16 Marzo 2026
Netanyahu
Sulle reti sociali ha suscitato non poche ilarità, tanto che alcuni hanno scritto, divertiti, che il primo ministro israeliano sta iniziando a tramutarsi in una sorta di creatura “aliena” o in una novella versione di Freddy Krueger.
L’ultimo video che ritrae Netanyahu è a dir poco pasticciato, un prodotto grezzo della famigerata IA che stavolta non si è curata troppo dei dettagli e soprattutto delle dita di Netanyahu che in diverse parti del filmato assomigliavano molto a quelle di un bradipo, mentre in altri punti, il premier israeliano sembrava avere persino sei dita, uno dei marchi di fabbrica della IA, per fortuna, ancora non perfetta.
Sono in realtà diversi mesi che Israele ha iniziato a tirare fuori una serie di dubbi filmati del primo ministro israeliano, soprattutto da quando ci fu il noto episodio dell’attentato degli Houthi al leader del Likud, riportato in esclusiva da questo blog.
Il mistero di Netanyahu non inizia infatti in questi giorni, ma da quel 29 settembre del 2024, all’indomani del ritorno del premier israeliano che aveva tuonato di fronte alla platea degli ambasciatori presenti alle Nazioni Unite, da lui definiti “antisemiti”, perché evidentemente non abbastanza disposti a piegarsi al suprematismo israeliano.
Netanyahu prima di fare rientro a Tel Aviv, ordinò l’attacco al leader di Hezbollah, Nasrallah, la cui morte venne annunciata trionfalmente da Israele, mentre in Libano, fonti dei servizi locali riferiscono che la morte è stata soltanto confermata per ragioni di opportunità, così da consentire al leader della milizia libanese di operare meglio dietro le quinte.
Il primo ministro israeliano sale comunque a bordo del suo aereo molto soddisfatto dell’attacco da lui ordinato contro Hezbollah, e mai probabilmente avrebbe pensato che ad attenderlo al ritorno sarebbe stato ripagato con la stessa moneta.
Wings of Zion entra nei cieli israeliani la mattina del 29 settembre.
Sembra essere una mattinata tranquilla, assolutamente ordinaria, fino a quando qualcosa di drammatico accade e l’aereo che era visibile su FlightRadar improvvisamente spegne il trasponder, e ricompare soltanto due ore dopo all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, presso il quale resta pochissimo, poiché si dirige inaspettatamente ad Amman, in Giordania.

Uno spostamento apparentemente privo di logica, considerato che il primo ministro aveva appena fatto ritorno nel Paese, e il suo aereo doveva restare a sua disposizione ma qualcosa di molto grave accadde in quegli attimi.
Gli Houthi stavano aspettando Wings of Zion.
La milizia sciita dello Yemen, in guerra per anni con l’Arabia Saudita, oggi invece sulla via della pace con gli Houthi, era stata informata degli spostamenti dell’aereo governativo israeliano.
Gli Houthi sapevano che Netanyahu sarebbe giunto all’aeroporto Ben Gurion nella mattinata del 29 settembre, hanno ricevuto un’assistenza satellitare che probabilmente solo l’Iran e la Russia potevano dargli, e infine hanno sparato due missili balistici contro Wings of Zion che risultano essere arrivati al bersaglio.
Vennero diffuse allora, non dai media Occidentali, le immagini dell’esplosione all’aeroporto Ben Gurion, e da quel momento è scattato l’allarme rosso a Tel Aviv.
Secondo il canale di informazione kuwaitiano Tolkarem News, Netanyahu sarebbe stato colpito dalle schegge del suo aereo, e trasportato d’urgenza presso l’ospedale Sourasky di Tel Aviv, presso il quale sarebbe stato dichiarato “clinicamente morto”.
Sembra che la notizia trapelò per pochissimo tempo sui media israeliani, ai quali fu prontamente ordinato di rimuovere immediatamente l’informazione che, se resa pubblica, avrebbe potuto aprire una grave crisi istituzionale nel già fragile stato di Israele.
