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Green Pass, Mattei: "Stravolgimento orribile e violento dell'ordine costituzionale. Vittoria referendum per il 'no' manda a casa Draghi"

Ugo Mattei, docente di diritto e ora candidato sindaco a Torino con la lista 'Futura per i beni comuni', in esclusiva per Il Giornale d'Italia: "Il green pass è contrario alla salute pubblica. Illude i vaccinati di non essere contagiosi"

29 Settembre 2021

Ugo Mattei

fonte: facebook Ugo Mattei

Ugo Mattei, docente di diritto ora candidato sindaco a Torino alla guida della lista Futura per i beni comuni, è uno dei più accesi sostenitori del Referendum per il 'no' al green pass. In esclusiva per Il Giornale d'Italia, l'autorevole accademico italiano mette in evidenza le storture e i pericoli nascosti dietro la certificazione verde: "Sul green pass falsità e gravi menzogne. Strumento discriminatorio e irragionevole". Ugo Mattei è socio ordinario della International Academy of Comparative Law e membro del comitato esecutivo della American Society of Comparative Law di diritto civile e di diritto internazionale e comparato all'Università della California, professore di diritto internazionale e comparato all'Hastings College of the Law dell'Università della California a San Francisco, di diritto civile all'Università di Torino.

Professor Mattei, ci parli del Referendum, perché è importante firmare contro la certificazione verde? 

"Fondamentalmente la questione del Referendum per il ‘no’ al green pass è una questione di alto valore politico. Si tratta di dare uno sbocco di natura costituzionale e Costituente ai movimenti che in tutte queste settimane hanno manifestato nelle piazze il dissenso. Di persone che di fronte all’autoritarismo, alla violenza del green pass si stanno ribellando. Le piazze sono piene da tante settimane, io credo che il referendum sia fondamentale per dare uno sbocco a queste piazze. Perché le piazze, se poi dopo non hanno una loro capacità di generare diritto finiscono per essere dei luoghi che tendono poi ad ammosciarsi. Il referendum è l'unico modo per il popolo di generare fonti primarie del diritto, ancorché in via abrogativa, possono tuttavia incidere sul tessuto normativo primario e quindi risultato referendario è un risultato obbligatorio qualora si indica un Referendum. Qualora non si vinca un Referendum anche il fatto di riuscire ad organizzarlo e quindi a raccogliere un numero molto significativo di firme che sono necessarie da’ la misura della di un movimento sociale. Possiamo riempire una piazza con 200.000 persone, ma se il giorno dopo dicono che ce n'erano 15.000, come viene fatto normalmente da parte di questo sistema bugiardo dei media, non serve a nulla. Invece se si raccolgono 800.000 firme e con una procedura costituzionale, questi sono i numeri che non possono essere controvertibili. Già questo secondo me sarebbe una cosa importante".

"Appena annunciato il referendum è stato messa in moto una macchina di delegittimazione, le cui origini certamente non sono di fuoco amico, ma sicuramente sono di fuoco nemico, perché il potere ha paura dei referendum in quanto il referendum è il momento in cui il popolo si riprende la delega, quando si sente tradito dei rappresentanti, il Referendum è l'unico modo che abbiamo di riprenderci la delega e quindi tutte le volte che un referendum viene fatto le contromisure del potere sono evidenti, utilizzano i metodi più scorretti. Questa volta sono state mandate in giro delle notizie false e tendenziose anche sul mio conto. Anche abbastanza imbarazzanti. Alcuni sostenevano che perché ero studente della Law School Economics a 19 anni sarei stato un agente di Soros. Queste cose però cadono nella credulità popolare. Perché c’è grande credulità popolare in questi movimenti. La gente è molto disorientata, si tratta di persone normali, sfavorite, un po' ignoranti, e quando queste fake news vengono fuori sembra che la spara più estrema e quindi è un terreno fertile. E questo è quello che è successo con il Referendum".

"Io penso che abbiamo recuperato la linea, la piazza dell’altra sera qui a Torino in cui è venuto Carlo Freccero in supporto della mia campagna elettorale a sindaco di Torino è stata clamorosa. C’erano probabilmente 3.000-4000 persone, almeno 3-4 volte di più della piazza di Giorgia Meloni e di quella di Conte. Quindi io penso che ci sia una forza politica dietro questo dissenso. Una forza politica che è obbligo e compito degli intellettuali riuscire a organizzare in modo solido e in modo concreto. Io mi sento, da questo punto di vista, gravato di gran parte di questo peso, perché nella mia specie, quella dei Giuristi, cioè quelli che dovrebbero occuparsi criticamente delle regole del gioco, sono davvero rimasto solo nel costruire o nel provare a costruire delle alternative. Sono delle alternative che possono basarsi solo sul diritto. Una delle critiche che era stata fatta da alcuni dei denigratori del referendum era ‘ah no bisogna usare in realtà delle cause giudiziarie’, secondo me bisogna usare anche quelle. Io credo che la lotta nei confronti delle prevaricazioni attuali debba utilizzare tutte le possibili vie. Serve complessità di fuoco, pluralismo di azione, culturale, politica, giuridica, economica. Sono tutte azioni che devono servire ad unire una base sociale sempre più ampia che si sappia imporre a questo stravolgimento orribile dell'ordine costituzionale. Io credo che se vincessimo referendum sul green passa mandiamo a casa anche Draghi. Abbiamo già mandato a casa prima Berlusconi e poi Renzi con il referendum, anche se non ce l'hanno detto e dicono sempre che non sono serviti a niente. Ma in realtà un Referendum vinto crea uno scossone costituzionale sempre di proporzioni importanti storicamente, non bisogna fermarsi all'apparenza". 

