05 Gennaio 2026
La Cia aveva messo nel mirino l’attività di beneficenza verso il popolo palestinese di Mohammad Hannoun e delle società a lui collegate. Tanto che l’agenzia di intelligence civile del governo federale degli Stati Uniti. il 10 giugno scorso il nome dell’attivista arrestato sabato scorso dalla Digos e della Finanza con l’accusa di raccogliere fondi per Hamas - e da anni residente a Ceranesi, nell’entroterra di Genova - era stato inserito nella banca dati Ofac, tenuta dal dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. Una black list in cui vengono inseriti soggetti (persone, aziende, Paesi o gruppi) considerati pericolosi per la sicurezza nazionale americana, destinatari di sanzioni economico-finanziarie.
Hannoun era stato sanzionato dagli americani alla luce di queste risultanze investigative. E le motivazioni per cui il presidente dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese è finito nella lista nera vengono anche riportate nelle carte dell’inchiesta che ha visto finire in manette sette persone (due sono ancora ricercate), tutte accusate di aver raccolto in Italia 7 milioni di euro per Hamas. A sottolinearlo, nei carteggi, è anche il giudice Silvia Carpanini, che ha accolto le richieste del pubblico ministero Marco Zocco. «Hannoun - scrivono gli americani - insieme alla Cupola d’Oro (una società con sede a Milano ma riconducibile sempre all’attivista genovese ndr) - ha promosso pubblicamente l’organizzazione benefica e l’ha utilizzata per continuare ad eludere le sanzioni e raccogliere fondi per l’ala militare di Hamas attraverso donatori, molti dei quali ignari, dei suoi legami con la Resistenza Islamica».
Ancora: gli americani concludono evidenziando come «Hannoun e le sue società abbiano materialmente assistito, sponsorizzato e fornito supporto finanziario, materiale e tecnologico a sostegno di Hamas». L’iscrizione in questa lista - ma anche la sanzione comminata dalla Cia - avevano avuto significative ripercussioni sull’attività di raccolta fondi gestita da Hannoun. Non aveva più potuto effettuare transazioni con gli Stati Uniti d’America e, proprio a causa del sospetto finanziamento di attività terroristiche, l’attivista aveva subito anche la chiusura dei suoi conti correnti in altri istituti bancari italiani ed europei. Una situazione che aveva allarmato Hannoun. Tanto da spingerlo a ideare un progetto - però mai portato a termine - che per gli inquirenti certifica l’illegalità delle sue attività: voleva ricostruire la sua compagine societaria inserendo tra i soci solo soggetti insospettabili italiani.
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