10 Gennaio 2026
La protesta contro il regime della Repubblica islamica tocca anche Milano, manifestanti scesi in piazza davanti al consolato iraniano e in piazza della Scala bandendo le bandiere pre-rivoluzionarie e le foto dello Scià e di sua moglie Farah Diba
“Viva lo scia, Pahlavi ritornerà”. È l’urlo che si alza dalle centinaia di persone presenti alla manifestazione organizzata dall’associazione Italia-Iran davanti al consolato iraniano di Milano per sostenere i controrivoluzionari che da quasi 50 combattono per ristabilire le libertà civili alle donne e di espressione di parola agli uomini. I manifestanti hanno anche staccato la targa dal consolato esponendola come un trofeo e cancellando la scritta “islamica” dopo la parola Repubblica. “Questa è l’ultima battaglia, Pahlavi tornerà” grida al microfono Mariofilippo Brambilla di Carpiano, che, commosso, arringa la folla che sventola le bandiere dell’Iran pre Khomeinista insieme alle foto del Principe ereditario Reza Ciro Pahlavi. Sul palco si alternano gli europarlamentari Carlo Fidanza (Fd’I), Silvia Sardone (Lega) e il senatore di fratelli d’Italia Riccardo De Corato. Centinaia di persone si sono riunite anche in piazza della Scala. La situazione in Iran è critica: nonostante il blackout di internet e un bilancio di decine di morti e migliaia di arresti, il popolo iraniano non si ferma. E torna in piazza per portare avanti una protesta giunta ormai al suo quattordicesimo giorno, che per numeri e portata non ha precedenti negli ultimi tre anni. Con qualche analista che inizia a parlare di "rivoluzione" - parola dal forte peso politico e simbolico nella Repubblica islamica nata proprio da una rivoluzione negli anni Settanta - come a sottolineare che "stavolta è diverso", rispetto alle scorse mobilitazioni. Tanto che il regime ha deciso di alzare la posta minacciando la forca per tutti i rivoltosi in quanto 'nemici di Dio', mentre la Guida Suprema dell'Iran Ali Khamenei ha posto i pasdaran in uno stato di allerta persino più elevato di quello adottato per la guerra dei 12 giorni con Israele, a giugno 2025. Secondo fonti del Wall Street Journal funzionari dell'amministrazione Usa hanno avuto discussioni "preliminari" su un eventuale attacco contro l'Iran, qualora fosse necessario dare seguito alle minacce del presidente, e sarebbero già stati individuati i possibili obiettivi. Una delle opzioni sarebbe un attacco aereo su larga scala contro diversi obiettivi militari iraniani, ma secondo le fonti non c'è ancora un consenso sulla linea d'azione e non sono stati ancora mobilitati né equipaggiamenti militari né personale. Il blackout delle comunicazioni internet ormai va avanti da alcuni giorni. A raggiungere i cittadini sono solo gli sms della polizia che li invitano a non unirsi alle proteste o dare supporto ai dimostranti. Una censura e una propaganda che va di pari passo alle violenze che accompagnano le manifestazioni e la conseguente repressione delle autorità: secondo l'ong Human Rights Activists News Agency, l'ultima notte di proteste avrebbe portato ad almeno 65 il numero delle vittime delle proteste - tra cui 49 civili - mentre gli arresti sarebbero oltre 2.300. Un medico e un assistente sociale di due ospedali in Iran si sono messi in contatto con la Bbc denunciando che le loro strutture sono ormai "sopraffatte" dai feriti. Le testimonianze parlano di caos nella capitale, con atti di violenza sia da parte dei manifestanti sia della polizia. La tensione è alle stelle, e sembra non voler accennare a diminuire: si attendono infatti ulteriori mobilitazioni, spinte anche dagli appelli di Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo Scià di Persia, a sfruttare il momento per rovesciare il regime degli ayatollah. "Sono certo che, rendendo la nostra presenza in piazza più concentrata e interrompendo i canali finanziari, rovesceremo la Repubblica Islamica", ha affermato, prima di "invitare i lavoratori e gli impiegati dei settori chiave dell'economia ad avviare uno sciopero nazionale".
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