17 Marzo 2026
Vaccino Covid (fonte foto Lapresse)
Una premessa per ricordare a tutti che i giudici sono uomini come noi, ma magari quando sono chiamati ad applicare la legge dovrebbero esserlo un po’ meno.
Oltre venti anni fa entrai come avvocato nella mia prima aula di giustizia per un mio piccolo caso.
Avevo impugnato davanti al giudice di pace di Roma una multa per divieto di sosta presa da mia madre.
Volevo assolutamente farla cancellare e avevo scritto un poema con tantissimi motivi che, secondo me, mi avrebbero reso vittorioso.
Il giudice, estremamente cordiale, me li respinse tutti, uno ad uno, sostenendo anche tesi che mi parvero assurde, ma sembrava non ci fosse nulla da fare.
Disperato, affannato, in totale confusione ebbi una fulminazione e dissi al giudice che era una multa presa da mia madre.
Il giudice si fermò, mi chiese se confermavo quello che avevo detto, mi disse che la mamma era importante, che aveva perso la sua solo sei mesi prima e di avere molto rispetto della mia.
Quindi prese un modulo prestampato in cui accolse il mio ricorso per uno dei motivi che poco prima, a voce, mi aveva detto non essere accettabile.
Venendo a tempi più recenti e dal 2021, dopo aver iniziato già dal 2020 a manifestare pubblicamente perplessità su tutta la storia del virus cinese, ho cominciato a utilizzare le mie conoscenze legali per contestare a molteplici livelli quello che non vedo come non definire la scientifica demolizione della quasi totalità delle nostre garanzia costituzionali.
Ora, dopo ormai centinaia di decisioni dei giudici totalmente, pervicacemente, offensivamente indifferenti alla realtà che ho potuto leggere se non contribuire a sollecitare con un gruppo di eccezionali colleghi conosciuti in questi anni e con i quali collaboro, ho raggiunto quello che considero il fondo a settembre 2025.
In un giudizio in Cassazione, per cercare di far recuperare gli stipendi a un eroico sospeso non vaccinato che, nonostante avesse perso in primo e secondo grado, aveva voluto andare avanti, mi sono trovato a leggere la relazione del Procuratore Generale, chiamato ad esprimere il suo giudizio per indirizzare i giudici della Corte.
In essa, questo Pubblico Ministero sosteneva che la pur documentatissima affermazione secondo la quale i vaccini Covid non avrebbero gli altri protetto dall’infezione era da considerarsi priva di qualsiasi adeguata prova, apodittica, quasi che fosse sostenuta per gioco.
Se interessa, il processo si è ovviamente concluso con l’ennesimo rigetto per il povero lavoratore ma con la sentenza che è oggetto sia di un Giudizio davanti alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo che di una potenziale pre infrazione davanti alle autorità dell’Unione Europea, perché
in essa i giudici hanno ignorato delle richieste che non potevano ignorare alla luce dei trattati della stessa Unione Europea.
Ma quello di cui mi interessa parlare qui è questo.
Tolti quei meno di venti casi, se ci si arriva, in cui dei giudici di merito hanno deciso di riconoscere la verità sul punto, perché i giudici italiani continuano a fare esattamente il contrario di ciò per cui si trovano al loro posto? Ad essere in particolare tutto tranne che indipendenti dal potere politico visto che, nei fatti, continuano a coprire responsabilità gravissime della politica dell’epoca ma anche dell’attuale, visto che nemmeno questa ha inteso fare un’operazione di verità minimamente paragonabile a quella in atto negli Stati Uniti?
Dunque, già nel 2024 con i miei colleghi c’eravamo posti questa domanda, ma un giudice che sia stato obbligato a farsi il cd vaccino Covid sarà proprio il soggetto più adeguatamente imparziale per decidere sulla correttezza della legge che a ciò lo ha obbligato e, per estensione, sugli affermati obiettivi di quella legge che si sono dimostrati falsi? In particolare, e insisto, la capacità di ridurre i contagi?
