06 Gennaio 2026
Con la fin troppo attesa strage degli innocenti di Crans Montana, che gl'imbecilli pronunciano “cramontanà”, si è andati oltre lo sconcio spettacolo del dolore, siamo già ad uno sprofondo che sembrava impossibile perfino in un tempo laido come il presente: le cronache oltre il lacrimoso falso alla barbara d'urso, l'esibizionismo sciacallesco degno dei peggiori influencer, le banalità autoassolutorie come una palude di parole sporche senza costrutto. Vediamole insieme. Anzitutto lo spreco di pietismo senza pietas: le veglie in chiesa, le fiaccolate, le dirette dall'aeroporto di Linate per il ritorno delle salme; poi l'epica demenziale sulle vittime, delle quali non si può dire niente visto che a quindici, sedici anni uno non ha ancora cominciato a vivere. Ma si inventa la qualunque, si infioretta l'episodio inconsistente ma da rivestire di accenti deamicisiani, ci si affida ai commenti, del tutto vacui, di altri ragazzini che tutti compiaciuti si mettono in posa come attori di pessima prosa e ripetono formule finte con l'occhio alla telecamera, simili a tronisti di Signorini, nella cantilena odiosa, da omicidio inventata da Chiara Ferragni, da quell'altra che faceva “la professoressa di corsivo” e poi ha aperto un sito per guardoni, è finita a Dubai e dice “appena mostro il culo faccio quarantamila euro, vivere da straccioni a duemila al mese non fa per me”.
Non si salva la cosiddetta informazione la quale, se ci fate caso, invece di informare fa appendice e lo fa, anche lei, con certe voci cantilenanti, del tutto irreali, ma idiote, che per forza uno si mette lì al registratore e le perfeziona in giorni e giorni di prove. Ne esce un racconto inverecondo sotto tutti i punti di vista, maleodorante e tossico come una fogna. La sostanza quale è? Che, anche se nessuno vuole dirlo, perché non sta bene, perché è la clamorosa sconfessione delle massime woke per cui “uno deve fare quello che vuole”, la sostanza è che siamo alla mercé di noi stessi, in balia della nostra stupidità e criminale stupidità: in un tugurio dell'irresponsabilità del tutto fuori norma, senza vie d'uscita, nel totale spregio di qualsiasi norma di sicurezza e di prudenza e sì che siamo nella spocchiosa pignola Svizzera, dove le pareti sono altamente infiammabili, si stipano centinaia di giovani muniti di candelette luminose che sprizzano scintille, gli uni in groppa agli altri, li si riempie di fumo, sostanze e alcool da vecchi troioni danarosi, ma come è possibile che a quindici anni questi si sballano a botte di dom Perignon a 500 euro a boccia? Ma che razza di mondo è mai questo? E i genitori ce li mandano? Scoppia il rogo e invece di salvarsi molti fuori di testa, bevuti, strafatti, lo filmano zompettando, riprendono gli amici che già prendono fuoco. Una scena da panico per chi assiste, l'incenerimento completo del cervello, del buon senso istintivo che resta solo agli animali. Dopodiché è il disastro, morti a decine, feriti e ustionati a centinaia, qualcosa di inconcepibile per il semplice fatto che è successo, per come è successo, per come viene raccontato, per l'infame autodifesa dei gestori, per l'osceno patetismo dell'informazione, dei parenti, degli estranei, dei registi delle fiaccolate e delle veglie. I minuti di silenzio alla ripresa delle scuole, totalmente senza senso, i politici sulla pista dell'aereo catafalco, i politici che infilano i figli nelle sinecure di Stato e li cavano da guai giudiziari. Le dichiarazioni imbecilli dei parenti, “sono fiera di essere italiana” e sanno benissimo che fosse successo in Italia ai gestori sarebbe bastato dichiararsi antifascisti per farsi candidare. E il paese di “Cramontanà” che si costituisce parte civile, ovviamente, ma indecentemente.
Tutti a piangere, ad invocare giustizia, ma nessuno osa dire per chi, contro chi e la ragione è semplicissima, colpevoli sono tutti anche i genitori che mandano i figli in quelle trappole di lusso e lo fanno sapere a quelli che non possono. Nella società del post consumismo, del capitalismo confessionale, “non avrai nulla e sarai felice”, dove i governi e gli Stati aumentano le tasse sulle sigarette “per educare a non fumarle”, nel tempo del risorgente paternalismo autoritario di Stato, per reazione crescono quelli che esibiscono i loro sprechi e cretinissimi sprechi, usano i figli come proiezioni del loro egocentrismo sociale, inducono invidia nei poveracci costretti a tenerli a casa.
Sta di fatto che non è normale, non è logico, non è sano mandare ragazzini di quindici anni chissà dove, in Svizzera, in posti sconosciuti, senza controllo, senza avere idea, a riempirsi di champagne millesimato. E non è normale, dopo, fingere di piangere per una tragedia più che annunciata, una tragedia attesa, messa in conto, che prima o dopo deve succedere. Ma queste sono prediche inutili e rompicoglioni, chi le legge sicuramente si indispone, dice: ha parlato il poveraccio, il barbone che parla per invidia. Come volete, ma le conseguenze sono queste e sono conseguenze che si possono, si dovrebbero evitare, facilmente, con un minimo di umanità. Talmente anormale, talmente aberrante che subito fioriscono leggende visionarie che mettono insieme cose inconciliabili e, manco a dirlo, tirano in ballo le cospirazioni più allucinate. Ma la verità è molto meno seducente e più terra terra: l'umanità è regredita, la sua idiozia risale al Neanderthal, peggio perché gli ominidi avevano il senso della protezione della specie. “Non te la prendere coi ragazzini, che se sono ricchi o no non c'entra niente”. Ma io non me la prendo con loro, solo non posso far finta di niente e dirottare la colpa ai massimi sistemi o alle dietrologie confortevoli. Se degli ancora bambini vengono mandati per sciagurato divertimento a morire a decine e più ancora ne restano sfigurati a vita, io debbo chiedermi, chiedere se questa carneficina è figlia del caso o dell'irresponsabilità criminale, con tutti gli annessi e connessi, spaventosi, della situazione e la risposta, anche se non mi piace, non mi è lecito eluderla. Qui nessuno si salva.
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