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Covid, l'ultimo rapporto dell'Iss fa luce sui discutibili allarmismi: i morti di Covid sono una minoranza

Dai dati choc del rapporto dell'Istituto superiore di Sanità si evince che l'incidenza dei Covid sul totale delle morti è inferiore al 3%

21 Ottobre 2021

Covid

Fonte: Twitter

Il nuovo rapporto dell'Istituto superiore di Sanità ha portato alla luce dei dati inerenti alle morti da Covid che lasciano a bocca aperta. Secondo quanto riportato nelle statistiche del rapporto, l'incidenza della mortalità da Covid rispetto al totale degli ultimi due anni è molto bassa. Non si spiegano dunque gli allarmismi che hanno portato una certa linea politica a spingere così insistentemente sul vaccino e sulle restrizioni considerate prerogativa per liberarsi dall'emergenza sanitaria. Secondo quanto riportato nel campione statistico appena pubblicato dall'Iss, l'incidenza del Coronavirus sulla mortalità totale è solo del 2.9%. Un dato irrisorio considerati i 130.468 decessi registrati dalle statistiche ufficiali. Comparando le cartelle cliniche del campione di pazienti coinvolti nello studio, risulta chiaro che qualcosa non torna. Non nella effettiva mortalità del Covid, comprovata tristemente dai diversi casi di contagio che hanno attanagliato il nostro paese come il resto del mondo, ma piuttosto nella risposta governativa a una tale emergenza. Dati alla mano, la spinta ansiogena delle istituzioni all'obbligo de facto di vaccino e all'obbligo di green pass, non sembrano trovare riscontro nei numeri.

Covid, dati choc dall'Iss: i morti di Covid sono meno di quanto si pensa

Dei 13.460 decessi registrati da febbraio 2020, solamente il 2.9% è imputabile al Covid. Non sono i dati pubblicati da un sedicente no-vax sul suo blog personale, bensì le statistiche ufficiali pubblicate dall'Istituto superiore di Sanità inerenti alla mortalità per il Covid. Un risultato che fa pensare e che pone l'accento sulla differenza tra "morto di Covid" e "morto con il Covid" per usare le parole di Nicola Porro. Stando ai dati ufficiali pubblicati dall'Iss, sembrerebbe dunque che la maggior parte dei decessi verificatisi negli ultimi due anni di restrizioni e privazioni siano state causate principalmente da condizioni pregresse dei pazienti. Covid o non Covid.

Il nuovo rapporto dell'Iss si è fatto attendere. Era da luglio che l'istituto non pubblicava aggiornamenti e i recenti sviluppi lasciano intendere il perché. Giustificare quasi 24 mesi di restrizioni e una spinta draconiana verso l'obbligo de facto di vaccino alla luce di un infinitesimale dato statistico come può essere questo del 2.9% è quantomeno imbarazzante per le autorità. Sembra infatti che ai piani alti i numeri interessino meno che le decisioni perentorie in merito all'imposizione del codice verde. Se pur l'incidenza del Covid nelle statistiche di mortalità degli ultimi due anni è innegabile, il dato inferiore al 3% sull'incidenza delle morti generali è sicuramente un aspetto su cui riflettere. Soprattutto perché è proprio sull'allarmismo delle morti, e non solo dei contagi, che le autorità hanno fondato le loro decisioni che hanno portato talvolta alla privazione della libertà personale. Molte delle quali, a differenza che in tutti gli altri paesi europei, sono in vigore ancora oggi.

Rapporto Iss: "Poche le morte da Covid". Perchè allora tante imposizioni?

Al netto della perdita di vite umane che ha sicuramente avuto un impatto psicologico sull'intera popolazione, si sta parlando di meno di 4mila persone. 3783, per la precisione. Questi i cittadini italiani che hanno effettivamente perso la vita a causa del Covid. E solo del Covid. Per tutti gli altri, il rapporto dell'Iss indica che l'interferenza di condizioni pregresse o malattie arrivate a uno stadio incurabile abbiano avuto la meglio. Non il Covid, dunque, in nome del quale tutti gli italiani sono stati chiusi in casa. Covid, in nome del quale, molti italiani non possono andare a lavorare perché ancora non hanno il green pass. Covid, in nome del quale alla popolazione è stato chiesto di pazientare. Covid, in nome del quale sono stati rigettati dati su dati, numeri su numeri, quasi a spaventare per l'incidenza della mortalità del virus.

Ma a quanto riporta il resoconto dell'Iss, delle morti considerate nel campione analizzato, il 67.7% dei pazienti avevano da una a cinque malattie diverse dal Coronavirus che ne hanno causato la morte. Il 18% ne aveva almeno due, e meno del 5% solo una ma mortale. In tutti questi casi, il Covid non avrebbe fatto che peggiorare la situazione, ma non ne avrebbe definito la morte clinica. Resta dunque da interrogarsi sul perché chi non è immunodepresso o non è stato colpito da malattie giustificate con l'età o con casi e infortuni che fanno parte della vita, è stato soggetto allo stesso trattamento. Alle mascherine, al distanziamento, alla restrizione della mobilità nel proprio paese. E ancora meno all'estero. Le indicazioni del Cts e delle autorità centrali hanno dunque molto di cui rispondere. Se anche analizzando i dati a partire da febbraio 2020 la situazione sembra così, meno allarmante di quanto a volte descritto, come giustificare le restrizioni ancora vigenti? Per dirla alla Shakespeare, in molti casi, a scapito della libertà di molti, e marciando sulla (pur tragica) sorte di pochi, si è fatto "molto rumore per nulla".

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