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Milano al voto, mancano due settimane per decidere che cosa vuole la città

Il futuro economico di Milano. Intervista all'economista Alessia Potecchi

Di Paolo Brambilla

16 Settembre 2021

Milano al voto, mancano due settimane per decidere che cosa vuole la città

Milano va al voto amministrativo mentre si sta impegnando con determinazione per il suo rilancio economico, sociale e occupazionale. Una città che pensa al futuro e che è stata protagonista anche in questi difficili mesi di pandemia con iniziative di rilievo per aiutare i più colpiti da crisi e povertà.

Milano, una campagna elettorale difficile

Milano entra nel vivo di una campagna elettorale difficile perché ancora il virus è insidioso e non è sconfitto e questo impedisce di viverla appieno come siamo soliti fare: ma la città saprà ancora una volta dare prova di grande coraggio anche in questo passaggio per scegliere al meglio ciò che farà e vorrà essere in futuro.

Il futuro economico di Milano. Intervista ad Alessia Potecchi

"Milano riparte e con lei riparte l’Italia" afferma subito l'economista Alessia Potecchi "perché la nostra città con le sue potenzialità economiche, finanziarie, culturali, con il suo spirito di apertura, inclusione e attenzione alle tante realtà in difficoltà è volano per le altre città, per gli altri territori, un modello a cui ispirarsi riconosciuto da tutti e che ha raggiunto traguardi importantissimi durante questi anni. La città ha sofferto moltissimo la pandemia, ma quest’anno ci sono i segnali di una ripresa concreta, occorre continuare con la campagna vaccinale e rilanciare Milano con le risorse del PNRR".

Quali sono i segnali di ripresa più evidenti?

"Siamo in presenza di un grande interesse per l’immobiliare, ci sono molti settori che si stanno rilanciando, abbiamo vinto nuovamente la sfida della nostra reputazione internazionale, basta guardare al successo del Salone del mobile che si è appena concluso con oltre 60 mila visitatori, un risultato impensabile fino a pochi mesi fa, ma che ha visto la nostra amministrazione perseverare per non fare mancare alla nostra città un appuntamento che è stato il primo grande evento realizzato in Europa dopo la crisi pandemica. Si percepisce dunque appieno la ripartenza della nostra città che riprende la sua attività e le sue grandi potenzialità.".

Ragionando a medio-lungo termine, come giudica questi primi segnali?

"La città sta mettendo in campo un piano di ripresa che non guarda solamente al presente ma si pone degli obiettivi di lungo raggio proprio perché il senso della ripresa deve essere proiettato in progetti concreti rivolti ai prossimi anni.
Innanzitutto una trasformazione urbana che parte dalla necessità di investire sempre di più sulle relazioni tra la città e i territori circostanti, Milano che deve diventare città sempre più inclusiva e sinergica, capace di creare e sviluppare reciprocità e interconnessione con i territori. Milano che investe sul lavoro dei giovani e che è attenta ai dati che oggi ci dicono che sono aumentati coloro che non hanno una occupazione ma che hanno anche smesso di cercarla. Una città che muta dovrà rimodulare la propria infrastruttura sociale, i suoi spazi da vivere e da gestire, dovrà puntare alle innovazioni digitali che si sono imposte in diverse forme a partire dalla comunicazione per giungere alle nuove forme di lavoro, alla mobilità urbana creando un vero e proprio incontro e connubio tra innovazione e tradizione".

Della pandemia, possiamo dire che ci ha costretto a reagire in modo innovativo?

"La pandemia ha portato la città a riflettere su se stessa, sulle differenti evoluzioni cui si può andare incontro e sulle politiche da applicare. Milano non si sottrae a questo nuovo passaggio a partire dalla gestione delle diseguaglianze che sono notevolmente aumentate. Le grandi città hanno in questo momento di riapertura un grande compito e giocano un ruolo cruciale da traino sul piano economico ma anche culturale e sociale. Milano può rilanciarsi anche grazie ad un turismo di qualità specializzato nel campo museale e artistico".

Può farci qualche esempio?

"Grattacieli, eventi che hanno attratto pubblico da tutto il mondo, cultura, design, sport. Milano è la città dell’incontro e del confronto che ha messo in atto in maniera continuativa un programma all’avanguardia che ha saputo creare sinergia e connubio tra le tante potenzialità che la caratterizzano. Questi ultimi anni hanno saputo proiettarla in un contesto economico e finanziario di carattere sempre più internazionale: è la città dell’ABI, delle banche, la città che ha ospitato e vinto con successo la sfida di Expo e che si proietta nelle Olimpiadi del 2026, la città che guarda allo sport, all’incontro, all’inclusione con coraggio senza mai arretrare e che ha saputo trasformarsi senza perdere la propria storia e le propria identità per svolgere al meglio questo suo importante ruolo. Una città che ha sofferto molto per la pandemia: l’economia milanese è stata particolarmente colpita dalla crisi Covid con una perdita del valore aggiunto nel 2020 del 10%."

Pensa che l'immediato futuro ci porterà sorprese positive?

"Il piano presentato dal Comune al Ministero dell’Economia vale quasi 5 miliardi. Nel programma ci sono i prolungamenti delle metropolitane, il recupero degli alloggi sfitti per le case popolari, il capitolo legato all’energia per il teleriscaldamento. Un impegno concreto per realizzare la dimensione verde e digitale, l’ elettrificazione dei trasporti pubblici, le piste ciclabili e i percorsi pedonali per spostarsi in città. Il dramma del Covid ha dunque potenziato e accelerato questo percorso che la città sicuramente vorrà continuare guardando con speranza al suo futuro".

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