Israele, bocciata richiesta di grazia di Netanyahu dal Ministero della Giustizia: "Non ha mai ammesso di essere colpevole"
Il Ministero della Giustizia israeliano giudica inammissibile la richiesta di grazia di Netanyahu per il processo di corruzione; ora la decisione passa al presidente Herzog
Il Ministero della Giustizia israeliano ha deciso di bocciare la richiesta di grazia del premier Benjamin Netanyahu per il suo processo di corruzione. Secondo il dicastero, la richiesta sarebbe "inammissibile", in quanto il primo ministro non avrebbe mai ammesso di essere colpevole, la conditio sine qua non per essere graziato.
Israele, bocciata richiesta di grazia di Netanyahu dal Ministero della Giustizia: "Non ha mai ammesso di essere colpevole"
Il Ministero della Giustizia israeliano ha concluso che il primo ministro Benjamin Netanyahu non soddisfa i criteri legali per ottenere una grazia presidenziale nel suo processo per corruzione, secondo quanto riportato da Channel 13. La decisione, frutto di un parere legale preliminare, rappresenta un duro colpo alle ambizioni del capo di governo di porre fine all’iter giudiziario che lo vede imputato per frode, abuso di fiducia e corruzione dal 2019.
Netanyahu aveva presentato la sua richiesta formale di clemenza al presidente Isaac Herzog alla fine dello scorso anno, sostenendo che una grazia gli avrebbe permesso di concentrarsi pienamente sulla gestione del Paese, in particolare sulla sicurezza nazionale, piuttosto che sulle udienze giudiziarie. Nella richiesta non ha ammesso alcun illecito né espresso pentimento per i fatti contestati, un elemento che secondo gli esperti del Ministero risulta incompatibile con i requisiti tradizionali per la concessione di una grazia presidenziale.
Il parere, ora nelle mani del presidente Herzog, si basa sull’interpretazione corrente secondo cui un indulto è generalmente concesso solo dopo una condanna o almeno un’ammissione di colpa, condizioni che nel caso di Netanyahu non sono soddisfatte. L’ufficio del presidente ha già sottolineato che la decisione finale verrà presa “in base alla legge, agli interessi dello Stato e alla propria coscienza”, ma solo dopo aver ricevuto i pareri formali delle autorità competenti.
La vicenda ha riacceso tensioni politiche sia all’interno che all’esterno di Israele. Da un lato, Netanyahu e i suoi alleati conservatori hanno sostenuto che il processo a suo carico sia strumentale e distruttivo per la stabilità del governo; dall’altro, critici del primo ministro vedono la richiesta di grazia come un tentativo di sfuggire alle responsabilità legali. La discussione ha anche attirato l’attenzione internazionale, con commenti pubblici di leader stranieri che esortano alla tutela dello stato di diritto.
Il presidente Herzog, che ha ribadito l’autonomia delle istituzioni israeliane, ha dichiarato di non considerare attualmente rilevante la questione dell’indulto in pieno conflitto regionale, ma non ha escluso di esaminare la richiesta una volta che il quadro legale sarà completato.