29 Marzo 2026
Nei primi giorni del 2026, il ciclone Harry ha fatto incetta del nostro tesoro nel Mediterraneo: quella Sicilia che è incrocio di storia e cultura che il mondo ci invidia, terra che è stata meta e culla di filosofi, poeti, eroi.
Strade divelte, paesi crollati, infrastrutture cancellate. Insomma, una terra già martoriata da mille altri problemi, che trova la sua unica risorsa nel turismo, tutto meritava tranne questo castigo.
In un impeto di buona volontà, il Governo siciliano ebbe la forza di emanare una legge per aiutare immediatamente tutti i comuni in difficoltà, ma vano fu il gesto.
Vano perché il NO corale della Trinacria al quesito referendario non è stato ben digerito a Palazzo Chigi dal “gran consiglio” meloniano. Così, come una scoreggia in un momento d’amore mentre la coppia si diletta in un laido 69, Giorgia ha bloccato tutto.
In che senso? Nel senso che Roma ha deciso di impugnare il decreto ristori, che sarebbe servito a salvare la nostra perla del Mediterraneo, lasciando i 40,8 milioni di euro nelle casse dello Stato centrale.
Le motivazioni? Squillino le trombe! Lo stesso Governo che voleva superare gli sciocchi paletti della burocrazia e le stupidaggini di leggi e leggine che limitano le libertà di movimento di chi gestisce la cosa pubblica, ci fa sapere che alcune disposizioni della legge approvata dall’Assemblea regionale siciliana eccederebbero le competenze statutarie della Regione e risulterebbero in contrasto con la normativa statale in materia di previdenza sociale e bla bla bla in violazione dell’articolo 117 della Costituzione.
Insomma, ancora una volta questa bella Sicilia è bottana, anzi bottanissima. Ora resta una sola domanda: quanti calci in culo daranno i siculi a questo governicchio alle prossime elezioni? Se volete, cari amici della mia bella Sicilia, vi do una mano a mettergli l’idea del Ponte su per il culo.
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