09 Gennaio 2026
Sono travolto dalle proteste sdegnose dolenti roventi di insegnanti sensibili e qualche “mamma influencer”: che ne sai tu cosa vuol dire, taci, quei genitori sono sedati e seguiti dagli psicologi”. Da cui si ha la conferma che gli psicologi sono uno dei mali del nostro tempo malato, perché un conto è vederli calmi quei relativi, un altro vederli che ballano e cantano e fanno incomprensibili coreografie sulle bare dei figli, nonché pubbliche relazioni tipo Rotary. Cosa gli danno, sedativi o LSD? Care signore e signorine, capisco la vostra reazione, sarò pure “privo di empatia”, formula che suona bene e va di moda, ma c'è più forse empatia nell'eludere la realtà con tutte le sue conseguenze di responsabilità? Per esempio, io ancora non mi capacito che si possa morire così, a quindici, sedici anni, in un tugurio sotterraneo altamente infiammabile, storditi, anche loro, di chissà quali robe, tra cui di dom Perignon a 500 euro a boccia (a 15 anni...), un luogo del tutto sconosciuto di un Paese oltre frontiera, così, allo sbaraglio, eccetera: proprio sicuri che sia tutto a posto? Che le cose vadano così perché così debbono andare? Che non si sia, eventualmente, qualcosa da correggere al netto della solidarietà influencer, “iooo... iooo...”? Che basti “empatia” a distanza?
Butto là un'idea: i due gestori risultano essere dei (presunti) pendagli da forca, partiti dai debiti e capaci di accumulare locali come trappole mortali nonché mutui dalle banche: magari capire come sia stato possibile nella civilissima, asettica Svizzera? Sono stati colti, lei almeno, all'atto di scappare con la cassa mentre quella topaia maledetta bruciava con trecento ragazzini dentro, il doppio della capienza: anche qui, tutto bene? Ho letto in giro avvisi moralistici del tipo “piano a giudicarli, ci vuole garantismo”, ma se il garantismo funziona così, regolarmente per i farabutti dimostrati, allora ne facciamo volentieri a meno, perché si traduce in mancanza di garantismo, cioè di giustizia, per le vittime, tra cui quei minorenni. Altra faccenda: quanti sono, eventualmente, i tuguri mortali come le Constellation di “Cramontanà”? E non solo in Svizzera, pure qua, regolarmente farciti di gioventù che stando così le cose sfida settimanalmente la morte? Io ne ricordo uno del tutto simile, a Corinaldo, nell'anconetano: sei ragazzetti morti e la madre di uno, travolti da loro stessi, soffocati nella calca, una banda di maranza aveva spruzzato “per divertimento” lo spray al peperoncino, da cui il panico sfociato in una carneficina senza vie d'uscita: lo facciamo, una volta asciugate le lacrime, lo chiediamo un bel censimento dei locali? O esorcizziamo tutto con le lacrime, sapendo che almeno la metà di quei locali sono suicidi, ma “i nostri ragazzi debbono pur divertirsi”? Sì, divertirsi a morte.
Potrei continuare, ma il concetto credo sia chiaro: se si tratta di dribblare le responsabilità, sociali, collettive, politiche, giudiziarie, con il pietismo da funerale influencer, non ci sto. Preferisco guardare alle prossime inevitabili stupide orribili criminali evitabili stragi. Evitabili se si vuole, se si è disposti a correre il rischio della responsabilità. Se invece si risolve tutto con le esequie reality, gli speaker che cantilenano, quelli a vario titolo coinvolti che fanno teatro, allora, scusate, lasciatemi fuori, chiamatemi cinico, cattivo, mostro, ma a questo gioco non mi presto. E non mi presto non solo perché non mi pare giusto, perché mi pare aberrante, ma anche perché è l'anticamera dell'impunità: tutti a piangere e nessuno a pagare, come effettivamente capita ogni maledetta volta. Altro che andiamoci piano coi giudizi. Personalmente, di irresponsabilità, di impunità, di gentaglia assassina o scriteriata che la fa franca ne ho pieni i coglioni a vederla ovunque, perfino certi figuri catapultati in politica grazie alle loro gesta malavitose, perché ormai siamo arrivati al punto che più delinqui e più hai la chance per entrare nel gioco del potere che ti accoglie come uno dei suoi proprio perché hai avuto la capacità sporca di cavartela, di non pagare. Una logica mafiosa, che a me non piace e che comincia proprio dal lacrimare che lascia tutto come sta, dal “chi ha avuto ha avuto”. No, non mi piace la filosofia di “Nessuno tocchi Caino”, perché in giro ci sono troppi Caini e di conseguenza troppi Abele; e mi pare che nessuno abbia più la forza, la voglia di ristabilire un po' di giustizia su questa terra (poi, per quella divina, possiamo fidarci ma è una scommessa, come diceva Pascal, e non risolve la sofferenza dell'ingiustizia attuale). Ecco, sintetizzerei il tutto così: mi pare talmente aberrante, talmente disumana, talmente inaccettabile morire così, come a “Cramontanà”, che vorrei, uno i colpevoli pagassero, e subito, e caro, e tutto, e, due, che non capitasse più. Ma perché non capiti più c'è bisogno di un duro lavoro, di coscienza anzitutto, e di senso di realtà, per tutti, dai politici alle famiglie, dalle scuole all'informazione. Duro lavoro che significa severità, sobrietà anche nei sentimenti: le passerelle e le sviolinate non solo non servono, ma diventano omertà, complicità.
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