11 Settembre 2022
Una società romana di comunicazione e public affairs porta Mark Zuckerberg in tribunale. Maim Group, che ha sede nel centro della Capitale, ha fatto causa a Meta per plagio. E intende andare fino in fondo. Al centro del contenzioso c’è il logo che accomuna le due realtà: il marchio conteso è una grande “M” dalle forme tondeggianti, che riconduce al simbolo stilizzato dell’infinito. Il simbolo si trova sia nel marchio di Maim, sia in quello di Meta.
Secondo Fabio Perugia e Daniel Funaro, i fondatori dell’agenzia di comunicazione romana, Meta avrebbe copiato il marchio di Maim. Quindi si tratterebbe di plagio. “Siamo Davide contro Golia, non ci sfugge”, hanno spiegato i due imprenditori all’Ansa. “Ma abbiamo la forza della ragione e della verità. Il giorno della presentazione di Meta ci sono arrivate decine di messaggi. Sulle prime ci è venuto da ridere. Clienti e amici ci chiedevano se ci avessero copiato il marchio. Poi chi ci conosce meno ha iniziato a domandare se fossimo stati noi a prenderci il logo di Facebook. A quel punto ci siamo dovuti tutelare”.
Maurizio Sciuto e Andrea Zoppini, i legali ai quali si sono affidati Perugia e Funero, puntano sulla tempistica di registrazione del logo di Maim: il marchio è utilizzato già da ottobre 2020, la domanda è stata depositata il 26 aprile 2021 e vidimata il 29 ottobre 2021. Quello di Meta, invece, sarebbe spuntato per la prima volta sempre nell’ottobre 2021. Risulta una registrazione il 5 ottobre 2021 in Giamaica. Per l’Europa, invece, le domande avanzate dalla società di Zuckerberg sarebbero ancora pendenti. Inoltre, secondo Main, il simbolo Meta non sarebbe nemmeno registrato in Italia. “Meta non può utilizzare quel logo in Italia”, ha ridato Perugia per conto del gruppo romano. Maim Group è stata fondata nel 2015. Ha quindici dipendenti, un portfolio di “aziende nazionali e internazionali e associazioni di imprese in settori strategici. Utilizza il logo dall’estate autunno 2020 e lo ha registrato nell’autunno del 2021, successivamente d una domanda di deposito in Italia, in Uk, in Europa, Stati Uniti e Israele datata aprile 2021”, ha sottolineato il cofondatore della società. La parola, ora, passa al tribunale.
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