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Pensioni news, indebiti assistenziali e civilistici: che cosa fare quando si riceve una richiesta di restituzione somme dall'Inps

Se l'Inps effettua una richiesta di restituzione di importi già versati, non sempre si è obbligati a restituirli. L'indebito infatti non sempre è legittimo. Ecco quando non si fa luogo al recupero delle somme corrisposte

Di Avv. Celeste Collovati

08 Ottobre 2021

Inps

Inps (fonte foto Lapresse)

Indebito relativo a prestazione assistenziale

Si parla di indebito assistenziale quando l’Ente ritiene che il cittadino abbia indebitamente  percepito prestazioni assistenziali, quali, ad esempio, la pensione di invalidità civile o il c.d. assegno sociale.
L’ente effettua delle verifiche reddituali e se ritiene che il soggetto non abbia i requisiti in tal senso, procede al recupero delle somme indebitamente percepite, con contestuale sospensione – espressa o tacita – della prestazione assistenziale.

Accade tuttavia che nonostante il cittadino presenti i requisiti reddituali o sanitari per ottenere la prestazione, per esempio sia palesemente non autosufficiente, l’ente, per suo errore, decida di sospenderla senza nemmeno inviare la revoca o sospensione della stessa ma procedendo direttamente con la richiesta di restituzione somme indebitamente percepite.

Tale comportamento ha prodotto un copioso contenzioso, culminato in numerose pronunce della Suprema Corte che fanno leva sul principio del legittimo affidamento dei pensionati sul trattamento pensionistico indebitamente percepito in buona fede, in cui le prestazioni, pur indebite, sono solitamente destinate a soddisfare bisogni alimentari propri del pensionato e della famiglia.

Ci sono stati dei casi in cui la sussistenza del requisito sanitario di “non autosufficienza”, di grave invalidità, era palese e nonostante questo, il cittadino si è ritrovato provvedimenti Inps contenenti richieste di restituzione di importi, anche di ingente valore, corrispondenti a quanto percepito a titolo di prestazione assistenziale.

Rispetto agli indebiti civilistici, che seguono le regole stabilite dal codice civile (art. 2033) nel caso degli indebiti assistenziali vi sono delle regole particolari che non prevedono la restituzione senza limiti dell’indebito.

Il legislatore in questi casi ha cercato di operare un equo bilanciamento tra due interessi in gioco: da un lato, attribuendo all’Inps l’onere di procedere annualmente alla verifica della sussistenza dei requisiti per ottenere la prestazione e riducendo la finestra temporale nella quale sarebbe consentita la ripetibilità; dall’altro, facendo salva la ripetibilità nel caso di dolo dell’interessato.

Affinchè possa essere ritenuta una richiesta legittima, infatti, l’Inps deve senza dubbio provare la sussistenza del dolo del soggetto beneficiario della prestazione. Cosi si è pronunciata la Cassazione, statuendo che “nella specifica fattispecie dell’indebito per mancanza del requisito reddituale va rilevato che ai fini della ripetizione (Cass. 31372/2019 e Cass. 28771/18 cit.) richiedono che sia necessario il “dolo comprovato dell’accipiens” atto a far venir meno l’affidamento dell’accipiens/beneficiario” (Cass. 25 giugno 2020, n. 12608).

Pertanto, il consiglio è sempre lo stesso, prima di soddisfare la richiesta di restituzione importi effettuata dall’Inps, è importante verificare la legittimità della stessa; se non è ravvisabile il dolo del pensionato in quanto quest’ultimo si è adoperato per rendere noti i dati reddituali, o comunque questi erano conoscibili all’Inps, la richiesta di restituzione non dovrà essere soddisfatta e si potrà procedere dunque ad una richiesta di annullamento del debito notificato.

Casi

1) Caso: richiesta di restituzione somma di Euro 30.000 per un accompagnamento revocato ad una signora in sedia a rotelle, senza aver inviato il provvedimento di revoca come formalità richiederebbe e non dando al beneficiario la possibilità di tutelarsi legalmente nel modo corretto dato che il ricorso dovrebbe avere ad oggetto il provvedimento di revoca

2) Caso: revoca di un’invalidità di una bambina di 4 anni invalida con protesi alla gamba destra per malattia genetica e richiesta di restituzione somma di Euro 3000 per quanto ricevuto a loro detta senza poter beneficiare dell’invalidità.

