16 Marzo 2026
Per anni la Lega ha dominato la destra italiana con una miscela potente di identità, comunicazione aggressiva e radicamento territoriale. Oggi però il partito di Matteo Salvini appare schiacciato tra due forze: l’egemonia politica di Giorgia Meloni e la capacità di mobilitare l’elettorato più identitario incarnata da Roberto Vannacci.
Se vuole tornare centrale, la Lega deve fare qualcosa che in politica è sempre difficile: smettere di inseguire gli altri e riscoprire se stessa.
Negli ultimi anni Salvini ha provato a competere con Meloni sul terreno del nazionalismo politico. Ma è una gara che difficilmente può vincere. Fratelli d’Italia occupa ormai stabilmente quello spazio: la leadership internazionale, la retorica patriottica, la dimensione statale del potere.
La Lega, invece, ha sempre funzionato meglio quando rappresentava qualcosa di diverso: i territori, le autonomie, il Nord produttivo. Tornare a quella vocazione non significherebbe fare un passo indietro, ma recuperare una distinzione politica chiara. L’autonomia regionale, il sostegno alle piccole e medie imprese, la lotta alla burocrazia e ai costi energetici potrebbero diventare il nuovo asse identitario del partito.
In questo schema anche il rapporto con l’Europa cambierebbe tono. Più che uno scontro ideologico con l'Unione Europea, la Lega potrebbe costruire una critica pragmatica alle regole che penalizzano industria, agricoltura e manifattura italiane.
Allo stesso tempo Salvini dovrebbe recuperare il suo vantaggio storico: la presenza sul territorio. Prima dei social e delle dirette quotidiane, la forza del partito era nei sindaci, negli amministratori locali, nei distretti industriali. È lì che la Lega costruiva consenso reale.
Questo richiede anche un cambiamento di comunicazione. Meno slogan quotidiani, più proposte concrete su lavoro, impresa e sicurezza urbana. Meno spettacolo, più leadership.
La sfida per Salvini non è superare Meloni sul suo terreno, ma ridefinire il proprio. Se riuscirà a trasformare la Lega nel partito delle autonomie, delle imprese e dei territori, il declino attuale potrebbe non essere l’inizio della fine, ma l’inizio di una seconda fase politica. In caso contrario, la Lega rischia di restare a lungo all’ombra della leader che oggi domina la destra italiana.
La Lega è sempre stata, a torto o a ragione, un partito di lotta e di Governo, una realtà che faceva opposizione ai suoi stessi alleati se era il caso, senza sconti, alcune volte anche sbagliando, ma con un coraggio da leone che la premiava. Ecco, oggi quel leone sarebbe arrivato il momento di farlo tornare a ruggire, non solo per il bene del partito, ma del Paese.
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