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Banche popolari, ruolo territoriale e politica monetaria

Intervistiamo su questi temi l'economista Alessia Potecchi

Di Paolo Brambilla

16 Luglio 2021

Banche popolari, ruolo territoriale e politica monetaria

Giuseppe De Lucia Lumeno, noto per aver pubblicato qualche tempo fa un saggio dal titolo po’ giocoso “La rivoluzione è imminente, faremo comunque in tempo a prenderci un caffè” (in realtà una disamina severa e un po’ amara dello stato di crisi del mondo occidentale) nel suo ruolo di Segretario Generale Assopopolari sottolinea come l’emendamento al Decreto Sostegni Bis, approvato in Commissione Bilancio della Camera, abbia la finalità di dotare le banche popolari della possibilità di disporre di una gamma più ampia di strumenti di finanziamento, nel pieno rispetto delle loro precipue caratteristiche di società cooperative mutualistiche, democraticità della struttura e voto capitario in primis.

Banche popolari

Tuttavia, il tema di cui vogliamo trattare oggi non è il fatto di attribuire o meno a soci esterni la possibilità di assumere il controllo delle banche popolari, che restano comunque società cooperative, ma il loro ruolo storico come centri di interesse e propulsori dello sviluppo del territorio sul quale insistono.

Dobbiamo avviare una approfondita riflessione sul fatto che gli istituti di credito non valorizzano più a sufficienza i territori, aspetto questo che era invece la caratteristica peculiare delle banche popolari, un valore fondante della loro azione e che le ha da sempre caratterizzate.

Intervista ad Alessia Potecchi, economista ed esperta del settore

Che cosa pensa lei, Alessia, di questo nuovo posizionamento delle banche popolari?

"E’ stata una scelta precipitosa, non sufficientemente meditata; si è rivelata insomma una scelta autolesionista perché i progetti che sono al centro della discussione e che vengono oggi lanciati con il Recovery Plan sono proprio quelli che vanno ad incidere e a valorizzare i territori: oggi anche per il mondo del credito occorre avere rapporti diretti con le persone, con le imprese e con tutte quelle realtà territoriali con cui bisogna dialogare e collaborare per progettare e rilanciare lo sviluppo".

Infatti il Next Generation EU considera con interesse questi aspetti

"Il Next Generation EU si pone tra gli obiettivi l’esigenza di valorizzare le diverse realtà territoriali, le persone, le imprese e le tante potenzialità che vengono espresse. Non bisogna abbandonare, dobbiamo recuperare il territorio perché i grandi problemi della crescita economica, del rilancio, del lavoro si sviluppano e si risolvono qui. I territori sono e saranno i protagonisti di ciò che nella realtà si realizzerà con Recovery Plan. Le Banche e l’ABI giocheranno un ruolo di primo piano nell’attuazione e nella definizione del PNRR".

Quale può essere un nuovo ruolo degli Istituti Bancari sul tema dell’innovazione tecnologica?

"Va affrontato seriamente il problema dell’innovazione tecnologica. La Gig Economy e il ricorso accentuato allo smart working, impongono una integrazione dello Statuto dei Lavoratori e una valorizzazione della professionalità dei lavoratori anche nel settore del credito. Siamo in ritardo. Ora l’innovazione viene gestita unilateralmente per la questione della emergenza nei modi più diversi dagli Istituti Bancari nei vari settori, bisogna però essere molto fermi, anzi intransigenti, dobbiamo fare in modo che le innovazioni tecnologiche non determino disoccupazione, precarizzazione, mortificazione delle professionalità, stress nel lavoro.

Dobbiamo utilizzare l’innovazione tecnologica e diffondere la formazione per aggiornare l’inquadramento professionale. E’ quello che hanno fatto i chimici e i metalmeccanici ed è quello che si sta discutendo nel Pubblico Impiego e nella Scuola. Occorre fare dei corsi di formazione con questo obiettivo per migliorare qualità e professionalità. Bisogna pensare ad una formazione permanente per arricchire la professionalità, occorre investire sul sapere dei lavoratori valorizzando la partecipazione alle scelte dell’azienda".

Che peso attribuisce la politica, secondo lei, al ruolo del sistema bancario?

"Lo scenario politico, finanziario, economico ed europeo dà al settore del credito una grande importanza. Le banche sono e saranno protagoniste del progetto del Recovery Fund, è un’occasione storica e unica che bisogna cogliere da protagonisti. La politica ha un ruolo fondamentale ma anche il sindacato in questo contesto deve fare un salto di qualità e alzare la sua asticella. Una volta era sufficiente indirizzare l’azione sindacale verso una equa ripartizione dei profitti e dei risultati economici; oggi è necessario intervenire sulle strategie innovative in modo da garantire, con un sapiente utilizzo delle tecnologie, la possibilità di uno sviluppo adeguato delle professionalità".

Quanto alla politica monetaria?

"Sono evidenti i vantaggi di una politica monetaria flessibile, la BCE ha svolto e svolge un ruolo efficace. C’è stata in Europa una risposta comune delle politiche monetarie e fiscali per sfuggire alla trappola della liquidità, che avrebbe generato bassa domanda, bassa inflazione, bassi tassi di interesse. Invece dobbiamo convenire che l’Europa è riuscita a contenere i rendimenti dei titoli di Stato, ha ridotto i costi dell’indebitamento pubblico rispetto ai tassi di crescita del PIL ed ha ampliato i margini di manovra per i conti pubblici. In questo contesto la politica ma anche il sindacato hanno realizzato una svolta importante. Si è passati dalla difensiva all’offensiva e dai provvedimenti di emergenza alle riforme. Draghi ha fatto una concertazione importante con le parti sociali e alla fine ha dovuto modificare il suo atteggiamento sulla gestione del blocco dei licenziamenti nonostante avesse avuto il consenso di Confindustria e della estesa e completa maggioranza che lo sostiene".

Possiamo dire che il sindacato sta riconquistando una posizione di grande visibilità?

"Il sindacato ha riconquistato le prime notizie in tv e le prime pagine dei giornali prima con la riuscita della manifestazione del 26 giugno a Torino, Firenze e Bari poi con la lunga trattativa a Palazzo Chigi. Landini, Bombardieri e Sbarra hanno riaperto con successo il confronto politico. Il sindacato è fondamentale nella realizzazione delle Riforme a partire da quella degli ammortizzatori sociali per proseguire con quella fiscale. Bene dunque il dialogo e il confronto costante e costruttivo sulle tante questioni che dettano l’agenda politica a partire dalle crisi industriali. I problemi da affrontare sono difficili, aspri e complessi ma non sono insolubili. Dobbiamo cogliere l’occasione per fare le riforme non c’è tempo da perdere".

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