Gaza, riaperto il valico di Rafah dopo 19 giorni di guerra in Iran, Ong: "Rischio di carestia grave per 1,5mln di palestinesi"

Riaperto Rafah dopo settimane di chiusura, ma a Gaza è emergenza: aiuti ridotti, prezzi alle stelle e rischio carestia per oltre 1,5 milioni di persone

Il valico di Rafah tra Egitto e Gaza è stato riaperto oggi, giovedì 19 marzo, dopo 19 giorni di guerra in Medio Oriente. Con l'aggressione israelo-statunitense all'Iran del 28 febbraio, infatti, Tel Aviv ha ordinato la chiusura del checkpoint, riducendo al minimo gli aiuti umanitari per i palestinesi della Striscia. Le Ong hanno infatti avvertito: "Ora 1,5 milioni di persone rischiano uno stato di carestia grave".

Gaza, riaperto il valico di Rafah dopo 19 giorni di guerra in Iran, Ong: "Rischio di carestia grave per 1,5mln di palestinesi"

Il valico di Rafah, unico passaggio tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, è stato riaperto dopo settimane di chiusura, mentre la situazione umanitaria nell’enclave palestinese resta drammatica. Il passaggio era stato chiuso il 28 febbraio, in concomitanza con l’aggressione militare di Israele e Stati Uniti contro Iran, ufficialmente per motivi di sicurezza.

La riapertura, annunciata dai media egiziani, consente ora il transito in entrambe le direzioni, anche se con forti limitazioni e controlli da parte sia di Israele sia dell’Egitto. Sul lato egiziano sono state predisposte ambulanze per evacuare pazienti palestinesi in condizioni critiche, segnale della gravità della crisi sanitaria in corso.

Durante la chiusura, le autorità israeliane avevano assicurato che gli aiuti umanitari non sarebbero stati compromessi. Tuttavia, i dati sul campo raccontano una realtà diversa: il numero di camion entrati nella Striscia è crollato fino all’80% rispetto ai livelli previsti. Secondo fonti locali, solo una frazione degli aiuti necessari è riuscita a superare i controlli, aggravando una situazione già al limite.

La conseguenza è stata un’impennata dei prezzi e una carenza diffusa di beni essenziali. Prodotti di base come cibo e sapone hanno registrato aumenti fino al 200-300%, mentre la scarsità di carburante ha paralizzato servizi vitali, dagli ospedali ai sistemi idrici. Oltre 1,5 milioni di persone restano sfollate e dipendono quasi totalmente dagli aiuti esterni.

Organizzazioni umanitarie e agenzie Onu avvertono che il rischio di una nuova carestia è concreto. Già nell’agosto 2025 la situazione era stata classificata come fame diffusa, e le restrizioni attuali rischiano di riportare Gaza in condizioni ancora più gravi.

Nel frattempo, i bombardamenti israeliani nella Striscia non si sono fermati, contribuendo a peggiorare ulteriormente il quadro. Episodi recenti hanno causato vittime civili, inclusi bambini, aumentando la pressione su un sistema sanitario ormai al collasso.