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Allevi e il mieloma: si riprenderà? Prof. Carella: "Siamo ottimisti" - ESCLUSIVA

Intervista esclusiva a Il Giornale d'Italia - L'apprensione dei fan alla notizia di mieloma del musicista Giovanni Allevi è alta, così ilgiornaleditalia ha chiesto all'ematologo Angelo Michele Carella maggiori delucidazioni in merito a questa "neoplasia dal suono dolce", che speranze ha Allevi di tornare in salute? "Siamo ottimisti"

24 Giugno 2022

Allevi e il mieloma: si riprenderà? Prof. Carella: "Siamo ottimisti" - ESCLUSIVA

Il musicista Allevi ha recentemente dichiarato di avere una “neoplasia dal suono dolce” chiamata mieloma e sta gettando nello sconforto numerosi ammiratori che oggi temono per la sua vita. Ma a che punto è la ricerca scientifica riguardo a questa malattia? Allevi ha ragione ad essere ottimista? Ilgiornaleditalia.it ha deciso di consultare il parere di un esperto, il professore Angelo Michele Carella, Cavaliere della Repubblica, ematologo di fama internazionale, Già, Direttore UOC Ematologia e Trapianti di Midollo al Policlinico San Martino di Genova e che attualmente svolge la sua attività tra Roma, Milano e Genova

Il professor Carella è stato allievo del professor Alberto Marmont. A febbraio 2019 gli è stato conferito a Mannheim in Germania la "Merit Award" dalla "European Leukemia net" per i suoi studi sulla leucemia. Ha fatto parte del gruppo che a Genova ha effettuato il primo trapianto allogenico nel 1974; è stato il primo ad utilizzare la procedura con Autotrapianto in Europa nel 1978. Ha fatto parte del Comitato Scientifico della Scuola Europea di Ematologia a Parigi. Insieme al professor Pierluigi Zinzani coordina il Meeting Post-Ash dove partecipano oltre 700 ematologi italiani ogni anno ed ha pubblicato oltre 280 lavori.  

Professore, che cos’è il mieloma multiplo e perché fa così paura?

Trattasi di una neoplasia ematologica che colpisce le plasmacellule a cui è affidato, come noto, il compito di produrre gli anticorpi, necessari per combattere le infezioni. Nel mieloma tali cellule producono senza controllo una grande quantità di anticorpi. In effetti trattasi di neoplasia che fino a due decadi fa veniva ancora trattato con farmaci inadeguati. Oggi la situazione è nettamente migliorata.  

Che sintomatologia presenta una persona con mieloma multiplo?

La produzione incontrollata di plasmacellule nel midollo riduce le cellule staminali fisiologiche che producono globuli rossi, globuli bianchi e piastrine e di conseguenza i sintomi ematologici sono anemia, leucopenia e piastrinopenia con rischio di emorragia. Le plasmacellule inoltre producono delle sostanze che modificano la normale composizione ossea, favorendo quindi una fragilità delle ossa medesime, con conseguente comparsa di dolori ossei e fratture vertebrali. Il mieloma non è una malattia ereditaria anche se esistono casi osservati nella stessa famiglia con differenti modalità di presentazione e gravità.

Quali sono i fattori di rischio? 

Il mieloma è più frequente in età avanzata e, come per altri tumori del sangue, le radiazioni e le sostanze presenti nella lavorazione del petrolio. Il mieloma multiplo può essere preceduto da una condizione definita gammopatia monoclonale di incerto significato, in inglese la sigla MGUS. Il termine gammopatia indica una produzione abnorme di anticorpi, mentre il termine monoclonale sottolinea il fatto che questi anticorpi sono di un solo tipo, quindi i prodotti in un unico clone di plasmacellule. Questa condizione quando si evidenzia con livello molto limitato non richiede alcuna terapia ma solo attenta sorveglianza e va anche precisato che non tutti i pazienti con questa gammopatia MGUS sviluppano un vero e proprio mieloma, ma devono comunque essere seguiti ogni 6-8 mesi per valutare eventuali evoluzioni. Nei pazienti vanno sempre valutati anche con i cosiddetti 4 criteri CRAB e cioè aumento del calcio, insufficienza renale, anemia e lesioni ossee. La presenza di uno o più criteri associati alla percentuale di infiltrazione midollare delle plasmacellule e alle alterazioni citogenetiche e molecolari autorizzano ad attivare la terapia.

Quali esami si effettuano e le sospetti di Mieloma?  

Emocromo, esame del sangue e delle urine, elettroforesi delle proteine, immunofissazione (se presente sospetto di gammopatia monoclonale all'elettroforesi), dosaggio catene leggere k e lambda nel siero e nelle urine, livelli di beta 2 microglobulina e della calcemia, ma soprattutto la biopsia midollare. Quest’ultima è di indagine fondamentale che consiste nel prelievo di un frammento di osso e del midollo contenuto in esso. Naturalmente la valutazione di questo esame fatto da persone esperte ci permette di quantificare il numero delle plasmacellule e con tecniche moderne come la FISH andare a valutare alterazioni molecolari che possono avere un grosso impatto sulla decisione della terapia da adottare. Naturalmente la TAC, la risonanza magnetica e tutte le indagini radiologiche per poi confermare eventuali lesioni osteolitiche.  

Come si cura il mieloma?

La nuova era della terapia del mieloma è iniziata con l’utilizzazione di cosiddetti inibitori del proteasoma, in particolare il bortezomib seguito dal carfilzomib. Inoltre altri farmaci quali la talidomide, lenalidomide e tutta una  serie di altri farmaci che hanno cambiato la storia del mieloma. La procedura classica è quella di iniziare la terapia con una tripletta di farmaci associata o meno ad un anticorpo molecolare. Non appena il paziente ottiene una remissione completa o remissione parziale vengono prelevate le sue cellule staminali periferiche   che vengono congelate; successivamente si utilizza una megaterapia seguita dall'infusione delle cellule staminali precedentemente scongelate (autotrapianto). Quindi si procede ad utilizzare la lenalinomide come mantenimento. Negli ultimi anni vi è stata una pletora di nuovi farmaci di grandissimo interesse, che permettono di trattare anche i pazienti che dovessero ricadere.

Cosa c'è di nuovo?  

Due grandi novità: anticorpi bispecifici e CAR-t. I primi sfruttano l'attività delle cellule T del paziente: un braccio si lega tramite il recettore CD3 alla cellula T ed il secondo braccio si lega all'antogene BCMA (antigene di maturazione delle cellule B) importante per la crescita e la sopravvivenza delle plasmacellule CAR-t. E' una terapia innovativa che ha permesso già di offrire risultati estremamente importanti nelle leucemie linfoblastiche del bambino e dell'adulto, nei linfomi non hodgkin ricaduti e da poco iniziano ad arrivare segnali incoraggianti anche nel mieloma.

Che speranze ha dunque Allevi di guarire dalla malattia e tutti coloro che presentano il mieloma multiplo?

Il mieloma è una malattia che si avvia ad ottenere risultati molto simili a quelli che oggi otteniamo nei linfomi non hodgkin e in talune forme di leucemia e quindi per uno come me che ha cominciato la propria attività quando non avevamo nessun farmaco importante (basti pensare che si curavano leucemie ed i linfomi con cortisone e trasfusioni), vedere questi risultati mi rende veramente entusiasta. Comprendendo sempre più i fini meccanismi biologici che sottendono la neoplasia saranno sviluppati farmaci sempre più specifici che inibiscono la cellula. Cosa che sta già avvenendo con i farmaci più recenti. Da ciò ne deriva una visione ottimistica per il futuro.  

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