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Banca Ifis, PMI: più collaborazione tra le aziende per far crescere la filiera e l’export

L’ultimo report Market Watch PMI dell’Osservatorio della Banca evidenzia la volontà di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese italiane

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Banca Ifis (wikipedia)

Le PMI italiane oggi guardano ad una maggiore collaborazione dell’intera supply chain, che risulta essere sempre più tecnologica. È quanto emerge dall’ultimo Market Watch PMI di Banca Ifis che sottolinea come questa dinamica, evidenziata dalla pandemia, sia un punto di forza del made in Italy che proseguirà nel futuro.

Banca Ifis: PMI insieme per far crescere la filiera e internazionalizzare le piccole e medie imprese

Nel report dell’Osservatorio di Banca Ifis si evidenza anche il ruolo delle filiere corte, del credito commerciale a clienti e fornitori e delle nuove piattaforme digitali per una maggiore integrazione tra aziende. La Banca infatti, in collaborazione con Format Research, ha ascoltato un campione rappresentativo di oltre 500 piccole e medie aziende italiane, rilevando come la pandemia non abbia intaccato la forza dei prodotti italiani sui mercati esteri che tuttavia restano prevalentemente ancorati al mercato europeo. Una geografia di vicinanza che sembra si manterrà anche i prossimi anni.

L’export delle PMI si conferma europeo

Le prospettive per il biennio 2022-23 vedono ben l’80% del campione confermare la quota di export, il 16% aumentarla, mentre solo il 4% prevede un arretramento. Nello stesso periodo, anche le PMI più piccole, sotto i 50 addetti, manterranno invariata la quota di esportazione. La crescita oltre confine sarà prevalentemente trainata da un aumento della domanda dei Paesi esteri (per il 62% del campione), dal miglioramento delle relazioni internazionali (49%) e dal brand Made in Italy (31%). Se il 70% delle PMI conferma che continuerà a presidiare i mercati internazionali su cui già opera, il restante 30% andrà oltre, sondando nuove opportunità su diverse geografie.

Sempre più forte la filiera che per Banca Ifis è digitale

La ricerca di fornitori sul territorio, la co-progettazione con i clienti ma soprattutto il credito commerciale e le piattaforme digitali sono ai primi posti delle risposte degli imprenditori e i cardini della collaborazione di filiera. Il report stima un aumento dal 39% al 46% delle aziende che stringeranno accordi per ottenere crediti commerciali. Significativa anche la quota di PMI che collaborerà per implementare piattaforme integrate per facilitare la comunicazione fornitore-cliente, destinata a salire dal 19% del 2019 al 35% nel prossimo biennio. L’innovazione tecnologica e la collaborazione tra imprese sono due driver fondamentali per facilitare il supporto finanziario lungo tutta la filiera. Banca Ifis, nata nel 1983 come operatore specializzato nel factoring - mercato dove tutt’oggi presenta il miglior posizionamento competitivo - ha deciso di digitalizzare e automatizzare l’intero processo della Supply Chain Finance con la creazione di Ifis4business. Ifis4business è una piattaforma digitale nata per facilitare la vita all’imprenditore. Un online banking “a misura di impresa” che abilita tutta la clientela presente nell’intera filiera factoring a un’esperienza interamente digitale, senza mai dimenticare il valore della relazione umana e di fiducia che la Banca continua a presidiare con le sue 26 filiali commerciali e 110 specialisti di credito alle imprese, nei diversi territori della Penisola.

E sul fronte import la dipendenza dall’estero resta stabile

Nell’ultimo biennio le PMI hanno saputo adeguarsi al cambiamento ed efficientarsi, superando i problemi relativi alle catene di approvvigionamento, tanto che rimane quasi invariata, prima e post lockdown, la percentuale di imprese legate a fornitori esteri (da 47% a 46%) che si rivolgono soprattutto all’UE (70% dei casi) per soddisfare il proprio fabbisogno di materie prime e componenti. Un quadro che non appare destinato a cambiare nel prossimo biennio: secondo il 93% delle aziende intervistate, da qui al 2023, non ci saranno modifiche al modello import: appena il 2% si aspetta un calo mentre un 5% ipotizza un aumento degli approvvigionamenti sui mercati esteri, in relazione alla difficoltà di reperire forniture sul territorio nazionale (61%) e a prezzi delle materie prime più competitivi al di fuori dei confini (45%).

 

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