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#DIMALEINBINI. Intervista a Marco Mazzoli: “Vorrei portare lo Zoo in tv, odio la politica e i comunisti col rolex, da cittadino americano voterò i repubblicani e ho aperto una radio tutta mia”

Lo storico conduttore de Lo Zoo di 105 mi racconta in una lunga intervista la sua passione per la radio e la vita in America

Di Stefano Bini

23 Maggio 2022

Marco Mazzoli -

Ho contattato Marco, di cui avevo scritto (benissimo) in passato anche su Libero, pochi giorni fa. In tempo record, tra una chiamata e un messaggio vocale, ho avuto quest’intervista, sintomo del fatto che dall’altra parte ci fosse una persona smart, umile e di una professionalità invidiabile. Marco Mazzoli non concede molte interviste ed è per questo che vi consiglio di leggere attentamente quanto scritto qua sotto; da una parte, viene fuori il Mazzoli che tutti conosciamo, dall’altra un Marco decisamente inedito.

Il grande amore rimane la radio ma ti abbiamo visto anche tante volte in tv. Meno occasioni per il piccolo schermo?

«Ognuno di noi nasce con un talento, piccolo o grande che sia, è quello che determina quello che vorrai fare da grande! Mi sono innamorato della radio a soli 13 anni e da quel momento ho saputo che quello sarebbe stato l’amore della mia vita! Negli ultimi anni, ho recitato in alcuni film, uno sulla mia vita e altri quattro con cast molto importanti, uno con Dolph Lundgren, in cui vesto i panni di un poliziotto. Esperienze straordinarie, che rifarei volentieri, ma non grandi quanto la radio! La tv? Ne ho fatta tanta in passato, attualmente sto lavorando ad un format molto divertente e poi siamo in onda ogni sera alle 23 su 105tv con la replica dello Zoo in video.»

 

Ti sentiamo ogni giorno, dalle 14 alle 16, su Radio 105 con Lo Zoo, ormai un punto fermo della radiofonia italiana. Qual è il segreto per far ridere e avere così tanti ascoltatori dopo anni di messa in onda?

«Me lo chiedono sempre, qualcuno pensa che io abbia la formula segreta nascosta in cassaforte, come quella della Coca Cola! In realtà, lo Zoo funziona da tanti anni, perché si è sempre adattato ai cambiamenti, alle mode e nonostante abbia questa nomea di “programma volgare”, spesso riesce a far riflettere, commuovere ed educare. La parolaccia serve solo per attirare l’attenzione. Quelli che riescono ad andare oltre alla facciata, potrebbero scoprire uno Zoo diverso. Altra componente fondamentale: che io sono me stesso, sono vero, trasparente e sincero! Chi ascolta, lo percepisce.»

 

Lo Zoo siete un gruppo consolidato, seguitissimo da giovani e adulti. È cambiato qualcosa nel passaggio di proprietà dagli Hazan ai Berlusconi? In onda sembra nessuno, ma nelle dinamiche di libertà?

«Onestamente no! La nuova proprietà ci ha lasciato totale libertà e questo lo abbiamo apprezzato molto. Mediaset è abituata a lavorare con persone “strane” e capisce che se rompi gli equilibri di un format come il nostro, lo potresti compromettere. Ci piacerebbe esplorare il nostro stile di conduzione magari in tv, ripulendo gli eccessi, ma mantenendo il nostro spirito; ne siamo capaci, devono solo farci provare.»

 

Tema “politicamente corretto”. Sembra che questa cosa, fortunatamente, non ti sfiori. Dal cinema alla tv, fino alla radio è un qualcosa che avvilisce sempre il contenuto. Continuerai così o prima o poi cederai?

«Il politically correct a mio parere è la morte della comicità. La comicità si è sempre basata sul cinismo, su cliché che strizzano l’occhio a tutto quello che oggi viene messo in discussione! Credo che la gente si stia prendendo troppo sul serio e che stiano forzando cambiamenti in maniera poco naturale, ma forzata! I cambiamenti si ottengono culturalmente, educando le persone, non obbligandole a pensare in maniera diversa!»

 

Destra o sinistra? E non rispondermi in modalità politically correct…

«Odio la politica! Il politico dovrebbe essere al servizio dei cittadini, oggigiorno sembra il totale contrario! Abbiamo una classe politica che va a caccia di like e si fa i selfie, ridicoli! Sono sempre stato tendenzialmente di destra, anche se tutti i miei colleghi sono generalmente di sinistra, perché li fa sembrare più vicini al proprio pubblico! Quelli che fanno i comunisti col rolex non li ho mai sopportati, è moda, non un credo politico! Adesso che sono cittadino americano e vivo in America, trovo che i Democratici abbiano fatto un disastro assurdo, quindi quando si presenterà la prossima occasione, voterò sicuramente Repubblicani, sperando che si presenti qualcuno credibile e non il solito clown.»

 

Vivi a Miami da anni, preferendola a Milano. Il vero motivo della trasferta? Senza peli sulla lingua!

«Di base, ho scelto di trasferirmi a Miami, perché volevo una qualità di vita migliore e dopo questi ultimi due anni di pandemia, posso dire di aver fatto la scelta giusta. In Florida, la pandemia è stata decisamente molto meno stressante e assurda! Qui è durata pochi mesi e poi come se non esistesse più. Amo la libertà, è uno dei fattori che ha reso il mio programma uno show di successo! L’Italia è il paese più bello del mondo, non potrei mai paragonarlo a dove vivo, ma l’America è ancora un paese che ti permette di realizzare i tuoi sogni e i tuoi progetti e da pazzo creativo e sognatore, qui sono riuscito a realizzarne uno: aprire una mia radio in Fm, Revolution 93.5 Fm. In America, nessuno ti giudica, puoi essere quello che vuoi, in Florida il clima è pazzesco, Miami si sta evolvendo alla velocità della luce, le spiagge sono spettacolari e le tasse bassissime, cosa volere di più?»

 

Radio, tv, libri, eventi, cinema. Cosa vuole fare da grande Marco Mazzoli?

«Invecchierò facendo radio e se capita altra tv, cinema e qualche libro, ma il mio vero piano per il futuro è un’isola tutta mia, circondato di natura e animali. Invecchiando, ho imparato ad amare entrambi.»

 

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