14 Marzo 2026
La mozione parlamentare depositata
"Al Presidente della Regione Siciliana" è fatto sollecito che "richieda formalmente al Governo italiano e al Consiglio dei Ministri se siano a conoscenza delle attività operative recentemente svolte presso la base di (...) Sigonella e il MUOS di Niscemi". Recita così il primo punto di istanze contenute nella mozione parlamentare depositata da tre deputati firmatari dell'ARS di Palermo contro il Governo della Regione Siciliana alla luce delle evidenze emerse circa il decollo di velivoli e droni Usa da una delle basi militari più importanti della Regione (Sigonella) prima che lo scorso 28 Febbraio scoppiasse la guerra in Medio Oriente. Il Giornale d'Italia è venuto in possesso del documento esclusivo col quale ora Governo siciliano e italiano sono chiamati a rispondere della natura di queste operazioni prebelliche.
C'è agitazione nei corridoi d'opposizione della politica siciliana dopo che organi mediatici e fonti di monitoraggio hanno registrato il decollo di strumentazione statunitense dalla base militare di Sigonella (Catania) e il coinvolgimento del MUOS a Niscemi momenti prima che 15 giorni fa Usa e Israele attaccassero illegalmente Teheran con l'Operazione "Epic Fury". Le richieste di accertamenti politici al fine di chiarire il ruolo della Sicilia (e, in definitiva, dell'Italia) al momento dello scoppio della guerra si sono concretizzate in una mozione parlamentare. Mozione che porta il nome di tre deputati: Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente nonché candidato alla presidenza della Regione; Ludovico Balsamo (Sud chiama Nord) membro della Commissione d'inchiesta su mafia e corruzione; e Marianna Caronia, attuale capogruppo all'ARS per lo schieramento politico di centrodestra.
Al centro della mozione lampeggiano interrogativi-chiave: il Governo era a conoscenza di queste attività d'intelligence? Queste operazioni a che scopo sono avvenute e in che modo potrebbero avere contribuito agli interventi militari israelo-statunitensi contro l'Iran? "Non c'è stata richiesta" di utilizzo di installazioni militari su territorio italiano da parte degli Usa, informava 10 giorni fa Alfredo Mantovano, sottosegretario del Cdm nonché Autorità delegata alla sicurezza della Repubblica, in seno alla presentazione della "Relazione annuale d'Intelligence". Eppure, rilevazioni e monitoraggi sembravano parlare un'altra lingua, tanto a Nord quanto a Sud.
Se presso la base militare USAF (United States Air Force) di Aviano si registrava un "anomalo" aumento del traffico aereo e un innalzamento delle misure di sicurezza, in Sicilia la Naval Air Station di Sigonella veniva usata come avamposto strategico per le operazioni in Medio Oriente. In particolare, mediante il decollo di un Boeing P-8A "Poseidon", aereo da pattugliamento marittimo utile per missioni di ricognizione e sorveglianza. Secondo le fonti, il pattugliatore avrebbe preso il volo intorno alle ore 1.30 di sabato 28 Febbraio, poche ore prima che sul cielo dell'Iran cadessero i bombardamenti di Washington e Tel Aviv.
Un velivolo bellico fondamentale, per operazioni tanto di intelligence quanto offensive. Ma non è tutto: il tracciamento di movimenti aerei avrebbe rivelato, sempre da Sigonella, droni spia di tipo MQ-4C "Triton" "diretti - recita la mozione - verso l'area del Golfo Persico o comunque impegnati in missioni di sorveglianza (...) nelle ore precedenti e successive all'avvio delle operazioni militari". Con un'autonomia di volo compresa tra le 25 e 30 ore, il drone avrebbe operato nello spazio aereo sopra il Golfo di Oman, ma anche nei pressi di Bahrein e Qatar, dove sarebbe servito giorni prima a mappare obiettivi e infrastrutture iraniane da colpire.
Al braccio armato di Sigonella si aggiunge però un'ulteriore piattaforma operativa: il Mobile User Objective System (MUOS) che, come noto, "abbraccia" satelliti geostazionari cruciali per comunicazioni militari e di coordinamento per droni, missili, sommergibili. Sigonella e il MUOS risulterebbero così parti di uno stesso organismo su cui però permane un cono d'ombra: che ruolo giocano nell'attuale crisi mediorientale? Logistica? Strategica?
Il punto dirimente della questione riguarda proprio la natura di queste operazioni e - sulla scia del ragionamento - che tipo di coinvolgimento indiretto potrebbe aver avuto l'esecutivo in queste mosse di preparazione bellica. Sebbene i firmatari della mozione chiariscano lucidamente come la Regione Siciliana non abbia "competenza diretta in materia di difesa", pure è dovere "politico e istituzionale (...) rappresentare le legittime preoccupazioni del proprio territorio". Dietro vetri smaltati e mosse controverse, quattro sono i punti su cui interrogarsi, chiarisce la mozione: a) la "trasparenza istituzionale", b) la "sovranità nazionale", c) la "sicurezza dei cittadini" e d) il "rispetto dell’articolo 11 della Costituzione" (che sancisce il ripudio alla guerra).
E il terzo punto - già menomato da altre vicende interne come la recente frana o il ciclone Harry - lascia aperto un possibile scenario: un contrattacco iraniano verso la Sicilia, dove i missili a lunga gittata potrebbero arrivare in un plausibile scenario di guerra estesa. È questa una delle implicazioni indirettamente emerse dalle preziose testimonianze di Sergio Scandura, corrispondente di Radio Radicale che per primo dava notizia di droni "Triton" da Sigonella. Ed è questa la preoccupazione che sollevano ora i tre deputati chiedendo al Presidente della Regione Renato Schifani di "informare l’ARS sugli esiti delle verifiche e delle interlocuzioni con il Governo nazionale".
Documento: https://www.ilgiornaleditalia.it/userUpload/Mozione_urgente_ARS.pdf
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