Secondo quanto riferito a questo blog da fonti di intelligence libanesi e serbe, Netanyahu sarebbe stato effettivamente colpito dall’attacco degli Houthi, tanto che le sue tre case nel Paese, due a Gerusalemme e un’altra a Cesarea, risultavano vuote e i suoi vari telefoni cellulari, erano spenti e inattivi da diverse settimane dopo l’attentato.
I servizi dei due Paesi riferiscono di aver avuto delle comunicazioni con gli addetti dell’aeroporto di Amman, i quali hanno confermato che Wings of Zion era stato parcheggiato in un hangar al riparo da occhi indiscreti, in attesa di riparazioni.
Se si consulta l’archivio di FlightRadar, si può vedere come effettivamente l’aereo del premier di Israele sia rimasto lì per diverse settimane.

Le sorti del primo ministro israeliano sono da allora incerte.
Nei giorni successivi, Israele ha iniziato a pubblicare dei video alquanto anomali, non molto differenti in quanto a “stile” da quelli recenti che mostrano il premier con sei dita, un segno che qualcosa di molto grave sia effettivamente accaduto a Netanyahu.
Sembrava che il mistero stesse per dissiparsi quando a Tel Aviv fece visita il ministro degli Esteri, Tajani, ma non venne mostrato alcun video del titolare della Farnesina con il premier israeliano, senza contare il pasticcio delle foto ufficiali con Netanyahu nelle quali Tajani indossa un abito diverso da quello con il quale era giunto in Israele quel giorno, un pesantissimo indizio di una foto ritoccata per l’occasione.


Se il primo ministro era effettivamente lì presente, perché ricorrere ad una simile falsificazione?
L’alone dell’incertezza non sparisce nemmeno nel giorno del suo processo a dicembre, perché in tale occasione viene negato alle telecamere l’ingresso nell’aula di tribunale, e quindi non si può vedere il premier interagire con i togati israeliani.
Da lì a poco, arriva un’altra notizia inaspettata, quale quella dell’annuncio del trattamento efficace di una infezione urinaria del leader del Likud, costretto nonostante tutto a subire a breve una operazione per la rimozione della prostata.
Il comunicato dell’ufficio stampa di Netanyahu è a dir poco un controsenso.
Se la cura del’infezione urinaria ha avuto successo, non si comprende la necessità di rimuovere la prostata, e ancor meno si comprende come abbia fatto il premier,a pochissimi giorni dall’intervento, a presentarsi alla Knesset il 31 dicembre del 2024 per partecipare ad una votazione parlamentare senza nemmeno fare il minimo recupero necessario dopo un’operazione simile.
C’è forse un corto circuito dietro le quinte della politica israeliana, una probabile guerra tra opposte fazioni, tra chi vuole preparare il terreno per mettere fine ad una sempre più chiara farsa, e chi invece vuole proseguire a tutti i costo perché la figura di Netanyahu è semplicemente troppo importante per la solidità e “reputazione” dello stato ebraico.
Sugli organi di stampa israeliani si iniziano tanto a leggere degli articoli nei quali si prendono in esame le procedure previste per la morte del premier, un segnale che forse la stampa del Paese è stata già allertata, e avvertita della rivelazione di un probabile annuncio del decesso del premier.
L’annuncio però non arriva.
L’ufficio stampa che aveva mostrato il premier che presumibilmente camminava senza difficoltà dopo l’operazione chirurgica, afferma che ora Netanyahu non può partecipare alla inaugurazione del presidente Trump in programma per il 20 gennaio per via dei postumi operatori che però non gli avevano impedito di uscire dall’ospedale e andare alla Knesset.
Il primo ministro israeliano che aveva saltato quell’importante appuntamento pubblico, alla fine, miracolosamente, si rimette, esce dopo mesi e mesi nei quali non si era mai spostato da Israele per andare a incontrare il presidente degli Stati Uniti, Trump, che a dicembre aveva incontrato la consorte di Bibi, Sarah, rifugiatasi in Florida da sola.
Il sipario apparentemente sembrava calato, l’enigma risolto, Netanyahu finalmente “risorto” e invece la situazione odierna non fa che confermare che le informazioni condivise in esclusiva da questo blog non erano inaccurate, come alcuni, oggi irreperibili, avevano provato a insinuare.
