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Sostenibilità nel lavoro, Miccicchè (UBI): 'Formazione e crescita dei giovani priorità per il Paese'

Si è svolto online il convegno in memoria di Marco Biagi dal titolo: "Tra due crisi: tendenze di un decennio. Alla ricerca di una nuova sostenibilità nel mercato del lavoro italiano"

17 Marzo 2021

Sostenibilità nel lavoro, Miccicchè : “Riduzione divario tra domanda e offerta e aumento crescita del Paese”

banca (pixabay)

L'annuale convegno in memoria di Marco Biagi, a 19 anni dalla sua scomparsa, si è svolto oggi 17 marzo per la seconda volta in modalità da remoto. Il convegno, organizzato da ADAPT e Associazione Amici di Marco Biagi, è stato dedicato, come recita il titolo, alla “ricerca di una nuova sostenibilità nel mercato del lavoro italiano”. Diversi gli interventi, moderati dal Presidente di ADAPT Emmanuele Massagli, che si sono susseguiti per ricordare il metodo e la progettualità nell’ambito delle relazioni industriali del Professore Biagi e che animano ancora oggi la Scuola di Alta Formazione di ADAPT. All’incontro hanno partecipato Silvia Spattini (direttore di Adapt), Michele Tiraboschi (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia), Luigi Sbarra (neo segretario generale Cisl), Gaetano Miccicchè (amministratore delegato Ubi Banca e Chairman di Imi Corporate & Investment Banking Division), Pietro De Biasi (responsabile delle Relazioni industriali Stellantis) e Sonia Malaspina (Hr Director South Europe di Danone) e  Maurizio Sacconi, presidente della Associazione Amici di Marco Biagi.

 

Miccicchè : “Dobbiamo darci obiettivi primari, come la riduzione del mismatch tra domanda e offerta di lavoro e l'aumento della potenzialità di crescita del Paese”

Gaetano Miccicchè Amministratore delegato UBI Banca e Chairman di IMI Corporate & Investment Banking Division ha invitato ad "assumere la questione della formazione e della crescita dei giovani una priorità per il sistema paese". “Stiamo assistendo ad un necessario cambio di passo delle relazioni industriali in questi anni sono cambiati gli scenari geografici, competitivi, culturali e tecnologici, abbiamo vissuto fase di crescita del Paese nel dopo guerra basato su un modello di strutture competitive che oggi non esiste, perché erano basate su imprese pubbliche, quindi perseguivano doppio obiettivo di crescere le loro attività e supportare la crescita sociale del Paese. Tutto ciò più evidente in alcune parti dell’Italia. Oggi abbiamo uno scenario che vede una ricerca di occupazione diversa da prima. A questo si aggiunge che durante la crisi di questo anno per il Covid, abbiamo avuto 440mila occupati in meno, il 10% in meno di persone che cercano lavoro e una percentuale di inattivi elevata. Questi 12 mesi hanno cambiato gli stili di vita e di lavoro aziendale. Credo che quando ci sono questi momenti dobbiamo darci obiettivi primari come: ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro e aumentare la potenzialità di crescita del Paese. Sul primo obiettivo la realtà è che le aziende non trovano i profili ricercati, nessuno può più pensare di operare nel mondo del lavoro senza avere certe caratteristiche professionali, come ad esempio nel digitale. Bisogna indirizzare gli studenti verso le professioni che servono in azienda. Oggi in Italia abbiamo il 50% dei laureati in meno della media degli altri paesi. Abbiamo una categoria inferiore dei tecnici, proprio quelli che operano a stretto contatto con le aziende. Ogni anno sono 11mila giovani che escono da Istituti tecnici superiori, in Germania sono 290 mila tema importante, 30 volte quello che c’è in Italia. Il secondo tema è la potenzialità di crescita del Paese. Dobbiamo riconoscere che come Paese negli ultimi 19 anni siamo cresciuti, a livello di prodotto interno lordo, di 4,5%, nello stesso periodo molti degli altri Paesi dell’Ue sono cresciti dal 20-30%, questo è un dato rilevantissimo. Crescita vuol dire aziende più grandi, occupazione giovanile, competitività, maggiori investimenti da parte dello Stato per alcuni settori. Dal 2008 ad oggi, nel post crisi, l’Italia è ancora sotto di 3 punti rispetto gli altri paesi. Tema sul quale dovemmo fermarci tutti- continua Miccichè- arriverà Next Generation EU, l’unico ringraziamento che dobbiamo fare al Covid. Questi 200 miliardi che arriveranno devono essere investiti in aree specifiche, come sostenibilità, infrastrutture, formazione, istruzione, il fattore cardine è che saranno spesi in scenari di crescita sviluppo occupazionale. Questi denari che arriveranno certamente, hanno un tempo di organizzazione dei progetti straordinariamente chiaro, questi progetti dovranno essere presentati entro dicembre 2023 e realizzati entro il 2026 e se non correttamente realizzati, potrebbero essere ritirati dall’Unione Europea. Questo è un passaggio epocale, la possibilità di investire miliardi in settori di crescita è un’opportunità unica che non abbiamo mai avuto nel passato”.

