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"Perché i bimbi iraniani, libanesi e palestinesi non sono una priorità?”, il belga Marc Botenga tuona al Parlamento europeo

Il 14 marzo 2025, durante un dibattito sulla situazione umanitaria a Gaza, Botenga si rivolse visibilmente adirato al Ministro degli Esteri polacco, Adam Szłapka, che in quel momento, mentre si parlava di Gaza e dei morti palestinesi, stava ridendo. "Sta ridendo mentre noi discutiamo della morte di tantissimi palestinesi, di una popolazione ridotta alla fame. Anche i palestinesi sono esseri umani, dovrebbe vergognarsi!"

28 Marzo 2026

"Perché i bimbi iraniani, libanesi e palestinesi non sono una priorità?”, il belga Marc Botenga tuona al Parlamento europeo

Gaza

C'è una voce al Parlamento Europeo che non abbassa il registro e non ammorbidisce le parole quando si parla di Gaza, di Libano, di Iran. Si chiama Marc Botenga, è belga, appartiene al Parti du Travaile siede nei banchi del gruppo The Left. È coordinatore del gruppo per gli Affari Esteri.

La scomoda verità sopra ogni altra cosa

Quando la maggior parte dei suoi colleghi si nasconde dietro formule diplomatiche o, peggio ancora, sorride e chiacchiera mentre si discute di morti, lui, Botenga, alza la voce. Letteralmente. Il 14 marzo 2025, durante un dibattito sulla situazione umanitaria a Gaza, Botenga si rivolse visibilmente adirato al Ministro degli Esteri polacco, Adam Szłapka, che in quel momento, mentre si parlava di Gaza e dei morti palestinesi, stava ridendo. "Sta ridendo mentre noi discutiamo della morte di tantissimi palestinesi, di una popolazione ridotta alla fame. Anche i palestinesi sono esseri umani, dovrebbe vergognarsi!", tuonò Botenga. E aggiunse, senza lasciare spazio a equivoci: "L'Unione Europea è complice del massacro dei palestinesi". Non è uno sfogo occasionale. È una linea politica coerente, documentata, argomentata intervento dopo intervento. Quando Kaja Kallas, Alta rappresentante per la politica estera della UE, si recò a Tel Aviv dichiarando di fronte al Ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar che Europa e Israele sono "very good partners", Botenga la fulminò dall'Aula con un intervento diventato virale: "Partners in cosa? Nel genocidio? Nella pulizia etnica?". Un video rimbalzato in tutta Europa, visto da milioni di persone. Perché dire le cose come stanno, in quel palazzo di vetro e burocratica prudenza, è ancora un atto di rottura.

Sanzioni ad Israele? Nessuna.

Sul dossier più esplosivo — quello delle sanzioni — Botenga ha smontato la tesi della Kallas secondo cui la modifica dell'accordo con Israele richiederebbe l'unanimità dei 27, definendola un modo per nascondersi e non voler prendere iniziative. Il ragionamento di fondo è semplice e devastante: "L'UE mette in campo sanzioni verso numerosi Paesi, ma per Israele fa eccezione". Anche sul piano militare la postura europea è incoerente e complice. Tramite l'accordo di associazione UE-Israele, tutt'ora in vigore, l'Europa finanzia Tel Aviv, riconoscendole uno status privilegiato. E le esportazioni di armi verso Israele continuano, nonostante principi adottati dal Consiglio le vieterebbero. L'Europa, insomma, viola le proprie stesse regole per non dispiacere a un alleato che bombarda ospedali e civili. Quando Israele ha attaccato l'Iran colpendo anche la centrale nucleare di Natanz, Botenga ha denunciato il doppio peso della morale occidentale: "Quando la Russia ha attaccato l'Ucraina abbiamo condannato, mentre ora la presidente della Commissione europea non ha condannato". E ha aggiunto con precisione chirurgica: "Non possiamo continuare a sostenere azioni illegali che vanno contro il diritto internazionale". La domanda che Botenga ha posto su Xperché i crimini contro i bambini iraniani, libanesi e palestinesi non sono una priorità del Parlamento Europeo? — ha una risposta che lui stesso conosce bene: perché i responsabili siedono a Tel Aviv o a Washington. E l'Europa, che dovrebbe incarnare i valori del diritto internazionale, ha scelto di essere solidale con chi quei valori li calpesta.

E tra i parlamentari italiani c’è qualcuno che alza la voce?

Guardando all'Italia, lo scenario è desolante. Qualche europarlamentare del PDCecilia Strada, Annalisa Corrado — ha alzato la voce sulla Freedom Flotilla e sull'embargo delle armi. Gli europarlamentari del M5S Pedullà, Furore, Della Valle e Tamburrano hanno presentato un'interrogazione alla Commissione chiedendo perché non riconosca pubblicamente i pronunciamenti delle corti internazionali sui crimini di Israele. Ma sono voci episodiche, quasi sempre prive di quella franchezza sistematica e coraggiosa che distingue Botenga. Nel frattempo, il governo italiano ha votato contro persino la semplice revisione dell'accordo quadro UE-Israele, nonostante l'ampia mobilitazione nelle piazze e l'opinione pubblica schiacciante a favore della causa palestinese. E l'opinione pubblica, infatti, è molto più avanti della politica. Secondo le rilevazioni di YouTrend, il 63 per cento degli italiani ritiene che Israele stia commettendo un genocidio nella Striscia di Gaza, il 64 per cento che opprima sistematicamente i palestinesi, il 65 per cento che la sua risposta ai fatti del 7 ottobre sia stata sproporzionata. Persino gli elettori di Fratelli d'Italia e Forza Italia hanno cominciato a prendere le distanze. Ma i loro rappresentanti a Bruxellese a Strasburgo continuano a voltarsi dall'altra parte o a ridere, come il ministro polacco. L'Italia avrebbe bisogno di un Botenga. Di qualcuno che salga su quel podio e dica, senza rete e senza calcoli elettorali: l'Europa è complice. Che cessi di mentirsi. Che smetta di finanziare con i soldi dei cittadini europei chi affama un popolo intero. Finché quella voce mancherà, resteremo — come scriveva qualcuno in una delle giornate più buie — nella parte sbagliata della storia.

Di Eugenio Cardi

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