Crisi Cuba-Usa, Cile e Cina valutano aiuti all'Avana, Ministro di Pechino Lin Jian: "Blocco energetico di Trump è una pratica disumana"
La situazione a Cuba è drammatica e potrebbe essere il peggior blackout di sempre. Nel frattempo nazioni come Cile, Cina, in aggiunta al Messico e Russia, tentano un approccio nel sostenere l'isola caraibica
La crisi energetica che sta colpendo Cuba, aggravata dal blocco petrolifero degli Stati Uniti, spinge diversi attori internazionali a muoversi in sostegno dell’Avana. Cile, Messico, Cina, Russia e ONU stanno valutando o attivando aiuti umanitari e forniture, mentre Pechino denuncia apertamente le misure di Washington come "pratiche disumane", accusando l’amministrazione Trump di colpire direttamente la popolazione civile più che le istituzioni politiche.
Crisi Cuba-Usa, Cile e Cina valutano aiuti all'Avana, Ministro di Pechino Lin Jian: "Blocco energetico di Trump è una pratica disumana"
Il governo cileno uscente guidato da Gabriel Boric sta valutando l’invio di aiuti umanitari a Cuba, alle prese con una crisi senza precedenti dovuta alla carenza di carburante e ai blackout diffusi. La portavoce Camila Vallejo ha spiegato che l’esecutivo "è sempre stato disposto a fornire assistenza, per motivi umanitari, alle popolazioni bisognose a causa di situazioni di guerra, invasioni o di un blocco economico che colpisce soprattutto la popolazione". La scelta, sostenuta da settori della coalizione di governo, è però criticata dall’opposizione, che chiede di destinare le risorse alle emergenze interne legate agli incendi. Accanto al Cile si muove anche il Messico, che ha già avviato un piano di aiuti umanitari per un totale di circa 800 tonnellate di rifornimenti. La presidente Claudia Sheinbaum ha annunciato l’invio di una seconda nave carica di viveri e beni essenziali, ribadendo la volontà di continuare a sostenere la popolazione cubana nonostante le difficoltà legate alle sanzioni statunitensi. Da un punto di vista prettamente diplomatico è soprattutto la Cina a esporsi politicamente. Il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian ha dichiarato che Pechino "sostiene fermamente Cuba nella salvaguardia della sua sovranità e respinge le azioni e le pratiche disumane che privano il popolo cubano del diritto alla sopravvivenza e allo sviluppo", assicurando che il Paese fornirà assistenza "nei limiti delle proprie capacità".
Sul piano energetico, anche la Russia sta valutando la possibilità di fornire carburante all’isola per compensare l’interruzione delle forniture venezuelane, anche se l’operazione potrebbe richiedere tempo e provocare tensioni con Washington. Anche le Nazioni Unite hanno annunciato l’intenzione di sostenere gli sforzi del governo cubano per affrontare la crisi. Nel frattempo, il Ministero dell’Industria Alimentare ha garantito la distribuzione di pane, latte in polvere e omogeneizzati, mentre il Ministero dei Trasporti ha avvertito che nei prossimi giorni treni e autobus circoleranno con frequenza ridotta.
Dal punto di vista energetico, Cuba produce solo circa il 40 per cento del petrolio che consuma, quasi interamente destinato alla produzione di elettricità, mentre tutto il carburante per i trasporti deve essere importato. Sul fronte alimentare, l’isola dipende dall’estero per il 30-40 per cento dei beni, con punte dell’80 per cento su alcuni prodotti di base. Fino a pochi mesi fa il principale sostegno arrivava dal Venezuela, che forniva tra i 20mila e i 70mila barili di greggio al giorno, ma il blocco statunitense ha interrotto questi flussi, lasciando Cuba senza una fonte cruciale di approvvigionamento. Le conseguenze sono pesanti in tutti i settori, dal turismo ai servizi pubblici, con un’economia che negli ultimi cinque anni ha già registrato una contrazione complessiva del 15 per cento. Sull’isola ormai si vive spesso al buio. Più della metà delle utenze è quotidianamente a rischio blackout e sei delle sedici centrali termoelettriche sono fuori servizio per guasti e mancanza di manutenzione.