 

De Biasi: “La partecipazione dei lavoratori nell’ambito di un sistema centrato sulla contrattazione aziendale, può diventare un elemento di sostenibilità”

Pietro De Biasi Responsabile Relazioni industriali Stellantis ha sottolineato come "questo decennio si apra con l’uscita di FIAT dal sistema consolidato di relazioni industriali, determinato anche da una valutazione strategica rispetto al ruolo che le relazioni industriali avrebbero dovuto avere", e come "il dibattito politico italiano sia oggi asincrono rispetto ai bisogni della competitività internazionale". "Gli accordi interconfederali - ha proseguito - come rileva il Rapporto ADAPT, non riescono a tradursi in fatti reali". De Blasi interpellato su quale elemento tener presente nello sviluppo della contrattazione futura, risponde così:” Un elemento per il futuro discusso da tempo, ma che a livello aziendale dovrebbe avere un ruolo importante, è la partecipazione dei lavoratori ovvero che nell’ambito di un sistema centrato sulla contrattazione aziendale, il tema della partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’azienda, diventa e può diventare un elemento di sostenibilità e di bilanciamento dei reciproci interessi e dare sbocco a tante istanze presenti nel mondo sindacale e nella società italiana e dare elemento di innovazione rilevante, rendendo più organico e bilanciato il tema”.

 

Malaspina: “Riuscire a far fronte al cambiamento nelle professioni e rendere sostenibile la gestione delle persone è la sfida del futuro del mondo economico”

 “Sostenibilità per le aziende parte dalla postura dell’azienda stessa al di là dell’interesse economico- dichiara Sonia Malaspina HR Director South Europe Danone -  necessita delle organizzazioni sindacali e delle persone, significa avere interesse per la collettività, aprirsi all’interesse comune. Questa crisi sanitaria ci ha messo in una palestra di questo interesse comune. Abbiamo sempre avuto questo approccio in Danone, non parliamo di dipendenti ma di persone, tutti gli accordi sono stati fatti in base a questo, mettendo a servizio la loro unicità. La contrattazione di secondo livello è un tavolo di costruzione per pensare al bene comune. Dieci anni fa avevo discusso per il contributo femminile, le donne rappresentano il 50% della nostra popolazione, su come non disperderle al rientro dalla maternità e nella loro carriera, cosa poteva fare l’azienda per il mantenere il capitale femminile. Da qui è nata una policy che ci ha dato delle meravigliose metriche: il 100% delle mamme sono rientrate in azienda, 45% dei manager da noi è donna, negli ultimi 3 anni il 20% delle promozioni è andata donne rientrate dalla maternità e in ultimo altri dati come il tasso di natalità che in azienda è al 7% e l’assenteismo a 0%. Bisogna mettere al centro le persone e non considerarle solo come professionisti. Questo dialogo sociale ha portato risultati che fanno capire come l’azienda può impattare, dialogando con parti sociali e persone. Se non c’è il bene collettivo non si raggiungono risultati. Altro esempio è l’ingresso dei giovani e delle nuove figure professionali. Abbiamo per questo aperto piani di isopensioni per l’uscita non traumatica dall’azienda e dove possibile far entrare i giovani, grazie anche ad un tavolo sindacale. Terzo tema che abbiamo affrontato da tempo è quello della formazione, visto a anche il forte cambio di competenze digitali e tecnologiche, questa è la sfida dei prossima anni. Come possiamo rendere le nostre persone impiegabili, come riusciamo a star dietro a questo forte cambiamento nelle professioni. Dove la creatività e l’innovazione sono alla base del successo delle aziende insieme alla ricerca e alla formazione, questa secondo me è la sfida dei prossimi anni, sfida del mondo economico. Fondamentale sarà - conclude Malaspina -  la formazione continua, deve essere l’esito di un percorso fatto con rappresentanti sindacali dove capiamo che questa è la priorità, per l’azienda e le persone. Bisogna capire che i parametri stanno cambiando, questa è la sfida che dobbiamo cogliere e dal punto di vista aziendale la grande urgenza per rendere sostenibile la gestione delle persone e il futuro dell’azienda stessa.”

