23 Gennaio 2026
Bambini (foto LaPresse)
Il 24 gennaio a Bologna, in piazza Nettuno, dalle ore 14.00, si terrà una manifestazione nazionale sulla gravità dello stato degli affidi dei bambini in Italia. L'insieme di servizi, professionisti, enti e risorse economiche dedicati alla tutela dei minori che, per decisione dell'Autorità Giudiziaria (il Tribunale per i minori), non possono più vivere con la propria famiglia d'origine, sarà al centro di un evento indetto da un gruppo di famiglie e singole mamme, al quale sono state invitate associazioni, professionisti ed esperti.
Casi storici drammatici si intrecciano con nuove storie di cronaca. La sottrazione di un figlio a una famiglia dovrebbe essere l’extrema ratio, riservata a situazioni di pericolo reale e documentato: a violenze, minacce all'incolumità, sottomissione, controllo della persona, gravi mancanze genitoriali. Invece è accaduto che questo strumento sia stato anche utilizzato con eccessiva facilità, basandosi su relazioni degli assistenti sociali parziali, perizie psicologiche opinabili – quando ci sono – e decisioni giudiziarie prese in tempi troppo ristretti, senza un vero contraddittorio.
Parliamo di un sistema di gestione che muove ingenti risorse economiche. L’ANCI ha dichiarato per il 2024: “La spesa certificata è di 460 milioni e l’attuale stanziamento copre solo il 22% di quanto sostenuto dai Comuni”. Secondo alcune inchieste giornalistiche, il giro d’affari supererebbe il miliardo.
Non è in discussione la necessità di proteggere i bambini, né la presenza di tanti bravi operatori nel settore; è in discussione il modo in cui ciò avviene a livello strutturale: la sproporzione tra il potere dello Stato e la fragilità delle famiglie.
Ciò che si vuole portare alla luce è un risultato paradossale: famiglie già in difficoltà economica o relazionale vengono travolte da meccanismi burocratici e giudiziari enormi, che invece di aiutarle le indeboliscono ulteriormente. E anche quando, anni dopo, arrivano assoluzioni o il riconoscimento di errori devastanti – come la vicenda dei Diavoli della Bassa Modenese, ormai storia – il danno umano è irreparabile: legami spezzati, traumi profondi per i bambini, genitori distrutti, famiglie in frantumi.
Questo sistema si fonda sull’idea che lo Stato “sappia meglio” della famiglia cosa è bene per un minore. Ma quando mancano controlli rigorosi, quando le perizie diventano verità assolute, quando non c’è un contraddittorio alla pari e non esiste una reale responsabilità per chi sbaglia, si crea un terreno pericoloso.
Un potere pubblico che dovrebbe essere di sostegno e di garanzia si trasforma così in un potere punitivo, invasivo, distruttivo.
La vera tutela dei minori dovrebbe passare prima di tutto dall’aiuto alle famiglie, dal sostegno psicologico e materiale, da verifiche serie e plurali, capaci di cogliere la complessità dei contesti sociali.
Quando invece la logica dominante diventa “Meglio togliere un figlio in più che rischiare”, si finisce per dimenticare che dietro ogni fascicolo ci sono persone reali, e che un errore dello Stato può essere più devastante di qualunque difficoltà familiare.
“Lo Stato siamo noi”, dicono alcuni. Ma è un'affermazione fuorviante, perché lo Stato è fatto da funzionari che, in quanto esseri umani, hanno pregi e difetti, qualità e limiti.
La domanda è: quando pensiamo allo Stato, pensiamo a un' entità che ci aiuta e ci protegge, o a un' entità che ci mette in difficoltà, se non addirittura in pericolo? Di questo parleranno le famiglie il 24 in piazza a Bologna.
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