Perché se un decreto per essere attuato necessità delle due condizioni di necessità e urgenza, quello sul green pass entrerà in vigore il 15 ottobre? 

"L’abuso della clausola di straordinaria necessità e urgenza è endemico al nostro sistema. Si tratta di una censura di costituzionalità che viene fatta quasi sempre ai decreti-legge, io personalmente quando avevo lavorato come avvocato della Regione Piemonte contro il decreto Salvini avevo anche presentato e articolato quella questione: ci sono pochissimi precedenti della Corte Costituzionale che fanno valere l’abuso della clausola della straordinaria necessità e urgenza. E perché ce ne sono pochissimi? E’ una ragione fisiologica, perché in realtà quel controllo spetterebbe al Presidente della Repubblica. I nostri due organismi di garanzia sono da un lato la presidenza della Repubblica, dall’altro la Corte Costituzionale. La presidenza della Repubblica ex ante, la Corte Costituzionale ex post. La presidenza Repubblica è il primo garante di costituzionalità, quindi se il presidente Repubblica accetta incostituzionalità gravi come sta facendo Mattarella ormai da molto tempo e come prima di lui ha fatto Napolitano e come ormai è purtroppo una prassi triste del nostro costituzionalismo semipresidenziale, che è venuto a costruirsi nella nostra Costituzione, l'esito e questo: si abusa di questo articolo, la Corte Costituzionale non dice niente, il Presidente della Repubblica non dice niente e il popolo si prende questo sistema sostanzialmente nelle mani dell'esecutivo e non più del legislativo".

Professore, lei ha dedicato la sua vita e la sua carriera all'università, e in particolare all'Università di Torino. Cosa significa per lei l'introduzione del green pass negli ambienti universitari?

Per me l’utilizzo del green pass in università è un motivo di amarezza grave. Perché intanto dovrebbe essere il luogo di controllo critico. Ci sono stati dei professori universitari contro il green pass, sono state raccolte tante firme, a questo punto forse 800. I giuristi sono un’infima minoranza. L’università è dotata di autonomia. Autonomia vuol dire che ti dai le tue regole. Io invano sono andato dal mio rettore a cercare di dirgli ‘Diamoci delle regole più ragionevoli’, che ‘il green pass non è ragionevole’, ‘strutturiamo dei sistemi di campionatura che non discriminino’. Insomma, ho cercato di fare di tutto, ma il coraggio non è di questo mondo.  

Quindi ci sono dei modi di azione alternativi? 

Ma certo che sì. Ci sarebbero assolutamente dei modi alternativi. Se fossi stato io il rettore, il Green Pass nell’università di Torino non si chiedeva. Si utilizzavano delle tamponature gratuite a campione. Si faceva diverso. Se divento sindaco di Torino stai pur certo che il green pass viene eliminato. Quantomeno faccio un’ordinanza di urgenza subito e lo dichiaro fuori legge. E’ contrario alla salute pubblica. Illude i vaccinati di non essere contagiosi. Perché mette sullo stesso piano tamponato e vaccinato, che sono due categorie completamente diverse. Mentre il tamponato è soggetto all’errore del tampone, che è relativamente basso e quindi quando il tamponato entra in luoghi pubblici non è contagioso, il vaccinato, proprio perché il vaccino riduce la virulenza, ci sono molti più asintomatici contagiosi vaccinati di quanti non siano vaccinati. Quindi se tu ammassi studenti vaccinati asintomatici perché giovani e contagiosi nello stesso posto è una formula magica per creare dei disastri e al puro scopo di discriminare, queste è la cosa grave". 

Ed è sulle stessa linea anche la proposta di eliminare il tampone come metodo per ottenere il green pass?

Ma certo. Fa parte comunque della volontà di costruire una tessera di partito. Chi ce l’ha è tesserato. Chi non ce l’ha è discriminato. Invece di dire che è discriminato per le sue opinioni, perché si batte per la ragionevolezza, dicono che è discriminato perché è contagioso. E’ una falsità grave, che è gravissimo che venga sostenuta dai media dominanti e dalle alte cariche dello stato. 

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