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Elezioni 2022, Centrosinistra in tilt mentre il Centrodestra avanza compatto sotto Meloni

Già in crisi l'alleanza tra Calenda e PD, la sinistra è divisa su NATO, Ucraina e sulla cosiddetta "agenda Draghi". Sembra che l'unica unità dietro alla "ammucchiata" sia quella di tentare disperatamente di impedire alla destra di vincere. Intanto, i rivali a destra sembrano molto più convinti su cosa fare e presentano un programma rassicurante e senza esagerazioni.

Di Filippo Marani Tassinari

05 Agosto 2022

Il centrosinistra nel caos mentre la destra avanzata compatta sotto Meloni. Ci sono speranze per la sinistra?

Nonostante i propositi agguerriti, sembra che la sinistra affronti sempre maggiori difficoltà nel presentarsi come un blocco forte e coerenti in gradi di contrastare la destra. Questo perché, di fatto, non c'è una vera compattezza ideologica su nessun tema rilevante: il recente "ultimatumdi Calenda al PD di Letta ne è la più lampante dimostrazione. Sembra esserci una spaccatura tra gli elementi più liberali, come appunto PD e Azione, intenzionati a raccogliere le opinioni dei moderati e portare avanti le istanze della cosiddetta "agenda Draghi" e invece partiti più radicali nelle istanze sociali ed ecologiste. Se dunque non c'è accordo sul programma e sulle alleanze, l'unico elemento è l'opposizione alla destra "sovranista e incapace"; un'ottica antagonista che lascia l'iniziativa proprio alla destra. Meloni e compagni intanto, propongono un programma assolutamente poco innovativo e smorzano persino i toni su alcune polemiche classiche, giurando fedeltà alla NATO.

Dissidi interni alla sinistra: è la destra ad avere l'iniziativa

Il PD si trova nella scomoda posizione di essere il membro più forte della fazione svantaggiata. Dunque, con l'ingombrante responsabilità di scegliere gli alleati e definire di fatto i contorni dello schieramento. Inizialmente, di fronte ai successi di sondaggio della destra e specialmente di Fratelli d'Italia, la strategia sembrava essere quella del campo largo: dunque, non solo Azione di Calenda, tra tutti i partiti forse quello più compatibile a livello di programma escludendo forse Più Europa, troppo piccolo per fare la differenza; bensì anche Sinistra Italiana. Quest'ultimo, partito chiaramente critico verso "l'eredità" del governo Draghi, e in generale verso le inclinazioni atlantiste del PD che sono per Calenda punti irrinunciabili, in grado, potenzialmente, di fare saltare il tavolo dell'alleanze con il Partito Democratico. Fratoianni, segretario di SI, ha a tal proposito twittato polemicamente: 

"Agenda Draghi? Non esiste. Lo ha detto Draghi stesso. Povero Calenda, deve correre in cartoleria a comprarsene un’altra. Noi intanto lavoriamo per un’Italia più giusta e più verde."

In tempo di crisi energetica, tuttavia, temi caldi sull'ecologia possono divenire molto divisivi. La questione sui rigassificatori, ad esempio, fondamentali per qualsiasi forza politica che punti a emanciparsi dal gas russo e dunque perseguire una politica atlantista convinta, è inaccettabile per i partiti per cui l'ecologia è una priorità assoluta e la polemica contro la politica USA nemmeno troppo nascosta. Molte voci sono levate cercando di rappacificare gli animi: Franceschini, ministro della cultura, ha twittato: 

"Fermatevi! Ci aspetta una sfida molto più grande dell’interesse dei nostri partiti: evitare che l’Italia finisca in mano a una destra sovranista e incapace. Per iniziarla e vincerla occorre rispettarci a vicenda e accettare le nostre diversità"

Anche Tabacci ha parlato facendo riferimento al tema della "responsabilità", e Di Maio, ormai saldamente saltato nella barricata del centrosinistra, parla di non fare distinzioni tra "alleati di serie A e di serie B". Tuttavia, ancora una volta, la posizione è puramente antagonistica: si governa per non fare governare la destra, non per governare. Una situazione instabile e spiacevole che chiaramente non rassicura gli elettori, che si trovano tendenzialmente poco rappresentati nelle "ammucchiate".

Se dunque la coalizione di sinistra si trova nella posizione difficile di conciliare posizioni sostanzialmente inconciliabili oppure sfaldarsi, quella della destra sembra essere più compatta e convinta che mai. Il programma è più conservativo che mai: insistenza sui cavalli di battaglia, quali flat tax, migranti, pensioni. Addirittura, molti compromessi per rendere il governo più "presentabile": conferma della fedeltà alla NATO e ai principi del Patto Atlantico, polemica contro l'Europa fortemente smorzata. Giorgia Meloni, in sempre maggiore vantaggio nei sondaggi, sembra avere alleati stabili ormai rassegnati a fare da sidekick, comprimari compiacenti, e deve più che altro "ripulire" la propria reputazione di estremista di destra, che potrebbe ritorcesele contro se, dopo una eventuale vittoria alle elezioni, si trovasse l'Europa contro, minando la stabilità del governo. 

Tuttavia, è significativo che il problema da risolvere per Meloni sia un problema del "dopo la vittoria", mentre la sinistra ragiona ancora su che coalizione presentare. L'iniziativa è saldamente in mano alla destra, che può permettersi di presentare in anticipo lo (scontatissimo) programma e dare così una immagine più salda e vincente. Il tutto mentre gli avversari a sinistra sono ancora impegnati a litigare per chi ammettere nel club dei potenziali sconfitti.

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