Sudan, indagine dell’Ohchr sulla presa di Al-Fashir: "Uccise donne incinte e bambini, stupri, attacchi mirati contro gli ospedali"
Nei giorni scorsi anche una missione d'inchiesta Onu aveva riportato come durante l'assedio e la presa di Al-Fashir siano stati riscontrati "segni evidenti di genocidio" da parte delle RSF
Un nuovo rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) documenta i crimini commessi dalle Froze di Supporto Rapido (RSF) durante l’assedio e la successiva presa di Al-Fashir, nel Darfur settentrionale.
Il quadro che emerge è quello, come già riportato dal Giornale d'Italia, di una sequenza di atrocità: uccisioni di massa, esecuzioni sommarie, violenze sessuali, rapimenti a scopo di estorsione, torture e impiego di bambini soldato.
Sudan, indagine dell’Ohchr sulla presa di Al-Fashir: "Uccise donne incinte e bambini, stupri, attacchi mirati contro gli ospedali"
Tra gli episodi più brutali figura l’uccisione di una donna incinta di sette mesi. Secondo la testimonianza raccolta, la milizia araba avrebbe preso di mira in particolare i residenti non arabi di etnia Zaghawa, utilizzando un linguaggio esplicitamente genocida. A una donna incinta sarebbe stato chiesto di quanti mesi fosse; quando ha risposto “sette”, i miliziani le hanno sparato sette colpi alla pancia, uccidendola.
Il rapporto documenta inoltre violenze sessuali coordinate e sistematiche. Uccidendo gli uomini e aggredendo le donne, le RSF avrebbero colpito deliberatamente il tessuto sociale delle comunità prese di mira, compiendo atti qualificabili come genocidio. Il bilancio delle vittime resta incerto: prima dell’assalto a Al-Fashir la città contava circa 260 mila abitanti e solo 100 mila sarebbero riusciti a fuggire.
Nei giorni scorsi anche una missione d'inchiesta Onu aveva riportato come durante l'assedio e la presa di Al-Fashir siano stati riscontrati "segni evidenti di genocidio" da parte delle RSF, in particolare azioni mirate a uccidere le comunità di etnia non araba.
Il rapporto dell'Ohchr riferisce che si sono registrati anche attacchi mirati contro ospedali, mercati, pozzi, rifugi e campi per sfollati. Nel documento si riferisce che 500 persone sarebbero state uccise durante un attacco al dormitorio Al-Rashid dell’università locale.
La strategia delle RSF avrebbe incluso la costruzione di circa trenta chilometri di terrapieni lungo il perimetro della città per isolarla completamente: nessuno poteva entrare né uscire, inclusi gli aiuti umanitari. Per lunghi periodi i civili intrappolati – bambini compresi – si sarebbero nutriti di scarti e foraggio. “Persino gli anziani morivano a Al-Fashir per mancanza di cibo, le cucine comunitarie hanno smesso di funzionare”, ha raccontato un sopravvissuto all’assedio di ottobre.
L’OHCHR ha inoltre documentato numerose esecuzioni sommarie di persone che tentavano di introdurre beni di prima necessità in città. Le vittime erano spesso donne: intercettate mentre cercavano cibo, sarebbero state sistematicamente violentate e private di quanto raccolto. La strategia attribuita alle RSF appare chiara: privare la popolazione dei beni essenziali e usare la fame come arma.
Le testimonianze raccolte lungo le rotte di fuga parlano di bambini costretti a bere succo in polvere mescolato a urina, di feriti e malati abbandonati lungo la strada, di minori in fuga da soli dopo la morte dei genitori e di migliaia di civili bloccati in città perché incapaci di pagare le somme imposte dalle stesse RSF per consentire l’uscita.
Le estorsioni risultano sistematiche. Un testimone ha riferito di aver pagato, insieme a una sessantina di persone, circa 100 dollari ciascuno ai combattenti per essere trasportati da Mellit ad Al Dabba, dove si trova un campo profughi: i paramilitari avrebbero incassato il denaro per poi riportarli ad A-l-Fashir. Episodi analoghi sarebbero avvenuti anche ai danni di altri gruppi in fuga. Alcuni sopravvissuti sarebbero stati rapiti lungo il percorso e costretti a pagare riscatti fino a 5.500 dollari. Secondo il documento ONU, il sistema era organizzato: le RSF conoscevano le famiglie più ricche. Le donne, in molti casi, avrebbero pagato due volte: prima con il riscatto e poi subendo violenze sessuali.