Usa verso presa isola Kharg, da cui passa il 90% del petrolio iraniano: mossa per controllare Teheran e greggio globale
Washington valuta di sequestrare l’isola iraniana di Kharg, da cui passa il 90% del petrolio del Paese: un piano per colpire l’economia di Teheran e controllare un nodo energetico globale
Secondo fonti militari americane, gli Stati Uniti sarebbero sempre più vicini a decidere di sequestrare l'isola iraniana di Kharg, nel Golfo Persico. Una mossa cruciale per controllare l'economia di Teheran e per impadronirsi del greggio globale: dall'isola passa il 90% del petrolio dell'Iran.
Usa verso presa isola Kharg, da cui passa il 90% del petrolio iraniano: mossa per controllare Teheran e greggio globale
L’isola iraniana di Kharg, un piccolo territorio nel Golfo Persico lungo appena otto chilometri, potrebbe diventare il nuovo epicentro della strategia statunitense contro Teheran. Secondo quanto riportato da diversi media americani, tra cui Axios e Politico, all’interno dell’amministrazione del presidente Donald Trump si starebbe discutendo la possibilità di sequestrare l’isola, sede del principale terminal di esportazione di petrolio dell’Iran.
Kharg rappresenta infatti il cuore energetico dell’economia iraniana. Dal terminale petrolifero dell’isola passa circa il 90% delle esportazioni di greggio del Paese, rendendolo la principale fonte di entrate economiche per la Repubblica islamica. Bloccare o controllare questa infrastruttura significherebbe colpire direttamente il sistema finanziario di Teheran e, in particolare, le entrate delle Guardie Rivoluzionarie (Irgc).
Secondo le ricostruzioni della stampa statunitense, la Casa Bianca starebbe valutando diverse opzioni operative. Tra queste figurerebbe l’eventuale invio di forze speciali statunitensi per prendere il controllo del terminal petrolifero e mettere in sicurezza le infrastrutture energetiche dell’isola. L’operazione, secondo fonti citate da Axios, non richiederebbe necessariamente un dispiegamento massiccio di truppe ma potrebbe essere condotta con raid mirati da parte di unità speciali.
L’obiettivo strategico sarebbe duplice. Da un lato, privare l’Iran della sua principale fonte di entrate economiche, riducendo drasticamente la capacità del governo di finanziare le proprie strutture militari e di sicurezza. Dall’altro lato, controllare direttamente un nodo cruciale della produzione petrolifera regionale, con implicazioni significative per il mercato energetico globale.
Michael Rubin, analista dell’American Enterprise Institute ed ex consulente del Pentagono, ha sottolineato l’importanza strategica dell’isola. “Se non possono vendere il loro petrolio, non possono pagare gli stipendi”, ha affermato, spiegando che la perdita di Kharg potrebbe creare forti pressioni interne sul sistema politico iraniano.
Secondo alcuni osservatori, la strategia ricorda approcci già adottati dagli Stati Uniti in altre aree ricche di risorse energetiche. Diversi analisti hanno infatti paragonato questa possibile operazione alle pressioni esercitate negli ultimi anni sul settore petrolifero del Venezuela, dove Washington ha cercato di limitare la capacità del governo di esportare greggio e controllare le proprie risorse energetiche.
Il piano su Kharg si inserirebbe quindi in una più ampia strategia economica e militare volta a indebolire l’Iran colpendo direttamente la sua capacità di produrre ed esportare petrolio. Tuttavia, esperti del settore energetico avvertono che un’azione del genere potrebbe provocare una forte reazione da parte di Teheran e innescare una nuova escalation nel Golfo Persico.
Secondo Ellen Wald, analista dell’Atlantic Council, la presa dell’isola potrebbe portare a ritorsioni iraniane contro infrastrutture energetiche regionali e rotte petrolifere strategiche. In un contesto già segnato da forti tensioni, il controllo di Kharg potrebbe quindi trasformarsi in uno dei dossier più delicati della crisi tra Stati Uniti e Iran.