FedEx cita governo Usa e chiede "rimborso completo" dopo tariffe invalidate da Corte Suprema: è la prima causa di risarcimento dazi

Il colosso dei trasporti, l'azienda Usa FedEx, ha fatto causa all'amministrazione Trump dopo le spese legate ai dazi trumpiani definiti "illegittimi" dai magistrati della Corte federale. Dopo la mossa di FedEx, accompagnata anche da richieste di rimborso di altre aziende, si stima che il governo dovrà restituire ai ricorrenti circa 175 miliardi di dollari

La FedEx, azienda statunitense specializzata in spedizioni e trasporti, ha fatto causa al Governo degli Stati Uniti e all'amministrazione Trump chiedendo di ottenere il rimborso totalecompleto dei dazi pagati dalla società su direttiva politica. La mossa rappresenta la prima grossa richiesta di rimborso di tutti i dazi trumpiani, e segue la sentenza formulata lo scorso 20 Febbraio dalla Corte Suprema sull'illegittimità degli stessi, imposti dal tycoon senza alcuna autorità.

FedEx cita governo Usa e chiede "rimborso completo" dopo tariffe invalidate da Corte Suprema: è la prima causa di risarcimento dazi

Quella di FedEx risulta essere la causa "pilota", la prima cioè di una lunga serie di contraccolpi che l'amministrazione Trump è prossima a dover fronteggiare dopo l'imposizione di dazi "d'emergenza" la cui validità è stata però bocciata dai magistrati della Corte Suprema con sei sì e tre no. Le aziende colpite dalle tariffe starebbero avviando procedimenti formali per farsi tornare indietro i soldi spesi senza "giusto motivo": e la società di trasporto FedEx ha già avviato le pratiche per fare causa al governo per aver agito da importatore di merci soggette a dazi IEEPA (International Emergency Economic Powers Act). Non è stato specificato l'importo che l'azienda vorrebbe vedersi rimborsato.

Gli avvocati della società hanno depositato, presso la Corte per il Commercio Internazionale di New York, una denuncia con la quale - si legge - "I ricorrenti chiedono il rimborso completo di tutti i dazi che hanno pagato agli Stati Uniti". La decisione di FedEx ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai dirigenti delle piccole imprese che si vedono ora "assecondati" nei loro ricorsi proprio dalle grandi aziende, che avrebbero molta più probabilità - per peso e spese legali - di vincere una causa contro le istituzioni politiche. A FedEx potrebbero seguire molte altre richieste di rimborso: secondo stime calcolate dalla Pennsylvania University, il governo trumpiano potrebbe dover rimborsare ai ricorrenti circa 175 miliardi di dollari, l'equivalente del 2,5% del Bilancio federale. Con FedEx, altre società hanno citato in giudizio l'amministrazione: Costco, la catena di supermercati all'ingrosso, Revlon, la multinazionale Usa di profumi e cosmetici, il produttore giapponese di pneumatici Bridgestone, il venditore EssilorLuxottica.

A quanto risulta, le entrate economiche prodotte dai dazi "illegali" di Trump ammonterebbero a oltre i 160 miliardi di dollari. Se i rimborsi dovessero essere concessi - il processo di risarcimento deve ancora essere definito -, si tratterebbe di "una grande vittoria per i consumatori" ha affermato un avvocato dello studio legale Hinckley Allen, rappresentante di appaltatori edili statunitensi. Intanto però il Presidente Usa non ha fermato la sua strategia tariffaria: ieri infatti, 24 Febbraio, con una scorciatoia legislativa, sono entrati in vigore i dazi generalizzati del 10% sulle importazioni fino alla fine di Luglio. E ha promesso un aumento al 15%.