Secondo le citate fonti di intelligence, il Mossad aveva già usato nel corso degli anni passati vari sosia del primo ministro israeliano e si può averne una prova dal confronto dei lobi auricolari.
Una necessaria premessa per coloro che sono a digiuno della materia.
Secondo gli stessi ricercatori scientifici dell’università di Yale, luogo lontano dall’essere liquidato con la demenziale espressione di rifugio “complottista”, le impronte dei lobi auricolari sono un formidabile modo per identificare una persona, dato che sono uniche e immutabili.
In auris veritas, non è perciò affatto una affermazione avventata, ma una solida costatazione scientifica utilizzata anche da diverse agenzie investigative per risalire alla effettiva identità di un individuo.
Se si passano in rassegna le foto dei lobi auricolari del primo ministro Netanyahu si possono riscontrare delle differenze a dir poco lampanti, difficili da non vedere anche per l’osservatore più miope.
Ad esempio, se si guarda a questa foto del lobo auricolare del premier di Israele nel 2015, durante il raduno dell’AIPAC, si vede una impronta dell’orecchio del tutto differente da quella che si può vedere nel luglio del 2024, quando Netanyahu si recò negli Stati Uniti per tenere il suo discorso di fronte al Congresso degli Stati Uniti.


Ci sono più Netanyahu sulla piazza da diversi anni.
Il Mossad si è servito di un escamotage collaudato nelle varie agenzie di intelligence, quale quello di assoldare dei sosia per interpretare dei leader politici, dei capi di Stato o di governo.
Un esempio tra i più famosi è quello di Felix Dadaev, sosia reclutato dai servizi segreti sovietici per interpretare il famigerato dittatore bolscevico Josip Stalin.
Dadaev, un ex ballerino e giocoliere, venne assoldato dalla NKVD, antesignana del KGB, per interpretare Stalin, un ruolo che continuò a rivestire fino alla morte del segretario del partito comunista dell’Unione Sovietica, avvenuta nel 1952.

I due si somigliavano così tanto che persino gli uomini della cerchia più ristretta del sanguinario dittatore sovietico non riuscivano a identificare il falso Stalin.
I sosia dei politici, come si vede, sono letteratura antica, parte della storia dei vari servizi di sicurezza che di volta in volta hanno reclutato uomini somiglianti ai leader da proteggere, per mettere al riparo questi dal rischio di attentati oppure per consentirgli di acquisire il dono della “ubiquità” e di stare in due posti diversi allo stesso momento.
Negli anni più recenti poi la tecnologia si è evoluta ancora di più, da quando esistono delle maschere facciali sempre più sofisticate e sempre più difficili da riconoscere.
Se si pensa che l’uso delle maschere sia un qualcosa che esiste solo nella cinematografia hollywoodiana, si commette una ingenuità per due ragioni; la prima è che è Hollywood , e non viceversa, ad essere istruita dalla CIA riguardo a determinate tecnologie e scenari mostrati nelle pellicole; la seconda è che la citata agenzia di Langley dispone di maschere facciali dagli anni’80, già avanzate, che oggi sono superate da maschere ancora più avanzate.
Il gioco delle identità si è fatto perciò sempre più complesso e sofisticato, tanto che ormai se non si è degli attenti osservatori, e se non si passano in rassegna determinate immagini senza la assistenza di fonti qualificate dei vari servizi, si fa fatica a capire se in una determinata occasione si abbia a che fare con un sosia del personaggio di turno oppure con l’originale.
Israele è edotta da tempo a tali pratiche.
A Tel Aviv, hanno già sviluppato delle tecnologie in grado di riconoscere delle maschere facciali, senza contare i vari chirurgi plastici usati dall’agenzia per cambiare l’identità dei suoi membri, pratica in voga già dalla seconda guerra mondiale e usata dai servizi segreti inglesi.
Nulla di nuovo dunque, anzi qualcosa di ancora più pericoloso, considerati gli enormi avanzamenti tecnologici degli ultimi 80 anni.
