Ddl antisemitismo, Amnesty International lancia allarme: "Rischio bavaglio per libertà d'espressione contro politiche genocide Israele"
Amnesty critica i ddl contro l’antisemitismo al Senato: il richiamo alla definizione Ihra rischia di limitare la libertà di espressione, l’attivismo civile e i diritti garantiti dalla Costituzione e dalla Cedu
Amnesty International ha lanciato l'allarme contro i ddl antisemitismo ora in Senato: "Se approvati, c'è un rischio fortissimo di bavaglio per la libertà d'espressione contro le politiche genocidiarie di Israele".
Ddl antisemitismo, Amnesty International lancia allarme: "Rischio bavaglio per libertà d'espressione contro politiche genocide Israele"
Amnesty International ha espresso forte preoccupazione per l’esame in corso, presso la Commissione Affari costituzionali del Senato, dei disegni di legge n. 1004 e congiunti sul contrasto agli atti di antisemitismo. Al centro delle critiche vi è il possibile richiamo, all’interno dei testi legislativi, alla definizione operativa di antisemitismo adottata dall’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto (Ihra) il 26 maggio 2016, comprensiva dei cosiddetti “esempi contemporanei”.
Secondo Amnesty, l’adozione della definizione Ihra come riferimento normativo rischia di produrre gravi conseguenze sul piano dei diritti umani, in particolare sulla libertà di espressione politica, tutelata dal diritto internazionale e dalla Costituzione italiana. L’organizzazione sottolinea come alcuni esempi inclusi nella definizione siano già stati utilizzati, in diversi contesti internazionali, per qualificare come antisemitiche critiche legittime alle politiche dello Stato di Israele.
Amnesty ricorda che, sulla base della definizione Ihra, sono stati etichettati come antisemitici anche rapporti di organizzazioni per i diritti umani che denunciano crimini di apartheid nei confronti della popolazione palestinese, incluso il rapporto pubblicato dalla stessa Amnesty International nel 2022. Analogamente, sono finite sotto accusa iniziative della società civile come le campagne di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds), così come l’attivismo contro il genocidio a Gaza.
Le preoccupazioni dell’organizzazione sono supportate da pareri legali che evidenziano potenziali conflitti con diversi principi costituzionali italiani: dalla libertà di manifestazione del pensiero (art. 21) alla libertà accademica e di insegnamento (art. 33), fino al principio di uguaglianza (art. 3). Viene inoltre richiamato il principio di legalità penale sancito dall’articolo 25 della Costituzione, che richiede norme chiare, tassative e prevedibili.
Secondo un ulteriore parere giuridico, l’introduzione della definizione Ihra nel diritto positivo italiano potrebbe violare anche gli obblighi internazionali dell’Italia, in particolare la Convenzione europea dei diritti umani. Sarebbero a rischio il principio di legalità (art. 7 Cedu), la libertà di espressione (art. 10) e, di riflesso, le libertà di associazione e di riunione (art. 11).
Amnesty International chiede dunque al Parlamento di riconsiderare l’impianto dei disegni di legge, affinché il contrasto all’antisemitismo non si traduca in una compressione dei diritti fondamentali e del dissenso politico legittimo.