27 Dicembre 2024
Walter Pedullà, fonte: imagoeconomica
Il mondo della letteratura italiana piange la scomparsa di Walter Pedullà, critico letterario, saggista e intellettuale di spicco, morto a 94 anni il 26 dicembre 2024 nella sua casa di Roma, dopo una lunga battaglia con il morbo di Parkinson. Figura centrale nella critica e nella storia letteraria del Novecento, Pedullà era anche noto per il suo impegno intellettuale di stampo socialista e per il suo lungo servizio come dirigente Rai. La famiglia ha confermato la notizia ad Adnkronos.
Nato a Siderno (Reggio Calabria) il 10 ottobre 1930, Pedullà si laureò in lettere all'Università di Messina sotto la guida del critico Giacomo De Benedetti, di cui divenne successore alla cattedra di Letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università "La Sapienza" di Roma. Professore emerito dal 2005, era anche padre di Gabriele Pedullà, anch'egli docente universitario.
Pedullà è stato critico letterario per importanti testate come 'L'Avanti!', 'Il Messaggero' e 'L'Unità', e co-direttore della "Storia generale della letteratura italiana", opera monumentale in 12 volumi. Ha inoltre fondato e diretto le riviste 'Il Caffè illustrato' e 'L'illuminista'.
Impegnato anche nel panorama culturale e televisivo, Pedullà fu membro del consiglio di amministrazione della Rai dal 1977 al 1992, ricoprendo la carica di presidente tra il 1992 e il 1993. Dal 1995 al 2001 fu presidente del Teatro di Roma. Durante la sua carriera, ha ricoperto ruoli di primo piano in giurie di premi letterari prestigiosi come lo Strega, il Viareggio e il Campiello. Pedullà curò l’edizione delle opere di autori come Italo Svevo e Stefano D'Arrigo, oltre a pubblicare saggi fondamentali sulla narrativa italiana, come "La letteratura del benessere" (1968) e "Racconta il Novecento" (2013).
Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti, spicca il titolo di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana per meriti culturali e il Premio Flaiano speciale per il suo libro autobiografico "Il pallone di stoffa. Memorie di un nonagenario" (2020). Con la sua morte, il panorama culturale italiano perde una delle sue voci più autorevoli, capace di coniugare il rigore della critica accademica con una profonda passione per la divulgazione e la militanza culturale.
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