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Vaccino Covid, l'ingiustizia è lampante ma migliaia di persone sono ancora sospese dal lavoro

La scorsa settimana, l’89% dei morti di Covid era vaccinato! Se persino l’uomo che ha fatto dei vaccini la missione della sua Fondazione ne ammette i limiti nel contenimento del contagio, qual è la ratio alla base della persistenza in Italia della discriminazione tra vaccinati e non vaccinati?

Di Alfredo Tocchi

09 Marzo 2022

Vaccino Covid, l'ingiustizia è lampante ma migliaia di persone sono ancora sospese dal lavoro

Vaccino Covid (fonte foto Lapresse)

“Ci sono cose che gli storici possono anche non vedere, ma che un narratore può (e perfino deve) illuminare, rappresentare, perché in quel tempo e in quel luogo c’erano degli uomini, e quegli uomini sono stati svuotati proprio dalla storia e dai suoi concreti, reali e realistici accadimenti.” (Joseph Roth, La marcia di Radetsky).

Oggi, nonostante sia stato riconosciuto persino da Bill Gates che i vaccini “…are missing two key things: First they still allow infections (“breakthrough”) and the duration appears to be limited”, nel nostro Paese ci sono persone sospese dal lavoro senza stipendio perché non si sono vaccinate. L’ingiustizia lampante di questa situazione è tanto più evidente quanto più si studiano i dati ufficiali forniti dalle Autorità: la scorsa settimana, l’89% dei morti di Covid era vaccinato! Se persino l’uomo che ha fatto dei vaccini la missione della sua Fondazione ne ammette i limiti nel contenimento del contagio, qual è la ratio alla base della persistenza in Italia della discriminazione tra vaccinati e non vaccinati?

Non intendo approfondire qui, sulle pagine di un quotidiano, gli aspetti giuridici che – icto oculi – rendono nullo l’obbligo. Oltre cinquecentomila persone sono sospese dal lavoro, private dello stipendio senza una valida motivazione. Vaccinate o meno, queste persone possono contagiarsi e diffondere il contagio, come tutti gli altri. Possono finire in terapia intensiva e morire, come tutti gli altri. Infatti, se nelle prime venti settimane dalla terza dose si osserva una riduzione delle gravi complicanze, dopo le venti settimane un trivaccinato ha le stesse probabilità di morire di Covid di un non vaccinato.

In Svezia, è stato pubblicato il primo studio scientifico che conferma l’ipotesi di genotossicità dei vaccini. Rammento che sul foglio illustrativo relativo al vaccino Comirnaty (Pfizer Biontech) possiamo leggere:
Genotossicità/Potenziale cancerogeno
Non sono stati condotti studi di genotossicità o sul potenziale cancerogeno. (omissis)
Tossicità della riproduzione
La valutazione della tossicità della riproduzione e dello sviluppo è stata condotta nei ratti.

Chi rifiuti di vaccinarsi ha, dunque valide ragioni scientifiche per farlo. Ha anche un preciso diritto di rifiutarsi, previsto dall’Art. 32 della nostra Costituzione e dalla Convenzione di Oviedo.
Ma – di nuovo – metto da parte le considerazioni giuridiche, limitandomi a un’osservazione di carattere generale: le reazioni gravi al vaccino non sono un’ipotesi remota, ma estremamente concreta. L’interesse della collettività alla vaccinazione di tutti sussisterebbe (anche se secondo alcuni non giustificherebbe la compressione del diritto individuale di rifiutare un trattamento medico) se non fosse un dato scientifico certo e riconosciuto ormai da tutti che i vaccini “…are missing two key things: First they still allow infections (“breakthrough”) and the duration appears to be limited”.

Oggi, l’interesse della collettività è piuttosto quello di evitare il costo sociale di oltre mezzo milione di persone discriminate, private di diritti umani e costituzionali. “Non vi è differenza tra imprigionare un uomo e impedirgli di guadagnarsi da vivere.”
(John Stuart Mill, Saggio sulla libertà).

Oggi, in mezzo a noi, in una Nazione che si professa democratica, nel più totale disinteresse generale dell’informazione mainstream, della politica, della società civile, “uomini sono stati svuotati proprio dalla storia e dai suoi concreti, reali e realistici accadimenti.”

“È necessario … proteggersi dalla tirannia dell'opinione e del sentimento predominanti, dalla tendenza della società a imporre come norme di condotta, con mezzi diversi dalle pene legali, le proprie idee e usanze a chi dissente, a ostacolare lo sviluppo, e a prevenire, se possibile, la formazione di qualsiasi individualità discordante, e a costringere tutti i caratteri a conformarsi al suo modello.” (John Stuart Mill, Saggio sulla libertà).

Non sarei un narratore, non mi sentirei un essere umano decente, se non tentassi di fare riflettere chi abbia il potere di porre fine a questo abominio.

Di Alfredo Tocchi

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