Indebito pensionistico civilistico

Non di rado, molti pensionati ricevono comunicazioni dell’INPS circa somme corrisposte in maniera erronea per svariati motivi che non sono mai specificati in maniera sulla pensione. E non di rado, tali comunicazioni anche a distanza di pochi giorni sono controverse e indicano due cose diverse.

E’ capitato che una signora ricevesse una comunicazione con un debito nei confronti dell’Inps di Euro 20.000 e pochi giorni dopo, ne ricevesse un’altra che recava un altro importo inferiore al precedente, ma non specificava il perché dell’errore e quale fosse il debito di cui tenere conto al fine del pagamento.

Altresì, un altro signore che nel provvedimento pensionistico provvisorio riceveva un importo di debito nettamente più alto di quanto poi ha ricevuto nel provvedimento pensionistico definitivo.

Il rischio è sempre lo stesso: mossi dalla fretta, pagare il debito,  quello della prima comunicazione che spesso è accompagnata da bollettini per il pagamento immediato, anziché un altro debito che forse è l’importo corretto.

Sarebbe dunque opportuno, per evitare di pagare un provvedimento che non è corretto o che viene rettificato dopo qualche giorno dall’Inps, analizzare prima l’indebito, ovvero l’errore che ha portato all’erogazione della maggior somma, perché non sempre è legittimo e non sempre sussiste il dolo del pensionato.

Di norma, nel caso degli indebiti civilistici, vale l’applicazione del principio di irripetibilità delle pensioni, nonchè si fa riferimento al principio del legittimo affidamento e della buona fede del pensionato.

Occorre tuttavia valutare caso per caso i singoli indebiti, anche perché la disciplina che si applica è molto diversa tra indebiti derivanti da prestazione assistenziale (invalidità, accompagnamento) o indebiti civili derivanti da errore nell’erogazione della pensione di anzianità.

Si tratta di un fenomeno molto frequente nel rapporto tra Inps e pensionati, quello dell’erogazione di somme di pensione maggiori di quelle spettanti e nella maggior parte dei casi il cittadino non sa nemmeno il perché gli abbiamo corrisposto una cifra maggiore di quella che gli spettava e si trova così ad essere un debitore senza colpe.

A livello pratico cosa si può fare?

La suddetta procedura di recupero dell’indebito pensionistico è regolata dell’articolo 52 Legge 88/1989, come autenticamente interpretato dall’articolo 13 Legge 412/1991. Il secondo comma della prima disposizione citata prevede una sanatoria in favore del pensionato che abbia percepito somme non dovute, poiché “… non si fa luogo a recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato”. 

E’ bene sapere che si sono espressi anche i Giudici della Cassazione (nel 2017) per far fronte a tali situazioni purtroppo non infrequenti, affermando che L'ente erogatore, l’Inps, può rettificare in ogni momento le pensioni per via di errori di qualsiasi natura, ma non può recuperare le somme già corrisposte, a meno che l'indebita prestazione sia dipesa dal dolo dell'interessato.

La legge e la giurisprudenza fanno riferimento ad un principio generale di irripetibilità delle pensioni secondo cui "le pensioni possono essere in ogni momento rettificate dagli enti erogatori in caso di errore di qualsiasi natura commesso in sede di attribuzione o di erogazione della pensione, ma non si fa luogo al recupero delle somme corrisposte, salvo che l'indebita prestazione sia dovuta a dolo dell'interessato”, ipotesi, peraltro, assai improbabile o difficile da dimostrare.

Pertanto, prestate attenzione alle comunicazioni ricevute dall’Inps di richiesta di restituzione di importi già versati, in quanto non sempre siete obbligati a restituire i soldi già versati, specialmente se avete adempiuto correttamente all’obbligo di comunicare eventuali variazioni dei vostri redditi.

E’ quindi possibile attivare una procedura legale e chiedere l’annullamento d’ufficio di tale provvedimento.

Per info e contatti: tuttopensioni@gmail.com

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