Bayesian, TISG (ex Perini Navi) fa causa a società armatrice Revtom, chiesti €456mln per “danni reputazionali ed economici” per calo vendite
Nella causa odierna, con una richiesta risarcitoria quantificata in 400 milioni di sterline, The Italian Sea Group attribuisce la responsabilità dell’incidente alla cattiva gestione operativa dell’unità, escludendo profili di responsabilità legati alla progettazione o alla costruzione dello yacht
The Italian Sea Group (TISG), già Perini Navi, ha avviato un’azione legale da 400 milioni di sterline, pari a circa 456 milioni di euro, contro la società armatrice Revtom in relazione al naufragio del Bayesian. La causa, depositata presso il tribunale di Termini Imerese, mira a ottenere un risarcimento per “danni reputazionali ed economici” che il gruppo toscano sostiene di aver subito a seguito dell’affondamento dell’unità. Secondo TISG, l’incidente avrebbe determinato un sensibile calo delle vendite e la perdita di rilevanti opportunità commerciali. Al centro del contenzioso vi è l’attribuzione delle responsabilità operative del naufragio, avvenuto il 19 agosto 2024 al largo di Porticello.
Bayesian, TISG (ex Perini Navi) fa causa a società armatrice Revtom, chiesti €456mln per “danni reputazionali ed economici” per calo vendite
Nella causa odierna, con una richiesta risarcitoria quantificata in 400 milioni di sterline, The Italian Sea Group attribuisce la responsabilità dell’incidente alla cattiva gestione operativa dell’unità, escludendo profili di responsabilità legati alla progettazione o alla costruzione dello yacht.
The Italian Sea Group ha acquisito il marchio Perini Navi nel dicembre 2021 per 80 milioni di euro, a seguito del fallimento dello storico cantiere, rilanciandolo come marchio di eccellenza nel segmento dei grandi yacht a vela. Secondo quanto evidenziato nell’atto depositato oggi, il danno economico e reputazionale quantificato in 456 milioni di euro avrebbe inciso direttamente su questo percorso di rilancio industriale e commerciale.
Secondo quanto dichiarato a più riprese da Giovanni Costantino, azionista di riferimento della holding toscana che controlla il marchio Perini, l’evento sarebbe stato determinato da errori dell’equipaggio, in particolare per la mancata chiusura corretta di porte e oblò e per l’inosservanza degli avvisi meteo. Costantino ha inoltre affermato che il tempo trascorso tra l’impatto della tempesta e l’affondamento avrebbe consentito, in teoria, un’evacuazione più efficace. Tali elementi vengono richiamati anche nella causa da 400 milioni di sterline come fondamento della richiesta risarcitoria avanzata da TISG.
Nel procedimento giudiziario, il gruppo sostiene che, a seguito del naufragio, l’azienda sia stata impropriamente ritenuta responsabile del disastro, con conseguenze dirette sul piano commerciale. Tra gli esempi citati nell’azione legale, figura anche il ritiro di un progetto di collaborazione con una nota casa di moda, che avrebbe dovuto utilizzare gli yacht del gruppo come piattaforma di lancio del proprio brand.
La nuova iniziativa giudiziaria riporta inoltre alla memoria quanto emerso nel settembre 2025, quando era stata ipotizzata un’azione legale da 186 milioni di sterline, successivamente smentita ufficialmente da TISG, che aveva dichiarato di non aver autorizzato l’iniziativa e di averne richiesto il ritiro.
Con la causa odierna, The Italian Sea Group apre un nuovo capitolo in una vicenda che intreccia responsabilità operative, aspetti progettuali e rilevanti implicazioni economiche per uno dei principali gruppi italiani della cantieristica nautica. L’esito del procedimento potrà avere riflessi non solo sul caso Bayesian, ma anche sul dibattito più ampio relativo alla gestione del rischio, alla progettazione e alla certificazione dei superyacht di ultima generazione.
Naufragio Bayesian, “casseforti aperte, pc, hard disk e memorie esterne già portate via, servizi segreti all’interno del relitto pochi giorni dopo l’affondamento”
Secondo quanto appreso già a maggio da ambienti vicini alle indagini dalle esclusive de Il Giornale d'Italia, il materiale informatico sensibile – tra cui computer, hard disk e memorie esterne – appartenente a Mike Lynch sarebbe stato rimosso dalle casseforti prima ancora dell’avvio delle operazioni ufficiali di recupero. Un’operazione silenziosa e rapidissima da parte dell’MI6, con cui Lynch aveva legami grazie alla sua azienda Darktrace. Lynch non era un imprenditore qualsiasi. Dopo la discussa vendita di Autonomy, nel 2011, aveva cofondato Darktrace, azienda di cybersecurity che vedeva nel Cda la presenza di ex ufficiali del MI5, del GCHQ e persino membri dei servizi americani e israeliani.