17 Febbraio 2026
Si è tenuto questa mattina, presso il Palazzo dell’Informazione Adnkronos di Roma, l’evento UGL “Perché votare Sì”, dedicato all’imminente Referendum sulla Giustizia in programma il 22 e 23 marzo 2026.
Ad aprire i lavori è stato Francesco Paolo Sisto, Viceministro della Giustizia, che ha dichiarato: “Quella sulla Giustizia è una riforma naturale, che allinea l’Italia agli standard delle principali democrazie europee. La separazione delle carriere è la conseguenza naturale dell’articolo 111 della Costituzione. Siamo nelle condizioni di scrivere nuove regole perché veniamo dal mondo del lavoro e ci battiamo per la difesa della Costituzione, per portare l’Italia a un livello più alto di civiltà giuridica. È una riforma a favore dei cittadini e nell’interesse dei magistrati, che si liberano dal peso delle correnti. Chi dice no vuole mantenere lo status quo. Il nostro obiettivo è una giustizia più chiara, più responsabile e più credibile. La separazione delle carriere esiste già in molti ordinamenti europei, in questi Paesi chi giudica è distinto da chi accusa. Nel testo è scritto che la magistratura resta autonoma e indipendente: questo principio non viene toccato, ma non abbiamo visto una critica puntuale nel merito. Il Ministro ha chiesto all’ANM un resoconto sui finanziamenti dei Comitati per il ‘No’: una richiesta legittima, perché la trasparenza è un principio fondamentale in una democrazia. Eppure c’è chi sembra voler ostacolare il pieno esercizio dei diritti dei cittadini”.
Per Paolo Capone, Segretario Generale UGL: "Oggi abbiamo dimostrato quanto sia fondamentale coinvolgere la società civile sui grandi temi che riguardano il futuro della nostra giustizia. Il Referendum del 22 e 23 marzo rappresenta un’occasione storica per dare voce ai cittadini e per promuovere una giustizia riformata ed efficace. Una magistratura più autonoma dalle dinamiche interne e più trasparente nelle procedure è una garanzia non solo per chi amministra la giustizia, ma soprattutto per i cittadini, che devono poter confidare in un sistema fondato su merito e imparzialità. L'UGL crede nella partecipazione democratica e nella necessità di garantire un settore giustizia che tuteli diritti, legalità e meritocrazia. Invitiamo tutti i cittadini a informarsi e a partecipare con responsabilità al referendum, perché votare Sì significa scegliere un Paese più giusto. Questo convegno segna l'avvio della campagna referendaria dell'UGL, che proseguirà con iniziative in tutte le piazze d'Italia, toccando in particolare le periferie e supportando i cittadini con una informazione dettagliata, corretta e chiara”.
Il Sen. Giovanni Berrino, Commissione Giustizia del Senato, ha osservato: “Il referendum sulla Giustizia non può e non deve essere politicizzato. Il nodo parlamentare è stato evidente: su una riforma che sulla carta avrebbe dovuto mettere tutti d’accordo, non c’è stata alcuna disponibilità al confronto. L’unico modo per arrivare a un’intesa sarebbe stato rinunciare alla riforma stessa. Si può essere contrari ad alcuni punti, ma resta fermo l’obiettivo di fondo che vogliamo raggiungere: separare le carriere. Giudici e Pubblici Ministeri devono avere due organi di governo distinti ed essere giudicati per il loro operato e non per le loro relazioni personali. Alla maggioranza parlamentare rivolgiamo una critica chiara: non c’è stata la volontà di discutere davvero per arrivare a una riforma condivisa. Questa legge restituisce finalmente ai cittadini la libertà di essere giudicati da magistrati liberi, giusti e responsabili. Vogliamo una giustizia equa per tutti, che sappia punire davvero chi è colpevole”.
L’On. Jacopo Morrone, Commissione Giustizia della Camera, ha affermato: “A proposito del referendum sulla Giustizia, dobbiamo considerare che il processo mediatico troppo spesso precede quello giudiziario. Prima ancora che un tribunale si pronunci, si forma un giudizio nell’opinione pubblica. Ciò accade mentre la magistratura esercita un potere enorme, ovvero incidere sulla libertà personale delle persone. Le condizioni per una riforma efficace sono chiare, deve esserci un equilibrio reale tra accusa e difesa. Il pubblico ministero e l’avvocato devono avere pari dignità processuale, davanti a un giudice davvero imparziale e terzo. Il sistema delle correnti non nasce con il caso Palamara, ma è un problema strutturale che si è consolidato nel tempo. Oggi, però, abbiamo la possibilità di cambiare, anche attraverso il referendum e questa è una grande opportunità per riformare davvero la giustizia. Saranno rafforzate le garanzie e tutelati i diritti dell’indagato e dell’imputato. L’obiettivo è una giustizia più equa, più credibile e più rispettosa delle libertà fondamentali”.
Secondo il Prof. Stefano Ceccanti, Costituzionalista, Associazione Libertà e Uguale – Sinistra per il Sì: “Siamo chiamati ad applicare la Costituzione, anche attraverso la sua evoluzione. Io penso che sia il caso di approvare questa riforma anche perché il doppio CSM e l’Alta Corte Disciplinare erano nei programmi sia del centrodestra che del centrosinistra, quindi dobbiamo rendere effettiva una riforma attesa da tempo fin dal 2002. Questa è una riforma che crea pluralismo, è una riforma liberale. Diamo vita ad un pluralismo fra poteri e nei poteri. Siamo dalla parte dei cittadini. Oggi il punto debole del sistema si concentra nella fase delle indagini preliminari e nel momento del rinvio a giudizio. È lì che spesso si producono effetti pesanti e talvolta irreversibili, che colpiscono soprattutto le persone appartenenti ai ceti medio-bassi, meno attrezzate per difendersi. L’obiettivo è rafforzare le garanzie, rendere il processo più equo e assicurare che il principio del giudice terzo non sia solo un’affermazione teorica, ma una realtà concreta”.
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