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Steve Koonin, viceministro per l’energia per Obama: “Il piano EU per tagliare le emissioni è inutile, bisogna passare al nucleare”

Steve Koonin, scienziato geniale con una formazione stellare, sostiene che il piano europeo per l’ambiente non abbia senso: “sono solo il 10% delle emissioni, i paesi in via di sviluppo lo coprirebbero in 10 anni”. La crisi russa ha mostrato quanto siamo dipendenti dai carburanti fossili e le rinnovabili non sono la soluzione.

09 Agosto 2022

Steve Koonin, viceministro per l’energia per Obama: “Il piano EU per tagliare le emissioni è inutile, bisogna passare al nucleare”

Stiamo sbagliando tutto sull'ambiente: questo almeno secondo Steve Koonin, dottorato in fisica e scienziato esperto di scienze ambientali, che ridimensiona l'impatto dell'uomo sull'ambiente (che secondo lui, si misurerà in secoli e non in anni) e sostiene l'inefficacia del piano europeo sul taglio alle emissioni. Puntare sul rinnovabile? Un errore costoso, come la crisi del gas ha mostrato fon chiarezza.

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Secondo Koonin, anche se le emissioni europeo fossero azzerate completamente, si tratterebbe solo di un 10% di quelle globali: "gli europei credono che gli altri paesi li seguiranno, ma non succederà". I paesi in via di sviluppo hanno esigenze troppo pressanti per non affidarsi all'energia fossile.

Al contrario, gli investimenti miliardari sulle rinnovabili non hanno reso l'Europa meno dipendente dal gas russo, come la crisi ucraina ha mostrato con chiarezza. Le rinnovabili, almeno al momento, sarebbero "inaffidabili": non producono abbastanza, chiedono troppo investimento e manutenzione, sono diffficili da smaltire. Il nucleare, al contrario rappresenta una scelta più intelligente e lungimirante. Ma anche in quel caso, ci vorrà moltissimo tempo perché soddisfino tutta la domanda, e per allora "l'economia potrebbe già essere crollata".

Koonin non è un negazionista, ma ridimensiona la gravità del cambiamento climatico: riguarderà le generazioni future, non è rapido come molti pensano. Non bisogna fare l'errore di prendere decisioni catastrofiche per l'economia per rispondere a un problema ancora lontano: il "consenso" della maggioranza degli scienziati sul cambiamento climatico riflette in realtà un quadro epistemologico molto più sfumato è ambiguo, in cui non sappiamo realmente cosa sia nostra responsabilità e cosa dovuto all'attività naturale di sole e oceani. "L'uomo influenza circa il 0,5 dell'energia del sistema": è possibile che sia responsabile dell'aumento di qualche grado, ma ci sono troppi fattori in gioco per dare univocamente la colpa all'attività antropica.

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