22 Gennaio 2026
Mario Lavezzi, compositore e produttore, è stato intervistato da Il Giornale d’Italia a margine dell’evento "Milano e la Musica", tenutosi al CAM Garibaldi di Milano, dove ha parlato del suo ricordo di Ornella Vanoni e del mondo della musica di oggi.
Quanto è stata importante Milano all'interno del suo percorso artistico?
Direi basilare, basilare perché comunque tutto è nato lì, in questi quartieri di Milano che era Giambellino, Piazza Napoli e lì io ho imparato a suonare la chitarra, ho conosciuto dei miei compagni adolescenti come me perché eravamo 16 anni e così è nato il mio primo gruppo, da lì sono passato con i Camaleonti che stavano sempre, anche loro, molti di loro stavano nella zona, quindi Milano per me è stata fondamentale.
Che ricordo avrà di Ornella Vanoni?
Ma un ricordo, avrò una montagna di ricordi, indimenticabile, una montagna vera, ogni giorno me ne è stata fuori qualche cosa che non mi ricordavo e lì emerge e così sarà per sempre.
Come cambierà il mercato della musica secondo lei nei prossimi anni?
Sono cambiate le epoche, non tanto la musica. L’epoca degli anni ’60, ’70, ’80 hanno determinato l’epoca della beat generation, i figli dei fiori, l’impegno politico, dove c’era la musica progressive piuttosto che la dance. La musica è cambiata nei decenni. Oggi stiamo vivendo una musica un po’ troppo omologata, quasi tutta uguale; ovviamente sono sempre fortunatamente l’eccezione che conferma la regola. Però è tutto troppo veloce, si consuma tutto velocemente e forse è un vero peccato.
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