Kuwait, danneggiate gravemente le basi militari Usa dai raid iraniani: personale costretto a lavorare da remoto da hotel

Basi Usa colpite dagli attacchi iraniani: truppe trasferite in hotel e uffici, cambia la strategia militare mentre cresce il rischio per obiettivi civili nella regione

Come descritto dalla stampa internazionale, le basi militari statunitensi in Medio Oriente, quelle dei Paesi del Golfo in particolare, avrebbero riportato danni molto gravi dopo i raid iraniani. Nel caso di quella del Kuwait, il personale della base è stato invitato a lavorare da remoto, da hotel o spazi di co-working, su territorio civile.

I raid dell'Iran danneggiano le basi militari Usa nel Golfo: in Kuwait il personale è costretto a lavorare da remoto da hotel e co-working

Le basi militari statunitensi in Medio Oriente risultano sempre più vulnerabili nel contesto dell’escalation tra Usa, Israele e Iran. Secondo quanto riportato dal New York Times, gran parte delle 13 installazioni americane presenti nella regione sarebbe stata gravemente danneggiata o resa temporaneamente inutilizzabile a seguito degli attacchi iraniani delle ultime settimane.

Particolarmente critica la situazione in Kuwait, dove un attacco al porto di Shuaiba avrebbe causato la morte di sei soldati statunitensi e danni significativi alle infrastrutture militari. Episodi simili, seppur con intensità diversa, si sarebbero verificati anche in altre basi distribuite tra Golfo Persico e Medio Oriente allargato, compromettendo la capacità operativa sul terreno.

Di fronte a questa nuova realtà, il Pentagono avrebbe adottato una strategia emergenziale: la dispersione del personale militare in strutture civili. Secondo fonti militari e funzionari americani citati dal quotidiano statunitense, numerosi soldati sono stati trasferiti in hotel e spazi adibiti a uffici, da cui continuano a coordinare operazioni e attività logistiche a distanza.

Si tratta di un cambiamento significativo nella conduzione della guerra. Se da un lato piloti, tecnici e personale coinvolto nelle operazioni aeree continuano a operare dalle basi rimaste funzionali, gran parte delle forze terrestri si troverebbe ora a gestire il conflitto in modalità remota. Una trasformazione che evidenzia sia l’adattabilità delle forze armate statunitensi sia la crescente difficoltà nel garantire la sicurezza delle infrastrutture militari tradizionali.

Questo scenario apre interrogativi anche sul piano della sicurezza civile. La presenza di personale militare in strutture non convenzionali, come alberghi e centri direzionali, potrebbe infatti aumentare il rischio di attacchi contro obiettivi non strettamente militari, ampliando il raggio d’azione del conflitto e coinvolgendo indirettamente spazi urbani.