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Antica Distilleria di Altavilla compie 175 anni: Ilaria Mazzetti racconta quasi due secoli di eccellenza nel mondo della grappa

Ilaria Mazzetti: la settima generazione e l'eccellenza della terza distilleria più antica d'Italia

Di P.C.

04 Dicembre 2021

Giovane, determinata, consapevole di rappresentare una realtà imprenditoriale giunta oramai al 175° anno di attività, ma al tempo stesso con i piedi ben piantati per terra e desiderosa di confrontarsi con le sfide future di un mercato in costante espansione.

Ilaria Mazzetti, classe 1992, diretta discendente di Filippo Mazzetti, fondatore dell’Antica Distilleria di Altavilla, identifica la settima generazione della 'dinastia della grappa'.

La incontriamo in distilleria per fare il punto della situazione, tra riconoscimenti ottenuti e nuovi progetti.

E' notizia di questi ultimi giorni il conferimento all’azienda di un nuovo premio. Ci può spiegare di che cosa si tratta?

La nostra grappa Saeculum Tertium, è stata inserita nell'elenco delle etichette che riceveranno l'Ampolla d'Oro, riconoscimento conferito da Spirito Autoctono, che è la guida pubblicata dal Touring Club Italiano.

La consegna avverrà a Venezia, per noi rappresenta motivo d'orgoglio e di soddisfazione.

A livello personale, che cosa significa per lei questo ulteriore successo?

Nell’arco di 175 anni di attività di premi ne sono stati conferiti molti alla mia famiglia ma questa volta la consapevolezza che, seppur in minima parte, è stato anche frutto del mio impegno all’interno dell’azienda mi rende orgogliosa. Mi sono avvicinata fin da piccola all'attività di famiglia ma è negli ultimi cinque anni che ho iniziato a impegnarmi in prima persona.

Le piace?

Molto (sorride, ndr), perché è la mia espressione. Non è un mero lavoro, io cerco di divulgare non solo la cultura della grappa  ma financo i ricordi di bambina in distilleria con i nonni (colonne portanti dell’azienda ). Diventa il racconto della mia vita che si intreccia all’attività imprenditoriale. La maggior soddisfazione sta nel vedere che riesco a trasmettere la mia passione.

Al mondo d'oggi è sempre più difficile trovare aziende storiche ancora guidate dalle famiglie fondatrici. Come ci si sente ad avere completato un percorso così lungo?

Orgoglio è il termine che identifica meglio questa sensazione. In questo 2021 ricorre il decennale del premio 'Italia 150'.

Nel 2011 fu infatti celebrato il 150esimo anniversario dell’unità nazionale e per l’occasione Unioncamere selezionò in tutta Italia delle aziende che avessero raggiunto almeno 150 anni di continuità lavorativa. Per la provincia di Alessandria: noi e la Borsalino.

Nel vostro ambito, che definizione si può dare di 'qualità'?

E' sinonimo di eccellenza artigiana. La qualità deve essere riconosciuta, ma al tempo stesso anche riconoscibile.

Come si conciliano i concetti di tradizione e di necessità di rimanere al passo con i tempi?

La grappa è un prodotto che affonda le proprie radici nell’antichità ma anche solo nell’arco della mia vita ho assistito a un forte cambiamento. La mia famiglia ha scelto di puntare sull’invecchiamento della grappa e grazie a questo oggi possiamo avere un prodotto che ha trascorso anche 20 anni in barrique. Indubbiamente il risultato finale è differente rispetto alle classiche grappe genericamente definite bianche (per poi significare giovani) che hanno rappresentato per secoli il concetto di grappa nell’immaginario collettivo.

E' un processo che coinvolge anche i più giovani?

Assolutamente si. Mi capita di incontrarne tanti qui nel nostro museo della grappa dove al termine della visita, incuriositi, hanno molte domande. Tra questi molti si avvicinano per la prima volta a questo mondo e il fatto di poter vedere tutta la catena produttiva li rende maggiormente consapevoli della qualità del prodotto.

Qual è l'aspetto del suo lavoro che le piace maggiormente?

Stare a contatto con il pubblico. Parlare, dialogare, confrontarsi con persone che provengono da tutto il mondo.

Ultima domanda: mi racconta un aneddoto legato alla sua storia in azienda?

Ce ne sono tanti, ma ne ricordo uno con particolare affetto: avevo 14 anni, ero da sola in distilleria e mi trovai ad accogliere una giovane coppia di coniugi provenienti dal Belgio che, dopo quel loro primo viaggio, si innamorarono dei luoghi a tal punto da compare una casa nella vicina Grazzano Badoglio. Di recente sono venuti a trovarci di nuovo, mostrandomi le foto scattate durante quella visita 'di fortuna'.

Di P.C.

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