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Rai, l'allarme della presidente Soldi: "I conti non ci permettono di investire"

Per la presidente della Rai Marinella Soldi l'attuale stato finanziario costringerà l'azienda di Stato a "fare delle scelte e definire le priorità"

23 Novembre 2021

Rai, l'allarme della presidente Soldi: "I conti non ci permettono di investire"

Fonte: lapresse.it

È un grido d'allarme quello lanciato dalla presidente della Rai Marinella Soldi durante la sua audizione nella commissione di Vigilanza Rai. La presidente della Tv di Stato ha infatti dichiarato come al momento i conti dell'azienda non permettano né di investire su nuove produzioni né di mantenere quelle già esistenti, costringendo pertanto l'amministrazione a dover effettuare delle scelte per l'immediato futuro, basandosi sulle priorità del momento. Nel suo intervento, Soldi è poi intervenuta sulle recenti nomine approvate dal CdA, sottolineando il fatto che siano stati premiati l'esperienza e il merito.

Rai, l'allarme della presidente Soldi sui conti

"Servono risorse certe e adeguate - ha dichiarato Soldi in Commissione di Vigilanza - I conti dell’azienda non ci permettono di investire nel nuovo e mantenere intatto l’esistente. Si tratta quindi di fare delle scelte e definire le priorità". Per quanto riguarda le nomine dei direttori di rete invece "sono stati premiati l'esperienza e il merito" con l'inedita scelta di "tre direttrici alla guida di fondamentali testate giornalistiche: Tg1, la prima volta per una donna, Tg3 e Rai Sport. La professionalità e l'onestà delle direttrici sarà certamente la chiave di garanzia di una informazione rispettosa del pluralismo".

Parlando delle recenti nomine non manca ovviamente nell'intervento di Soldi un passaggio riguardo le polemiche scatenatesi a livello politico. Per la presidente infatti "i passaggi aziendali di peso, come le nomine, suscitano regolarmente un dibattito acceso: a pesare in questo momento di svolta sono gli equilibri complessi della attuale governance della Rai". Quelli che si stanno vivendo secondo la presidente sono dunque "giorni densi e impegnativi: la Rai è un'azienda che non ha eguali nel nostro Paese per ampiezza, rilevanza e per le particolari norme che la regolano".

Sulla base di ciò, Marinella Soldi ha poi proseguito il suo intervento evidenziando come "non bisogna dimenticare che la nostra azienda è una spa di interesse nazionale, dunque di diritto privato, che riveste al contempo natura di organismo di diritto pubblico, al fine della applicazione dei codici di contratto pubblici. La Rai rimane dunque nel nostro Paese "un 'unicum' giuridico che ha un impatto non solo sulla modalità di gestione aziendale ma anche sulle possibilità di accesso al Pnrr, di competere sul mercato e sulla capacità di compiere la trasformazione digitale".

L'intervento dell'amministratore delegato Fuortes

A intervenire sulla questione delle nomine Rai è anche l'amministratore delegato Carlo Fuortes, che nel corso della sua audizione nella commissione di Vigilanza ha specificato: "Lo Statuto della Rai che riprende quanto disposto dalla legge n.220 del 2015 assegna all’amministratore delegato i poteri di nomina di tutti i dirigenti dell’Azienda. Il potere di nomina dei dirigenti, quindi, è dell’Ad e non del consiglio di amministrazione".

Quella di Fuortes vuole essere una replica alle polemiche politiche emerse negli ultimi giorni, soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle che si è mostrato decisamente insoddisfatto dell'esito delle nomine Rai: "Lo Statuto in applicazione della legge specifica questo potere dell'Ad e per le nomine di diversi dirigenti lo articola in tre diverse procedure. La prima: la nomina dei dirigenti che non siano direttori di testata, rete e canale avviene in autonomia dal parere del Cda. Nel rispetto assoluto dello Statuto è quanto avvenuto nel caso dei direttori di corporate e di altri dirigenti nominati per i quali ho compiuto le scelte nella mia autonomia prevista dall'ordinamento. Sempre nel rispetto dello Statuto anche in futuro queste nomine saranno compiute in autonomia".

"La maggioranza dei membri del Cda, 4 su 7, è nominata dai due rami del Parlamento e pertanto - precisa Fuortes intervenendo direttamente sulla questione politica - sono espressione delle diverse forze politiche che lo compongono. E dunque sono la legge e lo Statuto a chiedere che l'Ad, contrariamente a quanto previsto per le altre fattispecie, crei le condizioni per un parere positivo nel Cda, pena altrimenti l'impossibilità delle nomine dei direttori di testata".

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