Von der Leyen, lo scandalo al Ministero della Difesa tedesco nel 2019: appalti irregolari da €155mln, Sms incriminanti cancellati

Dal piano "Rearm Europe" allo scandalo consulenze: il passato di Von der Leyen alla Difesa tedesca riaccende dubbi su trasparenza e gestione dei fondi pubblici, visto anche il "vizio" di cancellare messaggi incriminanti, come fatto anche con quelli con Bourla per il vaccino Covid

Tra il 2013 e il 2019, anni in cui Ursula von der Leyen era ministra della Difesa sotto il governo di Angela Merkel, c'è stato uno scandalo che l'ha coinvolta in prima persona, riguardante appalti irregolari da 155 milioni di euro. Von der Leyen cancellò anche allora tutti gli sms incriminanti, esattamente come ha fatto nel 2020 con i messaggi su Whatsapp scambiati con Albert Bourla riguardanti l'acquisto del vaccino Covid Pfizer per l'Unione Europea.

Von der Leyen, lo scandalo al Ministero della Difesa tedesco nel 2019: appalti irregolari da €155mln, Sms incriminanti cancellati

Il piano di riarmo europeo da 800 miliardi di euro promosso dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen riporta sotto i riflettori il suo passato alla guida del ministero della Difesa tedesco, segnato da polemiche e indagini su appalti e consulenze esterne.

Il progetto “Rearm Europe”, sostenuto con forza da Bruxelles, mira a rafforzare le capacità militari dell’Unione. Tuttavia, le critiche si concentrano sulla gestione precedente di Von der Leyen, quando, durante il governo guidato da Angela Merkel, il suo dicastero finì al centro di uno scandalo legato a contratti milionari affidati a società di consulenza private.

Tra queste figuravano colossi come McKinsey & Company e Accenture, beneficiarie di una crescita esponenziale degli incarichi. Secondo le indagini, tra il 2013 e il 2019 sarebbero stati spesi oltre 155 milioni di euro in consulenze, spesso senza adeguate procedure di gara. La Corte dei conti federale tedesca rilevò numerose irregolarità, sottolineando come in molti casi non fosse dimostrata né la necessità né la convenienza economica di tali incarichi.

Al centro della vicenda anche Katrin Suder, nominata da Von der Leyen e con precedenti legami proprio con McKinsey. Secondo quanto emerso, Suder avrebbe favorito l’ingresso di ex colleghi all’interno del ministero, contribuendo all’assegnazione di contratti milionari. Un sistema che, secondo alcuni parlamentari, avrebbe aggirato le regole sulla trasparenza e la concorrenza negli appalti pubblici.

Il caso approdò al Bundestag, dove una commissione d’inchiesta raccolse migliaia di documenti e decine di testimonianze. Durante l’audizione, Von der Leyen ammise “errori” e “violazioni nelle procedure”, ma respinse responsabilità personali, sostenendo di essere stata informata delle anomalie solo in una fase successiva.

Ulteriore elemento controverso fu la cancellazione dei dati e dei messaggi dal suo telefono di servizio, proprio nel periodo oggetto delle indagini, circostanza che sollevò dubbi sulla trasparenza della gestione, esattamente come ha fatto nel 2020 con Albert Bourla per l'acquisto da parte dell'Ue del vaccino Covid Pfizer.

Nonostante le ombre, Von der Leyen ha proseguito la sua carriera politica fino ai vertici europei. Resta però aperto il dibattito sulla coerenza tra il suo ruolo attuale, volto a guidare il riarmo dell’Europa, e le criticità emerse nella gestione delle risorse pubbliche durante il suo mandato a Berlino.