Silvia Spattini, Direttore di ADAPT e allieva del Professor Biagi, ha aperto i lavori ricordando Marco Biagi, «uomo e professionista» che venti anni fa ha fondato una scuola quale «laboratorio che offriva ai giovani esperienze dalle quali apprendere attraverso il metodo delle relazioni industriali», che ispira ancora oggi il lavoro di ricerca della Scuola di Alta Formazione di ADAPT, confluito nel VII Rapporto sulla contrattazione in Italia.

Il Professor Michele Tiraboschi, docente presso l’Università di Modena e Reggio Emilia e coordinatore scientifico di ADAPT, ha ricordato che «Marco Biagi parlava di sostenibilità quando non era ancora di moda, suprattutto nelle relazioniindusatriali. Un filo rosso che ci porta da uno dei suoi ultimi saggi ("Cambiare le relazioni industriali") al nostro ultimo Rapporto ADAPT». Tiraboschi ha quindi presentato l’impianto innovativo del Rapporto 2020, basato sui 22 rinnovi di CCNL del 2020 e su oltre 400 accordi aziendali analizzati. Dalla riletture delle edizioni precedenti del rapporto che coprono ormai un decennio di contrattazione collettiva, è possibile evincere alcune tendenze della contrattazione collettiva, come il tema dell’adattabilità, spesso in deroga alla legge, della contrattazione di secondo livello, un oscuramento della spinta propulsiva della bilateralità, e il mancato sviluppo delle politiche attive e dell’apprendistato nel mercato del lavoro italiano.

Luigi Sbarra, neo-eletto Segretario Generale della CISL, ha puntalizzato che Il Patto per la Fabbrica, destinatario di critiche ingenerose, è servito a riavvicinare il confronto con Confindustria. Il segretario ha sollecitato inoltre l’urgenza di non sprecare il clima di collaborazione politica e «far evolvere le relazioni industriali sulle direttrici di sostenibilità e partecipazione tracciate più di un ventennio fa da Biagi», soprattutto alla luce delle difficoltà socio-economiche indotte dalla pandemia. L’auspicio per il futuro «per non prestare il fianco ad interventi sul salario minimo» è che non si smantelli il livello nazionale, ma si possa «diffondere davvero la contrattazione decentrata specialmente nella declinazione territoriale».

Ha chiuso l'evento Maurizio Sacconi, Presidente Associazione Amici di Marco Biagi, auspicando che le «parti sociali trovino il coraggio che animava Biagi nell’innovazione e nell’adattamento reciproco attraverso la contrattazione aziendale e territoriale», per il raggiungimento di un «futuro di sostenibilità per le relazioni industriali e il mercato del lavoro tutto».

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