisco pesi esclusivamente sopra i ceti medio bassi, sui pensionati, sui lavoratori dipendenti, occorre che ci sia una politica fiscale equilibrata".

Come suggerisci di procedere?

"La Costituzione parla di progressività, chi ha di più paga di più, chi ha meno paga di meno. Questo in Italia non avviene e quindi la Riforma è urgente, non mi dilungo su questo, è evidente che bisogna rivedere il sistema delle aliquote, in modo particolare sull’aliquota del 38% che riguarda i redditi fra 28 e 55 mila euro che chiede a 7 milioni di Italiani di pagare tasse per 11 punti percentuali in più rispetto al 27% che pagano i contribuenti dello scaglione precedente, è evidente che bisogna riequilibrare le diverse imposte, che bisogna ridurre l’evasione, l’elusione e l’erosione fiscale e che bisogna assolutamente semplificare il pagamento delle imposte, oggi abbiamo tutti gli strumenti per farlo, è questa la riforma da fare per cambiare e per rendere e avere un fisco maturo e intelligente. Draghi ha parlato infatti nel suo discorso di insediamento alle Camere di Riforma complessiva e non più parziale, di una riforma che deve toccare tutti gli ambiti".

E il mondo del lavoro?

"Sì, la seconda riforma è quella sul lavoro. Il mondo è cambiato, non siamo più all’epoca della catena di montaggio, i soggetti sono diversi, non si può pensare di proseguire la politica del lavoro secondo le abitudini, le regole, le politiche del passato, allora l’azione prevalente del sindacato era di fare in modo che una parte crescente dei profitti delle imprese andasse a beneficio dei lavoratori e oggi bisogna porsi il problema della innovazione tecnologica, dell’intelligenza artificiale, della digitalizzazione, degli algoritmi, questi strumenti devono permettere di valorizzare il lavoro, di dare la possibilità ai lavoratori di crescere in conoscenza e professionalità, non si può accettare che si rafforzi una diseguaglianza tra chi ha la conoscenza delle innovazioni tecnologiche e chi ne è escluso, occorre immaginare un rapporto di lavoro dove accanto ad un conflitto che sempre ci sarà tra lavoratore e imprenditore si allarghi uno spazio di collaborazione, di valorizzazione dei lavoratori, insomma bisogna investire sul sapere delle perone e anche sulla loro formazione che vuole anche dire sicurezza sui posti di lavoro, visti i continui episodi di morti sul lavoro cui assistiamo, tutte queste cose non devono essere considerate dei meri costi ma degli investimenti di carattere necessario e duraturo".

Questo richiede collaborazione, partecipazione, flessibilità...

"Sì, tutto questo esclude un rapporto che si basi sulla precarietà e sul nomadismo dei lavoratori. Occorre insomma ripensare i rapporti tra impresa e sindacati, bisogna immaginare un rapporto di lavoro nuovo che utilizzi l'innovazione per favorire la competitività dell’azienda e il ripristino dell’ascensore sociale. Occorre porre attenzione ai nuovi piani green che riguardano le industrie, bisogna coniugare innovazione e sostenibilità ambientale salvaguardando l’occupazione e la questione sociale. Stesso discorso per le delocalizzazioni, regole chiare, confronti e informativa con le parti sociali perché sono inaccettabili le forme di licenziamento che abbiamo visto di recente ma anche impegni per fare degli investimenti seri per far si che le aziende rimangano qui da noi, si ingrandiscano e assumano sempre si più".

Come si inserisce il sindacato in questo quadro di innovazione?

"Bisogna immaginare nuove forme di rappresentanza del sindacato e nuove modalità di contrattazione e una politica economica del governo idonea a sostenere questo cambiamento. E’ evidente che il mondo del lavoro è cambiato, bisogna adeguare la scuola, immaginare una forte azione formativa, tenere conto che i giovani vanno valorizzati, in Italia si ignorano le statistiche, la banca d’Italia da anni denuncia che non solo sono andate all’estero molte aziende italiane ma è rilevante il numero delle laureate e dei laureati che vanno a trovare lavoro in altri paesi dell’Europa e del mondo. Una volta emigravano i contadini, i cafoni i braccianti, chi lavorava nelle miniere e nelle acciaierie, partivano con la valigia di cartone legata con uno spago, adesso vanno via ragazze e ragazzi preparati, colti che vanno nelle aziende dove si fa ricerca, non vanno con la valigia di cartone, vanno con l’i pad e il computer. Ai giovani non bisogna fare prediche, bisogna dare esempi come diceva Pertini.

Aggiungo anche un’altra cosa che è sconosciuta, non lo dico perché sono donna. La Banca d’Italia da anni fornisce dati ignorati ahimè spesso da chi ci governa, in Italia da diverso tempo il maggior numero di laureati è tra le donne, ogni anno si laureano più donne che uomini, e gli abbandoni degli uomini sono maggiori di quelli delle donne. Questo fa capire che le donne sono una risorsa che deve essere utilizzata".

Hai altri punti che desideri trattare?

"Altra riforma che incombe è quella del Sistema Sanitario e Previdenziale, orma la popolazione è invecchiata, l’aspettativa di vita è tra le più alte al mondo, non possiamo limitarci a discutere di piccoli problemi, se le discoteche devono aprirsi alle 10 o alle 11, se i tamponi devono essere gratis o a carico del governo, se le pensioni devono essere quota 100, 102 o 104, non si può discutere delle minutaglie, bisogna fare sul serio le riforme e il sistema pensionistico va rimodellato sempre seguendo la logica della solidarietà. Questo che cosa significa che le Riforme non possono essere calate dall’alto, devono svolgere un ruolo propositivo e costruttivo. Le forze intermedie, il Governo non deve limitarsi a sentirle, deve discutere con le forze intermedie e le forze intermedie a loro volta devono fare proposte, conoscere profondamente e interpretare i cambiamenti che sono avvenuti nella struttura del nostro Paese".

Allora parliamo anche di temi ambientali, se sei d'accordo

"Sì, tutto questo deve avvenire in un contesto nel quale ci sia una grande attenzione ai problemi ambientali, tutto questo richiede una grande capacità di semplificazione delle leggi, tutto questo richiede che si allarghi la partecipazione della società, dei corpi intermedi alla definizione delle Riforme, bisogna semplificare le autority sono troppe e troppo spesso in conflitto tra di loro paralizzano il paese. Occorre che le leggi tributarie, penali e civili siano eque, occorre per esempio che si faccia una riflessione da una parte si dice giustamente che il sindacato e i lavoratori devono essere coinvolti nella politica delle imprese, è giusto ed è necessario ma altrettanto deve avvenire in alcuni enti importanti del paese come l’INPS e l’INAIL, bisogna ripristinare la presenza in questi enti dei sindacati e delle imprese. La gestione è stata pessima negli ultimi anni, l’INPS e l’INAIL devono essere gestiti in maniera diversa, non è ancora stata fatta la separazione tra assistenza e previdenza e gli incidenti e gli infortuni aumentano a dismisura nonostante le enormi disponibilità economiche dell’INAIL.

Insomma le Riforme hanno successo se riescono a coinvolgere il Paese. Forse delle Riforme che abbiano un grande dibattito,  che mobilitino il Paese, possono essere efficaci per ridurre l’astensionismo elettorale che dilaga insieme al qualunquismo".    

Di Paolo Brambilla 

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