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Vaccini Covid, Johnson&Johnson rischia lo stop: vi diciamo perché

Come AstraZeneca utilizza lo stesso vettore che per l'Ema, forse, è la causa delle trombosi

07 Aprile 2021

Vaccino Covid di Johnson&Johnson

Vaccino Covid (foto LaPresse)

La campagna vaccinale rischia di subire l’ennesimo stop, non solo per il caso AstraZeneca, o meglio, di riflesso da questo. Anche la somministrazione di Johnson&Johnson sulla quale in molti fanno affidamento potrebbe subire una brusca frenata.

L'adenovirus alla base delle trombosi?

Il tutto parte proprio dalla possibile connessione tra trombosi celebrali ed eventi emorragici segnalata in alcuni Paesi: gli esperti dell’Ema starebbero cominciando, come riportato sulle pagine de il giornale.it, a sospettare che dietro alle reazioni gravi registrate potrebbe essere proprio il vettore adenovirus che trasporta la proteina spike, alla base delle risposta immunitaria, causa forse della diminuzione di piastrine nel sangue. Purtroppo se questa ipotesi fosse vera, varrebbe anche per il vaccino prodotto negli Stati Uniti che si avvale dello stesso principio. Per quanto concerne i numeri sono stati 31 i casi di trombosi segnalati negli ultimi due mesi in Germania e che hanno portato lo stop di AstraZeneca: non numeri altissimi ma che meritano, comunque, ulteriori verifiche.

AstraZeneca solo per gli over 55

Nel frattempo, per quanto concerne AstraZeneca, sembra che l’intenzione sia quella di limitare le somministrazioni agli over 55-60. Attualmente non vi sono evidenze sul fatto che la risposta immunitaria perduri nel tempo: ecco perché l'orientamento per il richiamo è quello di non cambiare vaccino. Le Regioni, di fronte all'ennesimo intoppo con l'antidoto anglo-svedese, sarebbero costrette a rivedere ancora una volta la loro agenda.

In Germania la Commissione vaccinale permanente ha consigliato agli under 60 che hanno già ricevuto la prima dose di AstraZeneca di ricorrere a un vaccino diverso (quindi Pfizer o Moderna) per il richiamo. La seconda dose viene somministrata dopo 12 settimane e, quindi, in Italia interesserebbe milioni di persone. Per ora dal ministero della Salute si continua a ritenere che non vi siano abbastanza dati certi sull'efficacia di due vaccini diversi inoculati nello stesso paziente.

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