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Ucraina, energia e potere: la guerra dei gasdotti che non piega Mosca e ridefinisce gli equilibri globali

Dagli attacchi alle infrastrutture russe alla resilienza di Mosca, passando per crisi globali e interessi energetici: il conflitto ucraino si conferma cuore della nuova geopolitica

22 Marzo 2026

Ucraina, energia e potere: la guerra dei gasdotti che non piega Mosca e ridefinisce gli equilibri globali

Gas (fonte twitter @Agenzia_Ansa)

La guerra dell’energia come chiave del conflitto

Nel teatro ucraino, come in Medio Oriente, la guerra si combatte sempre più attorno a un fattore decisivo: l’energia. Non è un elemento accessorio, ma il vero perno strategico. Kiev, sostenuta dall’Occidente, ha progressivamente spostato il baricentro delle operazioni verso le infrastrutture energetiche russe, nel tentativo di colpire Mosca dove più conta: le entrate da gas e petrolio. Gli attacchi ai gasdotti TurkStream e Blue Stream, così come il sabotaggio del Nord Stream, si inseriscono in una strategia chiara: ridurre la capacità russa di esportare energia e quindi finanziare lo sforzo bellico.

Strategia ucraina: colpire Mosca sul piano economico

Non riuscendo a ottenere risultati decisivi sul campo, Volodymyr Zelensky ha puntato su una guerra indiretta, fatta di droni, sabotaggi e pressione sulle rotte energetiche. A questa si affiancano le sanzioni occidentali e la caccia alla cosiddetta “flotta ombra” russa. Si tratta di una strategia coerente, ma dai risultati limitati nel breve periodo. La Russia ha dimostrato una capacità di adattamento superiore alle attese, riorientando rapidamente le esportazioni verso nuovi mercati e rafforzando le proprie reti alternative.

La resilienza russa e il nuovo equilibrio dei mercati

Contrariamente alle previsioni occidentali, Mosca non solo ha retto l’urto, ma in alcuni momenti ha persino aumentato i propri introiti energetici. La crisi internazionale, aggravata dal conflitto con Iran, ha infatti spinto al rialzo i prezzi, favorendo i produttori. La Russia ha saputo sfruttare questa congiuntura, consolidando rapporti con Asia e Sud globale. In questo senso, la guerra energetica si è trasformata in un boomerang parziale per l’Occidente: colpire l’offerta senza controllare la domanda globale ha prodotto effetti inattesi.

Un conflitto dentro la crisi globale americana

Il quadro ucraino non può essere isolato dal contesto più ampio. La strategia di Donald Trump riflette una crisi più profonda degli Stati Uniti: economica, finanziaria e geopolitica. Il tentativo di controllare le risorse energetiche globali risponde alla necessità di sostenere il dollaro e mantenere un primato sempre più contestato. Le pressioni su paesi come India e le mosse in Venezuela e Medio Oriente indicano una linea coerente: ridisegnare le rotte energetiche mondiali. Tuttavia, questa strategia incontra limiti crescenti in un sistema internazionale ormai multipolare.

Europa: da dipendenza russa a dipendenza americana

Il vero punto debole emerge però in Europa. Dopo aver ridotto drasticamente i legami energetici con Mosca, l’Unione si è trovata a sostituirli con forniture più costose, spesso provenienti dagli Stati Uniti. Questo passaggio non è neutrale: implica una dipendenza energetica e strategica che riduce l’autonomia del continente. In caso di crisi prolungata, come quella legata allo Stretto di Stretto di Hormuz, il rischio è un aumento strutturale dei prezzi e una perdita di competitività industriale.

Il negoziato fallito e l’assenza di un nuovo ordine

Sul piano diplomatico, i tentativi di mediazione tra Russia, Ucraina e Stati Uniti appaiono ormai svuotati. Il mancato dialogo diretto tra Mosca e Kiev e la posizione non neutrale di Washington hanno reso il negoziato sostanzialmente impraticabile. Si è parlato a lungo di una nuova Conferenza di Yalta, ma le condizioni non sono mature. Le istituzioni internazionali, a partire dall’ONU, si dimostrano incapaci di incidere realmente sugli equilibri di potenza.

Energia, potenza e futuro del conflitto

La guerra in Ucraina conferma una verità storica: i conflitti moderni sono sempre più guerre per il controllo delle risorse. L’energia, in particolare, rappresenta il cuore della competizione globale. Mosca ha dimostrato una resilienza che molti in Occidente avevano sottovalutato. Kiev, pur sostenuta militarmente, fatica a cambiare gli equilibri. Nel frattempo, il sistema internazionale evolve verso una configurazione più complessa, in cui il controllo delle rotte energetiche sarà decisivo. In questo scenario, più che una vittoria militare, sarà la capacità di adattamento economico e strategico a determinare i veri vincitori.

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