Non gli stiamo, in fondo, chiedendo di darsi del disattento, per non dire dell’imbecille, chiedendogli di riconoscere che, se si è sbagliato sul ricorrente che chiede indietro gli stipendi e il risarcimento per la perdita del lavoro, vuol dire che si è sbagliato anche su di sé?
Cosa pensammo di fare? A costo di suscitare le ire di qualche giudice, decidemmo di proporre espressamente la domanda in qualche giudizio per vedere come risolveva la questione, consapevoli anche di un altro fatto: la questione era di per sé senza via di uscita.
Se si fosse per assurdo detto che, solo i giudici che si erano pubblicamente rifiutati di fare il vaccino sarebbero stati nella posizione corretta, si sarebbe comunque sbagliato, infatti, a prescindere della infattibilità concreta della cosa, quei giudici, se ci sono oltre alla Giudice Zanda di Firenze, avevano già espresso un pregiudizio sul punto e quindi, finivano per non essere imparziali nemmeno loro.
Anche se in un senso che, magari, ci piace di più.
Comunque, concretamente, i colleghi che portarono questa istanza preliminare davanti ai giudici ottennero sguardi di fuoco, risentite dichiarazioni di ritenersi pienamente in grado di esercitare le proprie funzioni di giudice e, verificato che invece di favorire una maggiore riflessione, si finiva per avere con ancora più certezza giudizi sfavorevoli, si decise di smettere di proporla.
Era apparso però chiaro che, obbligare alla vaccinazione i giudici che poi sarebbero stati chiamati a giudicarla, aveva rappresentato una mossa da maestro per garantirne la tenuta giuridica in un’aula di giustizia.
La questione però non mi appariva chiusa.
In un altro mio intervento ad un convegno in cui toccavo la, per me incomprensibile, reazione della magistratura, riflettevo circa il fatto che di fronte alle evidenze granitiche che noi portavano sull’inefficacia della vaccinazione stessa, finendo per toccare anche aspetti connessi a profili di mancanza di controlli adeguati, inidoneità del consenso informato utilizzato e altro, un giudice, per di più vaccinato, si sarebbe dovuto sentire sollecitato a valutare con la massima attenzione qualcosa che aveva riguardato anche lui e, ragionevolmente, anche componenti della sua famiglia. Ma ciò non succedeva e non succede.
E allora?
E allora, considerato pure lo spirito di obbedienza che con inaudita forza si è preteso sin dall’inizio dai giudici arrivando a indicare nel massimario della Cassazione, prima che ci fosse anche un solo giudizio della stessa, tutti gli argomenti da utilizzare per bloccare le richieste che sarebbero state presentate in giudizio (argomenti ovviamente di carattere meramente formale e non scientifico), valutato pure lo spirito conformista della classe giudiziaria abituata in primis a proteggersi da chi considera nemici esterni e a seguire compattamente un certo tipo di sollecitazioni, ammesso anche un possibile atteggiamento di rifiuto a riaprire per bene una pagina dolorosa ed effettuare emotivamente costosi giudizi su sé stessi, continuo a farmi una domanda.
Questi giudici, che sono anche persone, di fronte a tutto quello che gli documentiamo, è mai possibile che non abbiano o abbiano in misura insignificante dubbi sulla propria salute e/o su quella dei propri cari che li dovrebbero indurre a ben altro dal giudicare immotivata l’affermazione secondo la quale i cd Vaccini Covid non hanno, per esempio, mai fermato il contagio e magari causato più effetti avversi dei vantaggi che dovevano determinare?
Ecco, non posso che concludere questa riflessione con un’ultima domanda (che mi appare sempre più giustificarsi alla luce della mole di informazioni che ogni giorno confermano quello che già si sapeva), di fronte a tutto quello che è successo e sta succedendo nelle aule di giustizia, non è per caso che dobbiamo porci il dubbio circa il SE chi deve valutare giuridicamente quanto successo, abbia effettivamente ricevuto il medesimo trattamento che lamentiamo sia stato imposto ai cittadini che gli si presentano davanti?
Di Gianfrancesco Vecchio
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