Nei giorni scorsi, diverse agenzie di stampa cinesi e iraniane hanno scritto che il premier israeliano sarebbe stato vittima di un nuovo attacco missilistico, una ipotesi certamente rafforzata dal fatto che lo stato ebraico è dovuto ricorrere ad un video posticcio per l’ultimo messaggio virtuale del leader del Likud.
Netanyahu, almeno ufficialmente, però è fuori da Israele.
Il suo aereo è ancora parcheggiato in Germania, anche se non è chiaro chi possa avere l’autorità di usarlo se non il primo ministro israeliano in persona o quantomeno una figura che in questo momento sta facendo le sue funzioni.
Se Netanyahu è comunque vivo e vegeto in Germania, allora non si comprende la necessità di un imbarazzante video fatto con l’IA, viceversa, viene da pensare che forse ci sono dei problemi nel Mossad e nei vertici dello stato ebraico su come gestire una situazione che dallo scorso 29 settembre del 2024 sembra essere sempre più difficile da gestire.
Sin dai tempi di Golda Meir, si sono formati dei gruppi privilegiati nel governo israeliano, delle cellule che gestivano la politica di Tel Aviv, senza passare attraverso il vaglio formale del governo e del parlamento.
Israele sembra avere dei protocolli segreti che si attivano non appena si verificano delle situazioni di emergenza, come quelle che riguardano la morte improvvisa di un primo ministro.
In questo caso, se il premier israeliano è morto oppure in coma farmacologico dal settembre del 2024, ci si chiede chi abbia preso in mano la politica dello stato di Israele attraverso un golpe silenzioso.
Chi controlla questa entità impazzita che ha deciso di attaccare improvvisamente l’Iran nonostante le probabilità di successo siano praticamente inesistenti?
L’uomo al comando è forse proprio colui che è salito su Wings of Zion, e che si è rifugiato in Germania mentre gli israeliani si ritrovano a dover fare i conti con i missili iraniani che piovono sulle loro teste.
Secondo gli ultimi aggiornamenti riportati dal giornalista sudafricano, Gerhardt Van Der Merwe, la situazione in Israele intanto sta diventando sempre più drammatica.
Gli israeliani hanno iniziato ad aggredirsi a vicenda per il cibo, segno che non arrivano nemmeno gli aiuti alimentari dagli Stati Uniti, che nonostante le varie dichiarazioni ufficiali, hanno lasciato Israele in balia dei missili iraniani.
Gli israeliani vengono arrestati solo se provano a fare dei video della devastazione subita, e coloro che vogliono lasciare il Paese vengono respinti dalle forze armate israeliane, ormai ridotte a usare la forza per far restare a Tel Aviv coloro che vogliono andarsene.
La cosiddetta “Terra Promessa” occupata dal sionismo è diventata una prigione a cielo aperto per gli stessi israeliani.
Gli ebrei scoprono così di essere stati ingannati, di aver creduto all’illusione del ritorno in una terra con la quale molti di loro non hanno nulla in comune da moltissime generazioni, e usati come carne da macello per realizzare un disegno di dominio messianico, quello del famigerato moshiach, che gli è estraneo.
C’è un Paese ormai allo sbando.
A mancare all’appello oltre a Netanyahu è anche il ministro della Sicurezza Nazionale, Ben Gvir, del quale c’è soltanto fino ad ora un video (altra IA?) in solitaria, ma non ci sono immagini di lui mentre prova almeno ad assistere gli israeliani vittime dei bombardamenti iraniani.
C’è un esecutivo fantasma, assente che ha lasciato gli israeliani al loro destino.
Secondo alcuni organi di informazione iraniani, Israele darà l’annuncio della morte per malattia del premier in seguito, senza dire la verità, probabilmente per risparmiarsi una umiliazione troppo grande per lo smisurato ego sionista.
Se ciò avverrà o meno, la situazione di Israele però non muterà.
Se qualcuno non ferma ora l’infernale meccanismo che è stato messo in moto, la creatura della famiglia Rothschild continuerà a viaggiare spedita verso la guerra civile.
Di Cesare Sacchetti
Fonte: La Cruna dell'Ago
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2026 - Il Giornale d'Italia