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Giorgia Meloni riuscirà a riportare al Pantheon, come chiede da anni Emanuele Filiberto, le spoglie di Umberto e Maria Josè di Savoia? VIDEO

Dopo il caso del restauro della Chiesa di San Lorenzo in Lucina, nel quale è apparso il viso della premier sopra il busto di Umberto di Savoia, si riaccende la questione sulla sepoltura in Italia degli ultimi sovrani

01 Febbraio 2026

Giorgia Meloni riuscirà a riportare al Pantheon, come chiede da anni Emanuele Filiberto, le spoglie di Umberto e Maria Josè di Savoia, ancora sepolte a Hautecombe?

Un innocuo restauro di una cappella di una chiesa romana, anche se di grande pregio artistico come quella di San Lorenzo in Lucina nel pieno centro capitolino, che poteva tranquillamente passare inosservato, è ormai diventato un caso politico e diplomatico, tanto che pure la Santa Sede ha dovuto emettere un comunicato tramite il Cardinale Baldo Reina, vicario del Papa per la Diocesi di Roma“Il Cardinale vicario di Sua Santità, Baldo Reina, prende le distanze dalle dichiarazioni di monsignor Micheletti ed esprime la propria amarezza per quanto accaduto. Avvierà nell’immediato i necessari approfondimenti per verificare le eventuali responsabilità dei soggetti in causa. Nel rinnovare l’impegno della Diocesi di Roma per la custodia del patrimonio artistico e spirituale, si ribadisce con fermezza che le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica e la preghiera personale e comunitaria”. Insomma la Santa Sede non ha particolarmente apprezzato “lo scherzo” fatto dal restauratore Bruno Valentinetti, seppure il Carnevale sia appena iniziato, che vanta una pluridecennale esperienza di restauri pittorici non solo in Italia ma anche all’estero (ha lavorato anche nella residenza di Macherio dell’ex Premier Silvio Berlusconi) e che in accordo con Monsignor Daniele Micheletti, parroco della chiesa di San Lorenzo in Lucina, ha provveduto a sostituire il volto del cherubino nella cappella dedicata ad Umberto di Savoia, con quello della premier italiana Giorgia Meloni, naturalmente a insaputa della stessa, tanto che quest’ultima, divertita nell’esser finita raffigurata in una chiesa, ha risposto sui social “No, decisamente non somiglio ad un angelo”. Adesso, anche se la palla passa alla Soprintendenza di Roma e al Ministero dei Beni Culturali presieduto dal Ministro Alessandro Giuli, il “dossier” inevitabilmente transiterà anche alla Presidenza del Consiglio perché da anni, Emanuele Filiberto di Savoia, insiste sulla sepoltura al Pantheon di Roma dei bisnonni Vittorio Emanuele III e della Regina Elena e dei nonni Umberto II e di Maria Josè del Belgio, attualmente sepolti nell’abbazia reale di Hautecombe in Francia. Fu proprio in tale abbazia che si svolsero i funerali di Umberto II nel 1983, e successivamente quelli di Maria Josè nel 2001, alla presenza dei reali di tutta Europa. Fu l’ultimo grande evento “mediatico” per Casa Savoia all’estero, perché la legge di esilio per i discendenti maschi Savoia fu abolita dal Governo Berlusconi appena un anno dopo, nel 2002, ma riguardava solo Vittorio Emanuele e suo figlio Emanuele Filiberto, non i morti. Rimasero all’estero le salme di Vittorio Emanuele III, ad Alessandria d’Egitto, quella della Regina Elena a Montpelier, dove morì nel 1952, e di Umberto e Maria Josè a Hautecombe, nella Savoia francese. E infatti fu Marina Doria a recarsi a Roma, nel 1985, ad inaugurare nella chiesa di San Lorenzo in Lucina, il busto marmoreo e la targa commemorativa dedicata a Umberto II, l’ultimo Re d’Italia, che preferì l’esilio alla contestazione dei dati, più che discutibili, del referendum istituzionale monarchia-repubblica del 2 giugno 1946 che vide soccombere la monarchia sabauda. Umberto, lasciando l’Italia, e molti ancora oggi glielo riconoscono, evitò una guerra civile che avrebbe spaccato ancora di più il Paese, dopo anni e anni di guerra devastante. Il sud, da Roma in giù, era a maggioranza monarchica, mentre il nord, compreso il sabaudo Piemonte, era maggioritario per la repubblica, anche a causa dell’esperienza, seppure breve, della Repubblica Sociale Italiana, con la quale Mussolini si era voluto vendicare nei confronti dei Savoia, che lo avevano scaricato facendolo arrestare. Di brogli ve ne furono, e anche comprovati, ma le schede elettorali furono quasi subito bruciate. Romita, all’epoca Ministro degli Interni, fervente repubblicano, non ne voleva più sapere dei Savoia e del loro entourage, e la questione monarchica fu liquidata da De Gasperi, allora Presidente del Consiglio, autoproclamatosi dopo il 2 giugno, Capo provvisorio dello Stato, senza attendere i ricorsi, invitando Umberto II a prendersi un aereo per il Portogallo, dove poi passerà tutta la vita fino alla morte sopraggiunta nel 1983. Ci pensò poi la costituzione del 1948 a chiudere definitivamente la questione monarchica esiliando a vita i Savoia, avocando tutti i beni reali esistenti sul territorio nazionale, gioielli della Corona compresi. La questione non è stata ancora definita perché gli eredi di Umberto II hanno annunciato e predisposto il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) di Strasburgo dopo che il Tribunale di Roma, a maggio 2025, ha respinto la richiesta di restituzione dei gioielli della Corona, depositati presso Bankitalia, confermandone l'appartenenza allo Stato italiano. Di Andrea Cianferoni

 

 

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